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Per ridare dignità al sistema carcerario servono riforme, indulto e amnistia


di Marco Solimprigione-960x720.jpgano, presidente Arci Livorno


Si avvicina la data del 28 maggio, scadenza entro cui lo Stato Italiano dovrà presentare alla Commissione Europea per i diritti dell’uomo, che nel gennaio 2013 aveva pesantemente sanzionato il nostro paese per «trattamenti inumani e degradanti» all’interno dei nostri istituti di pena, un piano strutturale che riaffermi all’interno delle nostre carceri legalità e diritti attraverso l’introduzione di misure concrete e verificabili che vadano verso il superamento dell’attuale inaccettabile sovraffollamento e riaprano spazi di socialità e progetto.

L’ultimo timido decreto, cosiddetto svuota carceri, ha prodotto ben poco, anche se alcuni segnali di un certo interesse hanno cominciato a delinearsi.

La recente sentenza della Corte Costituzionale,  che ha dichiarato l’illeicità della legge Fini Giovanardi sulle droghe, una legge liberticida e carcerogena che ha prodotto vere devastazioni dal punto di vista culturale e giuridico, sta aprendo nuovi orizzonti.

Ma soprattutto il pacchetto di misure che sarà prossimamente oggetto di discussione alla Camera dei  Deputati potrà segnare una svolta decisiva all’interno del complesso sistema penitenziario.

L’estensione delle misure alternative alla detenzione anche per detenuti non definitivi, l’introduzione della ‘messa in prova’, strumento mutuato dalla giustizia minorile, una diversa valutazione di circa un terzo dei detenuti oggi in carcere per i reati di detenzione di sostanze stupefacenti e di quanti potranno incorrere in questo reato, una nuova accezione e modulazione della carcerazione preventiva da non considerarsi come vera a propria anticipazione di pena ma come extrema ratio per reati di gravissimo allarme sociale, sono queste le misure che potranno produrre un significativo cambiamento del nostro sistema sanzionatorio.

Interventi quali il risarcimento economico o lo sconto di pena per quanti sono stati vittime di questo sistema penitenziario, peraltro già smentiti dal Ministro di Giustizia, sembrano espedienti unicamente rivolti a contenere la pesantezza della condanna della Corte Europea di Giustizia.  Fra l’altro di difficilissima applicazione.

Questo Paese ha bisogno di riforme strutturali che smantellino le cristallizzazioni di una costruzione legislativa che ha prodotto questa drammatica situazione e che ci consentano di riaprire una profonda riflessione sul senso della pena, di quale pena e nei confronti di chi.

E di un provvedimento di indulto ed amnistia che accompagni questo processo riformatore, sicuramente mirato, ma unico strumento plausibile che possa concorrere al decongestionamento di una situazione oramai al collasso, consentendo il positivo avvio di un percorso di revisione e riforme oramai non più dilazionabile. Riforme accompagnate da indulto ed amnistia questa l’unica risposta possibile all’Europa ma soprattutto alle tantissime persone che in questi anni sono state vittime di una condizione indegna e lesiva di diritti fondamentali. La dimensione politica e parlamentare si assuma fino in fondo le responsabilità che le competono.

 

ArciReport, 27 marzo 2014

 

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