L'intervento della presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci all'incontro alla Camera dei Deputati per i 60 anni dell'associazione

26/05/2017





On. Presidente, la ringrazio innanzitutto per aver accettato la nostra richiesta, per la cortese e prestigiosa ospitalità e per le bellissime parole che ha voluto riservarci.

Ringrazio inoltre per aver accettato il nostro invito Vincenzo Manco, presidente nazionale UISP, Sergio Sorrentino e Osvaldo Veneziano, Presidente e Direttore di Arci Caccia, Maria Marano’ della segreteria nazionale di Legambiente, Michele Cappiello di Arci Pesca, Francoise Berlette e Roberto Laurenzi di Arci Natura, che sono qui con noi. Insieme a loro gli altri dirigenti della Federazione ARCI che non potendo essere qui oggi ci hanno inviato il loro saluto.

Ringrazio inoltre il dott. Fanelli, che ci aiuterà a ricostruire i tratti della nostra storia, e l’on. Franco Grillini, presidente onorario di ARCI GAY, l’on. Ermete Realacci, Presidente onorario di Legambiente,  Carlo Petrini fondatore di Slowfood (che sarà con noi attraverso un video), l’on. Paolo Beni , il nostro presidente dal 2004 al 2014 , Moni Ovadia, artista nostro amico, e l’on. Luciana Castellina, la nostra presidente onoraria.

Insieme a loro, le tante amiche e i tanti amici, compagne e compagni di viaggio che hanno deciso di essere qui con noi.

Oggi, 26 maggio, apriamo i lavori del nostro Consiglio Nazionale, qui, alla Camera dei Deputati, per celebrare i 60 anni dalla fondazione della nostra associazione, l'Arci.

Abbiamo già svolto un’iniziativa il 7 aprile, altre ne faremo nel corso dell’anno sia nazionalmente che nei territori.

Ma è proprio il 26 maggio di sessant’anni fa, nel 1957 ,che a Firenze si svolgeva la “Convenzione dei sodalizi di base di Bologna, Firenze, Novara, Pisa e Torino”. La Convenzione approvava lo statuto dell'Associazione Ricreativa Culturale Italiana.

L'occasione del nostro 60esimo compleanno coincide quindi con un importante riconoscimento istituzionale del ruolo che l’ARCI ricopre. Essere suoi ospiti,  onorevole   Presidente, è un fatto che ci rende orgogliose e orgogliosi.

La sua presenza qui, al nostro Consiglio, la partecipazione alle nostre celebrazioni di una delle più alte cariche della Repubblica, per noi è particolarmente significativa. Riconosce e sancisce il valore della nostra esperienza di associazionismo democratico diffuso: l'Arci - movimento che si fonda sull’autorganizzazione e il volontariato di tante cittadine e cittadini - è stata ed è ancora oggi una parte importante di società del nostro Paese.

Oggi celebriamo sessant’anni, ma le nostre radici sono ben più antiche e si trovano nella secolare tradizione del mutualismo e del movimento operaio italiano da cui ebbero origine i sodalizi che nel secondo dopoguerra scelsero di riunirsi attorno ad una organizzazione più grande e di respiro nazionale, l'ARCI.

La nostra storia trova fondamento in quella cultura civile del nostro paese, che ha contribuito, attraversando vicende storiche e generazioni diverse, alla formazione e al consolidamento delle caratteristiche della democrazia italiana.

Nonostante in questi sessant'anni siano cambiate molte cose, anche per l'Arci, noi non abbiamo perso un tratto fondativo della nostra identità:

da sessant’anni siamo sempre aperti.

Essere sempre aperti è l'obiettivo principale per cui siamo nati: quello di offrire tante occasioni sul campo, per consentire alla democrazia di allargare le sue basi, di non rinchiudersi o peggio di ridursi.

Quello di affrontare i conflitti, di viverli e di provare a offrire soluzioni concrete basate su ideali che non hanno mai smesso di essere attuali.

Cultura, mutualismo, giustizia sociale, libertà, laicità, accoglienza, solidarietà,  pace non sono mai state parole vacue, declamazioni di principio. Ma valori a  cui ispirare concretamente la nostra azione. Punti di riferimento da declinare a seconda di quello che ogni fase storica richiedeva, a seconda di ciò che in quel momento c’era necessità di fare.

