Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci
12/07/2012
L’Arci esprime grande preoccupazione per le sorti dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR), che potrebbe essere fortemente ridimensionato a seguito delle misure previste dallo ‘spending review’.
Negli ultimi 3 anni, sotto la direzione di Massimiliano Monnanni, l’UNAR ha svolto un ruolo importante nella costruzione di strumenti e reti territoriali volte a combattere ogni forma di discriminazione.
Uguaglianza e diritti non sembrano rientrare tra gli interessi di questo governo che, anziché risolvere i problemi per i quali l’Italia si è costruita una pessima fama a livello internazionale ed è stata censurata dalla Corte europea di Giustizia (reato di clandestinità, respingimenti in mare ecc) , preferisce far finta di non vedere, spesso in un’inquietante continuità politica con il precedente governo.
Le dichiarazioni di antirazzismo non bastano se poi concretamente si cancellano gli strumenti che servono per combattere le discriminazioni, disconoscendo di fatto il lavoro che l’UNAR ha svolto negli ultimi anni.
In un Paese dove il razzismo verso i diversi produce quotidianamente violenze e vittime e dove, come tutti dovrebbero ricordare - anche i ministri di questo governo - il 13 dicembre scorso due persone sono state barbaramente trucidate a Firenze perché straniere, non possiamo consentire che i tagli indiscriminati cancellino competenze, esperienze e strumenti indispensabili per fare dell’Italia un paese più democratico e civile.
Facciamo appello al Governo affinché riveda le sue decisioni e consenta, stanziando le risorse necessarie, che il lavoro dell’UNAR possa continuare e consolidarsi.
Chiediamo alle forze politiche democratiche di intervenire per bloccare una scelta ingiustificata che avrebbe conseguenze gravi, riducendo la lotta alle discriminazioni a vuote dichiarazioni di intenti, lasciando più soli e più vulnerabili chi le discriminazioni le subisce tutti i giorni.
5/07/2012
Stamane sono cominciate le prove generali dello sgombero di Tor di Quinto, a Roma, da parte del Comune. Un sindaco impotente a risolvere i problemi del degrado della nostra città persevera nella scelta che l'unica alternativa all'emarginazione dei cittadini Rom di Roma è quella della “concentrazione” nel megacampo della Barbuta. Il sindaco Alemanno continua a perseguire la sua politica dispendiosa e inutile di emergenza fatta di sgomberi e concentrazione di centinaia di persone nei campi. Non vi è nelle politiche dell'amministrazione capitolina né nelle affermazioni del sindaco nessun elemento di discontinuità con il passato: la politica dell'emergenza continuerà a farci pagare i costi di una politica miope e inconcludente mentre centinaia di persone saranno nella migliore delle ipotesi deportate in moderni campi di concentramento ed altre disperse sul territorio della città, producendo nuovo disagio per i cittadini romani.
L’associazione “Carta di Roma” - nata per garantire un’informazione corretta e rispettosa sui temi dell’immigrazione - esprime grande soddisfazione per la sentenza con la quale la magistratura milanese ha condannato l’uso del termine “zingaropoli” nella campagna per le elezioni comunali. Una vicenda che non riguarda soltanto la politica e la degenerazione del dibattito tra i partiti. Parole così cariche di disprezzo investono inevitabilmente anche le responsabilità dell’informazione: i giornalisti si trovano infatti costretti ad usare, per assolvere al loro dovere di cronisti, termini che propagano nella società i germi del razzismo e della discriminazione. E’ bene dunque che venga ripristinato il limite che deve separare la polemica politica dall’“hate speech”, il discorso di incitamento all’odio che all’estero è bandito dal linguaggio pubblico. E’ ora che l’Italia entri in Europa anche sotto questo profilo.
Noi siamo quella parte della società civile che condivide il giudizio espresso da Famiglia Cristiana e che continuerà a perseverare nel proprio impegno antirazzista. Se vuole essere coerente, Signor Ministro, quereli anche noi.
Lettera di solidarietà con il direttore di Famiglia Cristiana indirizzata al Ministro Maroni.