Angelo Mai, sgomberato uno spazio dove si insegna la libertà

di Simona Sinopoli presidente Arci Roma


Si potrebbero raccontare un sacco di cose sulla giornata del 19 marzo, la giornata in cui l'Angelo Mai Altrove Occupato è stato sgomberato e la giornata in cui nelle stesse ore venivano messe per strada tantissime famiglie che avevano occupato 2 stabili in zona Roma Est: la brutalità dell'azione di polizia, le accuse surreali mosse agli attivisti dell'Angelo Mai e agli occupanti degli stabili, lo sconcerto di tanti romani che si risvegliano con la notizia con l’ennesima conferma che la loro città è in mano ai poteri forti e che nessuno, nemmeno le istituzioni sanno più come gestire questo disastro annunciato. download.jpg

Ma queste riflessioni le abbiamo fatte già, in tanti, tutti. Noi vogliamo dunque raccontare quella giornata da un altro punto di vista. È una splendida giornata di sole anche se i nostri compagni sono in questura dall'alba. La forza e la solidarietà che esprimono le persone che ogni giorno lottano per un mondo più equo e più bello, in questi momenti si amplifica. Passa di bocca in bocca la notizia, attraversa tutta la città grazie a radio, social network e passaparola. Si arriva alla conferenza stampa delle 12 e all'Assemblea delle 17.

In queste ore tutti esprimono la solidarietà ai fermati, agli attivisti dell'Angelo Mai e delle case occupate. Tutti: tutti quelli che hanno avuto un posto dove poter portare in scena uno spettacolo, quelli che hanno potuto fare un laboratorio, quelli che hanno potuto fare una mostra o un concerto, quelli in cui gli attivisti dell'Angelo Mai hanno creduto, quelli che credono nell'esperienza dell' Angelo Mai. 

Alle 17 l'atmosfera alle terme di Caracalla è surreale: file di blindati presidiano il parco che è l'accesso alla struttura, decine di bambini giocano nel parco mentre comincia l'Assemblea a cui tutti vogliono partecipare, bambini compresi. E una dopo l'altra vengono snocciolate le ragioni per cui l'Angelo Mai è un posto da difendere: è un posto libero, dove si fa cultura indipendente, dove è possibile accogliere le ambizioni artistiche fra le più diverse, dove si crea socialità diffusa, orizzontale, dove è possibile dare spazio a un'educazione altra, quella che le scuole non riescono a fare perché non hanno spazi e fondi, insomma un posto per tutti, di tutti. E lo dimostrano le voci che si alternano al microfono dell'assemblea: attivisti delle occupazioni e artisti dell'Angelo Mai, genitori dei bambini che all'Angelo Mai hanno trovato uno spazio per crescere ed insegnanti,rappresentanti di altre realtà culturali della città, portavoce istituzionali e bambini che nella loro semplicità esprimono la verità di questa giornata. Dicono semplicemente che non è giusto quello che la Polizia sta facendo, che quello è un posto bello e che loro non possono chiuderlo, che tanto siamo in tanti e lo possiamo riaprire.

E  questo vale più di qualsiasi comunicato politico. Vale più di qualsiasi attestato di solidarietà istituzionale  e non. Vale più di qualsiasi promessa di cambiamento.

Dimostra che fa paura un posto dove si insegna la libertà, dove cresce una generazione che sa quello che vuole. È  per questo che vogliamo difenderlo.

 

ArciReport, 27 marzo 2014

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