E oggi più che mai , anche con sessant’anni sulle spalle, pensiamo che - in una società attraversata spesso da rabbia e odio, da chiusure, e soprattutto tanta paura - ricostruire legami di comunità, lavorare per risanare la qualità di relazioni sociali inquinate da sospetto e diffidenza, far crescere attraverso la cultura la consapevolezza e la libertà di pensiero, operare per ridurre le diseguaglianze tra i cittadini, sia un dovere civico.

L’ARCI questo oggi ha fatto e continua a farlo. Non abbiamo mai smesso. Buone pratiche e non solo belle parole, in tutto il territorio italiano. Oggi in 4723 luoghi, con un milione e centomila soci, con 114 comitati territoriali e 17 comitati regionali. Nelle nostre basi associative quotidianamente si produce cambiamento, partecipazione, cittadinanza attiva. Diamo il nostro contributo alla ricostruzione dell'etica pubblica.

Nell’atto costitutivo del 1957 nella Convenzione tra i propri scopi ne indicava uno, oggi piu’ che mai attuale: “l’elevazione morale ed intellettuale dei lavoratori ai fini della migliore utilizzazione del tempo libero dal lavoro”. E per spiegare di cosa si trattasse citava i principi degli articoli dei primi quattro articoli della Costituzione italiana, a cui ne affiancava un altro, l'articolo 18, ovvero la libertà di associazione.

Ci si era posto come compito principale la restituzione e la ricostruzione di una dignità al riconquistato tempo libero (libero dal padrone, dalle tendenze autoritarie dello Stato, dalla censura).

Il popolo aveva ritrovato i propri spazi di libertà, di felicità.  E in tante parti del Paese ancora oggi si chiamano così: case del popolo. Non hanno mai cambiato nome.

Successivamente, negli anni ‘60 e ‘70 di fronte ai cambiamenti politici e sociali, quel compito si sviluppò e si trasformò per diventare chiave di accesso alla cultura anche per chi non se la poteva permettere, uno degli strumenti più importanti per raggiungere l’emancipazione e la libertà.

Negli anni '80, ancora, la nostra associazione diventò una centrale diffusa che promuoveva la possibilità di esprimersi liberamente, promuovendo il valore dell’innovazione, della sperimentazione, delle nuove tendenze, della curiosità.

L’ARCI interpreto’ quegli anni, nel pieno di una vera e propria controffensiva del riflusso e del disimpegno, la necessità di ascoltare, far crescere e promuovere forme di aggregazione che nascevano, sempre in un pensiero di sinistra, su temi nuovi: la sperimentazione culturale, la difesa della libertà di orientamento sessuale, la grande prospettiva della difesa dell’ambiente, l’attenzione verso stili di vita e consumi consapevoli e la difesa dell’ambiente, la battaglia per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza verso il servizio militare, l’attività sportiva come promozione di benessere personale e non fondata sulla competitività.

Nacquero e si strutturarono in quel momento le esperienze delle associazioni che fanno parte della grande famiglia della Federazione ARCI. E che ringrazio ancora per essere qui oggi con noi.

 Abbiamo attraversato poi lo stretto passaggio dal vecchio secolo al nuovo millennio.

E lo abbiamo attraversato guidati da una persona speciale, Tom Benetollo,  che voglio ricordare con le parole di Maurizio Maggiani, un altro nostro dirigente di allora. In una intervista alla domanda "Lei non ha paura del buio di questa civiltà?" Maurizio rispose: “Io non ho paura del buio, e sai perché? Perché ci sono uomini che sono capaci di fare luce. Ho dedicato questo mio libro a un uomo che era capace di fare questo. Si chiama Tom Benetollo . Lui era un lampione al quale io mi sono appoggiato tante volte per vedere qualcosa. E come Tom ce ne sono tanti, uomini e donne, che ogni giorno costruiscono luci per renderci in qualche modo il cammino, non dico agevole, ma comunque non mortale. Non mortale.”

Sotto la guida di Tom l’associazionismo democratico, di sinistra, rinnova e accompagna quella cultura civile su cui si fonda la nostra democrazia di cui parlavo all’inizio dell’intervento. L'Arci si impegna sempre di più e si caratterizza per l'impegno per l'antirazzismo e contro la guerra la; l'opposizione ad una globalizzazione di impronta neoliberista, di cui all'epoca denunciammo i rischi di una spirale di ingiustizie e sperequazioni che puntualmente si sono verificate; la battaglia per un’Europa sociale e più democratica.

