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Ilaria e Miran,

vent’anni senza verità

 

Il 20 marzo sono vent’anni dalla morte della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. Da quel giorno, i genitori di Ilaria, Luciana e Giorgio Alpi (fino a quando è rimasto in vita), non hanno smesso un momento di cercare la verità. Gli interrogativi di allora, purtroppo, sono ancora quelli di oggi. Perché non vennero sequestrate le armi dell’autista e della loro scorta? Perché non vennero immediatamente interrogati i testimoni? I due giornalisti, dopo aver intervistato il sultano di Bosaso, che nei pochi fotogrammi arrivati in ltalia parla di flotta Shifco passata di proprietà a un misterioso somalo con passaporto italiano, di 1.400 miliardi di lire per costruire infrastrutture nell’ambito di un progetto di cooperazione tra Italia e Somalia, di probabili tangenti, che cosa avevano scoperto? La mamma di Ilaria in una recente intervista a La Stampa ha dichiarato che ciò che la indigna di più «è il modo di lavorare della Procura di Roma. Non hanno fatto niente, a parte depistaggi a tutto spiano». Infatti la Procura tentò, per fortuna inutilmente, di archiviare il caso. Anche la Commissione parlamentare di inchiesta, presieduta dall’avvocato Carlo Taormina, allora parlamentare di Forza Italia, ci mise del suo quando cercò di mettere la parola fine alla vicenda.

Le conclusioni  di Taormina: «I cittadini devono sapere che mai nessuno ha inteso uccidere i due giornalisti vittime di una manica di banditi senza che i banditi sapessero di chi si trattasse e agendo unicamente in un contesto di ritorsione criminale (...) I due giornalisti nulla mai hanno saputo e in Somalia, dove si recarono per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusasi tragicamente senza ragioni che non fossero quelle di un atto delinquenziale comune».

Che vergogna! Qualcosa invece si sa. Durante il trasporto delle salme in Italia con la nave Garibaldi, il 22 di marzo, sparirono i certificati di morte, e precedentemente il taccuino con gli ultimi appunti della giornalista e le videocassette registrate dall’operatore. Una cosa è certa: Ilaria e Miran non hanno avuto giustizia ma non sono stati dimenticati. La speranza è depositata nelle parole dell’attuale capo procuratore di Roma Pignatone, che il 6 marzo ha promesso alla signora Luciana che le indagini proseguiranno.

 

ArciReport, 20 marzo 2014

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