Home > Aree Tematiche > Archivio Diritti > Diritti umani > Chiamiamola tortura, una Campagna e una petizione

Chiamiamola tortura, una Campagna e una petizione di Antigone
 
Tortura.jpgdi Patrizio Gonnella presidente Antigone
 
Tra pochi mesi l’Onu dovrà valutare la tenuta dei diritti umani nel nostro Paese. L’ultima volta era accaduto nel 2009. In quella circostanza lo Human Rights Council ci aveva rivolto una serie di raccomandazioni, fra le quali quella di introdurre il delitto di tortura nel codice penale. Raccomandazioni non accolte dai governanti di allora.  È questa una lacuna insopportabile per un sistema democratico. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 ci obbliga a farlo. Eppure la tortura in Italia non è reato nonostante essa sia un crimine contro l’umanità. Così è infatti definita dal diritto internazionale.

Nel nostro paese puniamo più o meno tutto quello che ci capita sotto tiro.

Abbiamo circa cinquemila norme penali che puniscono e proibiscono comportamenti di ogni tipo, ma non abbiamo il delitto di tortura nel nostro codice penale. Eppure la tortura esiste, eppure la tortura è praticata. Nessuna democrazia può ritenersi al sicuro. Per questo dobbiamo tutti continuare incessantemente a lottare affinché il diritto italiano si adegui agli ordinamenti giuridici internazionali. Il Senato nei giorni scorsi ha approvato il disegno di legge diretto all’introduzione del crimine di tortura nel codice penale italiano. Adesso spetta alla Camera dover esaminare il testo. Il testo approvato a Palazzo Madama non ripropone fedelmente quello presente all’articolo 1 del Trattato Onu. La tortura non è configurata come un delitto proprio, ovvero un delitto che può essere commesso solo dal pubblico ufficiale. Il legislatore l’ha qualificata come un delitto generico.

L’autore può essere dunque chiunque. Nella discussione è stata data enfasi ad ambiti di applicazione (contesto mafioso o familiare) che non fanno parte però del campo giuridico internazionale tipico della tortura. Rispetto alla definizione internazionale di tortura manca inoltre il dolo specifico, ovvero non è previsto che le sofferenze prodotte siano finalizzate a scopi precisi. Va ricordato che la tortura può essere giudiziaria o punitiva.

Nel primo caso il fine del torturatore è quello di estorcere confessioni.

Nel secondo caso umiliare la persona che subisce le violenze. Nel disegno di legge è prevista una circostanza aggravante specifica nel caso di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.

Per troppe volte in passato abbiamo visto una proposta di legge, più meno scritta bene, naufragare nel nulla.

Le pressioni delle lobbies della sicurezza hanno prevalso. Per questo abbiamo deciso di ripartire con una campagna che abbiamo titolato Chiamiamola tortura. Per questo abbiamo deciso di chiedere il sostegno all’opinione pubblica attraverso una petizione on line e abbiamo deciso di farne una questione d’onore per il nostro Paese. Per questo ci appelliamo al Capo della Polizia affinchè si esprima a riguardo elevando le forze dell’ordine a forze di promozione dei diritti umani così recuperando un rapporto fiduciario con la cittadinanza.

 

ArciReport, 27 marzo 2014
image image image image image image image image image image image
rss
rss
rss
rss
rss
rss
rss
rss