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Gioco d’azzardo, aumenta il numero  di anziani ludopatici
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Ci sono più slot machine che posti letto in ospedale. Un dato allarmante che negli ultimi anni ha contribuito all’impennata del numero di persone cadute nel vortice del gioco d’azzardo.
L’indagine Anziani e azzardo di Auser, gruppo Abele, Coop Piemonte e Libera rivela come le più colpite dal fenomeno siano le classi sociali più deboli, tra cui spiccano gli over 65 che sempre più spesso cedono alla giocata.
Su mille anziani intervistati, il 70,7% ha ammesso di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Nel 16,4% dei casi i questionari hanno rilevato una situazione ‘problematica’ in cui l’assuefazione all’azzardo è di gravità medio-alta. Non tutti i giocatori sono patologici: il 56,4% scommette senza ripercussioni economiche o sociali.
Secondo l’indagine la maggior parte gioca per vincere denaro, per divertimento e per incontrare persone. Quest’ultimo dato rispecchia la ‘logistica del gioco’. I luoghi in cui si scommette maggiormente sono le ricevitorie e i bar. Il boom delle varie forme di gioco d’azzardo nel nostro Paese è un fenomeno non recentissimo, ma negli anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale.
Con un fatturato di 90 miliardi di euro, l’azzardo è uno dei pochi settori che non ha risentito della crisi economica, anzi si nutre del disagio e delle speranze di precari e anziani. In Italia sono quasi due milioni i giocatori sociali, ossia quelli a basso rischio dipendenza, mentre sono più di 800mila le persone che si avviano verso la patologia.
Secondo lo studio, il 30% degli anziani gioca a Lotto e Superenalotto, il 26,6% al Gratta e vinci e alle lotterie istantanee.
Questi dati non solo gravano sulla qualità di vita delle persone che spesso dilapidano pensioni già esigue, ma hanno un costo anche per lo Stato.
Si stima che ogni anno le casse statali sborsino circa 6 miliardi di euro in spese sanitarie e giudiziarie, per non parlare dell’aumento dei crimini legati all’usura.
La ricerca mette in risalto la capillarità che ha raggiunto oggi il gioco d’azzardo in Italia. I dati sembrerebbero far emergere stime superiori a quelle generalmente diffuse sulla valutazione del gioco a rischio, sia per frequenza che per volume di giocate.
Sebbene il gioco d’azzardo rappresenti un problema, per ora le istituzioni restano sorde alle richieste delle associazioni.
Il mercato fiorisce di giochi a bassa soglia di accesso, camuffati da intrattenimento ludico per tutte le età che superano le resistenze del consumatore. «Tutte le forze democratiche  -  afferma l’Auser -  devono domandarsi quale modello culturale e di sviluppo ne può derivare. Se è eticamente accettabile che lo Stato favorisca le società concessionarie  anche mediante una politica fiscale in virtù della quale alcuni giochi sono tassati meno dell’1%». 
Molte le proposte per combattere il fenomeno: limiti all’apertura di nuove sale da gioco nei pressi di luoghi sensibili (scuole, uffici postali ecc), regole sulla pubblicità, finanziamenti per i servizi di prevenzione e cura della dipendenza da gioco.

ArciReport, 27 marzo 2014
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