Oggi , per noi significa anche impegno contro estremismi e fondamentalismo , contro l’idea che la guerra possa essere la soluzione per l’esportazione della democrazia nel mondo, e anche tenacia nell’immaginare che ci possa essere ancora un altro mondo possibile.

Oggi, nel 2017 L'Arci è una rete diffusa su tutto il territorio. Come dicevo, 4723 associazioni hanno scelto di affiliarsi all’ARCI.

Significa molto per la pratica della politica e della democrazia. Significa che per ogni associazione ci sono altrettante e altrettanti presidenti e gruppi dirigenti. Migliaia di persone, che spesso definiamo - scherzosamente, anche se non troppo - piccole eroine ed eroi che ogni giorno si svegliano sapendo che rappresentano un’associazione, un circolo, un gruppo di soci ARCI e che concorrono , attraverso piccole grandi azioni magari molto concrete, a battaglie contro la solitudine o a far nascere spazi dove attraverso l’ascolto della musica tante e tanti giovani si interrogano sulla propria vita  e su come vogliono stare nel mondo. Oppure affrontano il dolore e lo smarrimento di chi è fuggito dalla guerra e dalla violenza, o svolgono attività sociali e culturali in beni confiscati alle mafie per restituirli all’uso sociale delle comunità.

Queste 4723 associazioni fanno parte di una comunità nazionale che continua a dire la sua, spesso più in solitudine di quanto sia stato in questi sessant’anni, sulla crisi economica e sociale che attraversa il nostro paese, su un ordine dell’Europa e del mondo ingiusti, su una diversa idea di cultura, sulla pratica della democrazia e l'affermazione dei diritti dei piu’ deboli, dei diritti di libertà.

Insieme tenacemente perseguiamo l’idea che non ci si possa ridurre a contrapporre la politica all'antipolitica. Le lenti con cui guardiamo il mondo distinguono tra azioni di sinistra e azioni di destra.

L'Arci dunque è tutto questo oggi.

Veniamo dunque da decenni di attività e di lavoro. Qualcuno di noi ogni tanto cade nella trappola della nostalgia e si lascia sfuggire la fatidica frase: era meglio prima.

Ma in realtà a noi non piace, nemmeno nei giorni del ricordo, vivere di nostalgia. Anche perché, lo dico ironicamente, non abbiamo nemmeno tempo. C'è sempre da fare. Basta pensare a quanto avviene in particolare sin dai primi decenni di questo secolo: tra crisi profonda del pensiero della sinistra ed egemonia culturale della destra. Mentre si è consuma lentamente una rottura tra la sinistra e una parte importante del suo popolo. Quel popolo, che ci ha sempre considerato una casa comune della sinistra, in quella casa, nella nostra casa, continua a viverci.

Ma anche per questo a noi piace pensare che ogni epoca va vissuta e affrontata per quello che è. Che magari abbiamo vissuto già almeno tre-quattro vite diverse. E che sicuramente ne abbiamo da vivere almeno altre tre-quattro altrettanto diverse e affascinanti.

Lo dimostra la stessa esperienza: il nostro associazionismo ha sempre conosciuto nuove forme e nuove evoluzioni. E chissa’ quante altre ne conoscerà.

E allora, tanti auguri per almeno altri sessant’anni.

Io, a nome di tutte e tutti voi sento di fare questo augurio all’ARCI, con  le parole che Italo Calvino nel Barone Rampante usa per descrivere un momento della vita di  Cosimo Piovasco di Rondo’.

Cosimo è un personaggio testardo, talmente testardo da decidere che non scendera’ mai piu’ dagli alberi, è strampalato ma è un altruista, un ottimista. E ha soprattutto la capacità di mettere insieme le persone, anche diverse tra loro.

Cosimo “Capì questo: che le associazioni rendono l'uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente si ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c'è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone (mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l'altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada)".

Ecco, noi non vogliamo rassegnarci a vivere per nostro conto. Siamo orgogliosi di essere testardi, forse strampalati ma ottimisti e altruisti come Cosimo.

Tanti auguri all’ARCI, tanti auguri a tutti noi!!

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