Sbarcavano a Lampedusa mentre nei paesi di provenienza era in corso una guerra civile. Venivano dalla Tunisia, dall’Egitto, dalla Libia, per fuggire alle violenze o per realizzare il sogno di una vita migliore che quelle rivoluzioni evocavano. Il Governo italiano di allora parlò di ‘invasione’, ‘drammatica emergenza’, alimentò un clima di paura, creò le condizioni per giustificare, agli occhi dell’opinione pubblica, lo scempio di democrazia che si perpetrò in quei mesi ai danni dei migranti, in primo luogo a Lampedusa.
E' disponibile, in allegato, la rassegna stampa di venerdì 13 gennaio 2011
Tra fine novembre e i primi di gennaio una serie di attentati lanciano un’offensiva senza precedenti nei confronti di strutture sociali che operano nel Terzo Settore in Calabria. Quando mi è stato rivolto l’invito a scrivere un pezzo, sono stato tentato dall’idea di sostenere la tesi presente su molte testate giornalistiche, comune anche ai primissimi attestati di solidarietà interni al Terzo Settore calabrese, ovvero che dietro agli attentati vi fosse una regia. L’inchiesta de Il Manifesto, L’altra Calabria nel mirino dei clan di sabato 7 gennaio, è fin troppo esplicita nell’incipit dell’articolo: «tre attentati nel giro di una settimana contro chi si occupa, direttamente o indirettamente, di migranti sono davvero troppi».
Il progetto "We care" è stato realizzato per elaborare proposte in grado di far fronte alle criticità che emergono nel complesso lavoro di presa in carico e tutela di rifugiati e vittime di tortura. Le istituzioni, le associazioni di supporto, i servizi sociali e soprattutto quelli sanitari non sembrano infatti ancora sufficientemente preparati ad offrire risposte adeguate alle problematiche delle persone che hanno subito tortura. In particolare, è necessario sviluppare competenze e strumenti comuni, oltre che nel campo della diagnosi e della cura, anche nell’ambito delle relazioni primarie (accoglienza, orientamento, ascolto attivo, sostegno psicologico, mediazione linguistica e culturale).
Quanto accaduto a Firenze ci lascia esterrefatti e preoccupati. Le circostanze sono tutte da appurare. Ma pur apprendendo che probabilmente si è trattato del gesto di un folle, non riusciamo a toglierci dalla mente la pericolosità di idee tipiche dell'area politica (l'estrema destra) cui faceva riferimento il 50enne killer suicida.