La rete dei Circoli Rifugio ARCI si racconta

Il 16 giugno, in occasione della Giornata Mondiale delle persone rifugiate, ARCI dedica un pomeriggio alla rete dei Circoli Rifugio: esperienze dai territori, testimonianze, corridoi umanitari e una riflessione sul giornalismo tra persecuzione e libertà.

Accogliere non è un gesto astratto. È costruire relazioni, diritti, comunità. È aprire spazi sicuri, accompagnare percorsi di autonomia, rendere possibile una vita nuova a chi è stato costretto a fuggire da guerre, persecuzioni, violenze, discriminazioni.

Con questo spirito, il 16 giugno 2026, dalle 15.30 alle 19.30, nella sede nazionale ARCI a Roma, si terrà “La rete dei Circoli Rifugio ARCI si racconta”, un pomeriggio dedicato a una delle esperienze più concrete con cui ARCI, insieme ai territori, ha scelto di stare dalla parte del diritto alla protezione, della libertà di movimento e dell’accoglienza diffusa.

I Circoli Rifugio nascono durante gli anni della pandemia, con il progetto “Nessuno in Strada”, come risposta immediata e solidale alla condizione di persone senza dimora o in situazione di forte fragilità. In quel momento, la rete dei circoli ARCI ha dimostrato tutta la propria forza: la capacità di essere presente nei territori, di leggere bisogni diversi, di attivare comunità, sociɜ, volontariato, competenze sociali e spazi di relazione.

Dal 2022 questa esperienza si è trasformata e ampliata con il progetto “Circoli Rifugio – Corridoi per la Libertà”, accompagnando persone arrivate in Italia attraverso i corridoi umanitari e costruendo percorsi di accoglienza più stabili e strutturati. Oggi la rete conta circa 20 realtà diffuse in 13 regioni italiane e rappresenta un modello di accoglienza dal basso, di prossimità, fondato sulla partecipazione delle comunità locali.

I numeri raccontano la forza di questo percorso: 499 persone accolte, 21 Circoli Rifugio coinvolti, 14 voli umanitari, 2 protocolli firmati per l’arrivo sicuro e legale di persone dall’Afghanistan, dalla Libia e dal Niger. Tra le persone accolte attraverso i corridoi umanitari, 235 sono donne, spesso in fuga da contesti in cui diritti fondamentali, libertà personale, autodeterminazione e possibilità di partecipazione alla vita pubblica sono stati cancellati o gravemente limitati.

Il modello dei Circoli Rifugio non si limita a offrire un posto in cui stare. Le persone vengono accolte in appartamenti dedicati e accompagnate da équipe multidisciplinari nei percorsi per il riconoscimento dello status di persona rifugiata, nell’accesso ai servizi sociali e sanitari, all’assistenza legale, alla mediazione culturale, alla formazione, ai corsi di italiano, all’istruzione e all’orientamento al lavoro.

Al centro c’è una convinzione semplice e radicale: l’accoglienza funziona quando diventa relazione. Quando il circolo non è solo un luogo di passaggio, ma uno spazio di socialità, fiducia, partecipazione e autonomia. Un punto di riferimento che resta anche dopo la conclusione del percorso formale di accoglienza.

I Circoli Rifugio di ARCI sono sostenuti con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che accompagnano un’esperienza capace di tenere insieme protezione, diritti, comunità e partecipazione.

Interverranno anche rappresentanti del mondo associativo e istituzionale, tra cui Walter Massa per ARCI, Daniela Di Capua per l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Marco Bertotto per Medici Senza Frontiere, Gianguido D’Alberto per ANCI, Maria Grazia Gabrielli per CGIL e rappresentanti di UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati.

Il programma

15.30 – 16.30 | La rete dei Circoli Rifugio ARCI: numeri, fatti e testimonianze dal territorio

A quattro anni dal primo corridoio umanitario, la rete dei Circoli Rifugio si racconta attraverso la voce di chi la costruisce ogni giorno.

Saranno presenti operatorɜ dei Circoli Rifugio di Padova, Bologna, Chieti, Viterbo, Terni, Perugia, Potenza, Lecce e Brindisi, insieme a persone rifugiate arrivate in Italia con i corridoi umanitari dalla Libia e dall’Afghanistan.

Modera Francesca Fornario.

16.30 – 18.00 | La professione di giornalista tra denuncia e persecuzione

Un confronto tra giornalistɜ rifugiatɜ arrivatɜ in Italia attraverso i corridoi umanitari, per raccontare cosa significa continuare a difendere la libertà di informazione quando denunciare violenze, guerre e violazioni dei diritti può diventare motivo di persecuzione.

Saranno presenti Fatena Mohanna, giornalista palestinese; Alhassan Selmi, giornalista palestinese; Fazilat Saber, giornalista afghana; Siddiq Saber, giornalista afghano.

Modera Paola Caridi.

18.00 – 19.30 | Aperitivo in arte

Il pomeriggio si concluderà con un momento conviviale, musica con i Sodfe e una mostra fotografica a cura di Fatena Mohanna.

In un tempo in cui le politiche migratorie continuano troppo spesso a produrre esclusione, respingimenti e precarietà, ARCI sceglie di raccontare e rafforzare un’altra strada: quella dei corridoi umanitari, degli ingressi legali e sicuri, dell’accoglienza diffusa, della responsabilità condivisa.

Perché accogliere significa costruire possibilità. E perché ogni Circolo Rifugio dimostra che una comunità più giusta non è un’idea lontana: può nascere ogni giorno, nei territori, dentro relazioni concrete.

Roma, sede nazionale ARCI
Via dei Monti di Pietralata, 16
16 giugno 2026 | ore 15.30-19.30