Alt Brenner - ultima fermata Europa

14/04/2016

 

 

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di Sergio Bonagura, Arci Bolzano

 

La ‘frontiera naturale’ del Brennero è un confine giovane. Fino alla conclusione del primo conflitto mondiale semplicemente non esisteva; era parte integrante del Tirolo, una regione alpina dell’Impero Asburgico confinante a nord con la Baviera e a sud con Lombardia e Veneto.

Con lo sgretolamento dell’Impero e l’annessione del Sudtirolo al Regno d’Italia il Brennero divenne confine di stato. La frontiera sopravvisse anche alla seconda guerra mondiale  e solo con l’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea il 1 Gennaio 1995 si crearono le condizioni per  andare oltre l’assetto che la Grande Guerra aveva creato.

Sempre negli anni ’90, infatti, fu  costituita l’Euroregione formata dal Land Tirole dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano. L’adesione dell’Austria all’accordo di Schengen portò sia all’abolizione dei controlli al Brennero sia alla costruzione di questo spazio europeo  di cooperazione transfrontaliera a livello economico sociale e culturale, che culminò nel 2009 con la creazione di un organismo formale, il GECT.

Il percorso di europeizzazione delle regioni alpine ha subito in questi mesi una battuta d’arresto significativa.

La chiusura del Brennero, oltre ad essere un fatto anacronistico,  è la dimostrazione dell’incapacità dell’Austria e dell’Europa di affrontare un fenomeno epocale come quello dei richiedenti asilo e dei migranti.

Le reazioni austriache in vista delle elezioni politiche del 24 aprile 2016 sono state sproporzionate e hanno portato alla costruzione di un muro al Brennero e alla proposta di limitare il diritto d’asilo. Ciò che l’intuizione europea aveva aiutato a superare, in 30 anni, è stato ripristinato in peggio nel giro di qualche mese. Questa involuzione politica e sociale nel cuore dell’Europa può determinare  una crisi irreversibile del progetto europeo stesso. Il Brennero non è un luogo qualsiasi. Da confine conteso, e luogo di scontro, si è trasformato in un ponte tra il Sud ed il Nord, in grado di garantire il passaggio di persone, idee e progetti, che sembravano rendere possibile il superamento delle divisioni del passato nel nome di un ideale, l’Europa unita. Oggi il Governatore della Provincia di Bolzano è costretto a chiedere aiuto a Roma contro una decisione austriaca, paese da sempre legato alla minoranza linguistica sudtirolese. Il Brennero rischia di diventare una terra di nessuno. Una Idomeni del Nord. Oggi con la chiusura della frontiera rischiamo che la situazione si aggravi ulteriormente. Solo i professionisti della xenofobia e le organizzazioni che lucrano sulla tratta degli esseri umani posso guadagnare da questa situazione.  Occorre una risposta sociale e politica, composta, unitaria e coinvolgente. Che non faccia sentire soli gli amministratori locali, le organizzazioni di volontariato, molti cittadini e tutte le realtà che si impegnano per un Brennero aperto.

L’Europa dei diritti può nascere o morire lungo questo confine.

 

ArciReport, 14 aprile 2016



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