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Carta dei diritti del lettore

“Non leggete per divertirvi o per istruirvi.

Leggete per vivere.”

G. Flaubert

[PREMESSA

]Un giorno gli alti ufficiali di Panduria furono presi dal sospetto che i libri contenessero opinioni contrarie al prestigio militare. Essi cominciarono infatti a pensare che, in una considerevole quantità di libri, si sosteneva che anche i generali commettevano errori e disastri, e che le guerre altro non erano che un’inutile immane tragedia per l’intera umana specie.

Allo scopo di appurare la verità, lo Stato Maggiore panduro nominò seduta stante una commissione d’inchiesta alla quale venne affidato il compito di esaminare tutti i libri della più grande biblioteca di Panduria, e di stenderne alla fine una dettagliata relazione.

Così, Italo Calvino all’inizio del racconto Un generale in biblioteca1.

Vediamo arrivare questa commissione d’inchiesta davanti alla biblioteca una mattina di novembre. Si tratta del generale Fedina e di quattro tenenti, scortati da un mucchietto di soldati semplici, con muli al seguito e salmerie, radio da campo e bandiere al vento.

Ad attenderli, tra le gelide mura dell’edificio, soltanto il vecchio bibliotecario Crispino, poiché, per ragioni di segretezza, è stato vietato l’ingresso anche agli allibiti frequentatori delle sale di lettura. “Ma come, le grandi manovre in biblioteca? Ma non metteranno in disordine? “

Asserragliati nella biblioteca, esclusi dal mondo esterno, il generale e i suoi ufficiali si dividono subito i compiti. A ciascuno di loro toccherà esaminare determinati volumi, smistare, apporre timbri, prendere appunti, catalogare, separare i libri leggibili da quelli sospetti. Però, a mano a mano che vanno avanti, si rendono conto in quale pozzo di avversità li hanno cacciati i loro superiori. Ci informa difatti Calvino che la foresta dei libri anziché sfoltirsi, pareva farsi più aggrovigliata ed insidiosa.

In mezzo a tanto sconcerto allora si fa avanti il vecchio Crispino. Lo scorgiamo dirigere i suoi silenziosi passi su e giù per gli angoli più remoti della biblioteca alla volta degli scaffali, tirare giù pile di libri, aiutare, consigliare, suggerire, citare i più svariati autori, trascinando i militari in lunghe e illuminanti discussioni. Fino a che quelli, dimentichi delle ragioni per cui si trovano là, non prendono a leggere per se stessi, avidi di conoscere cose che prima ignoravano. Persino la truppa accampata in cortile, devastata dall’ozio e dalla noia, incomincia a chiedere qualche libro da leggere.

A questo punto assistiamo a un evento davvero inatteso. I militari rinchiusi in biblioteca, tutti immersi nelle loro letture si scordano di appunti e di timbri, di schede e dei quotidiani rapporti via radio con le autorità militari. Quando poi il generale Fedina e i quattro tenenti si presentano a rapporto dagli alti ufficiali del comando supremo, la loro relazione, che risulta un compendio di storia dell’umanità, è talmente critica nei confronti delle idee dominanti nella nazione di Panduria, da venire immediatamente allontanati dall’esercito e collocati in pensione per dei non meglio precisati motivi di salute.

Qualche tempo dopo, ci dice ancora Calvino, essi, vestiti in abiti civili furono visti spesso entrare, incappottati e imbottiti per non gelare, nella vecchia biblioteca, dove li aspettava il signor Crispino coi suoi libri.

Dunque questi soldati, mandati in biblioteca a svolgere un’inchiesta sui libri vi penetrano per adempiere ad un dovere e ne riescono in preda ad uno strano piacere. Hanno assaporato un cibo che ancora non li sazia visto che, a quel cibo, essi faranno irrimediabilmente ritorno. Insomma da obbedienti militari quali erano si sono mutati in lettori. Tra gli alti ufficiali e i libri hanno scelto i libri. L’autore ne è felice. Egli ama questi personaggi – lettori. Il suo amore aleggia ovunque nel racconto. Nelle battute finali si posa persino sui loro cappottoni pesanti che sfidano il gelo della biblioteca per il piacere della lettura e della conoscenza.

Ebbene ogni autore dovrebbe amare il suo lettore. Perché questi “raccoglie” ciò che l’altro ha piantato. Il lettore insegue il libro con accanimento, lo stana, ci ficca dentro gli occhi e l’anima, lo respira, lo possiede, lo conduce presso i suoi simili spargendo inevitabili contagi. Senza il lettore un libro non esiste. E’ carta scritta a stampa. Da solo non fa lettura. Solo quando si fa leggere, esso si anima e vive. Solo allora le anime del libro, altrimenti condannate ai ceppi, lasciano le loro carceri e vengono ad abitare da noi.

Pertanto nel moderno universo librario, il lettore è una presenza sostanziale e insostituibile. Eppure la grande organizzazione editoriale pare non curarsene affatto.

Spesso ai gruppi editoriali più importanti non interessa che il lettore provi godimento a leggere, bensì che questi conduca a termine (il consùmere dei latini) una catena più o meno complessa di azioni alle cui origini presiede solitamente la penna dell’autore. In ultima analisi quasi sempre importa soltanto che il lettore acquisti il libro.

Pertanto vediamo i gruppi medesimi impiegare, se pure legittimamente, i propri potenti mezzi per catturare il lettore quando ascolta la radio o guarda la televisione, quando si ferma davanti all’edicola o legge il giornale o va a fare la spesa al supermercato; adescarlo con slogan accattivanti e con “i libri più venduti”, ovverosia i titoli di successo del momento, quelli che occupano gli angoli più in luce degli scaffali ai grandi magazzini. Gli stessi che ingombrano i punti strategici nelle librerie, insieme ai “finti libri”, ossia al prodotto di programmi televisivi di maggiore successo o già destinati a diventare supporti di sceneggiature di qualche film o soap-opera.

Non v’è dubbio che esistano libri di qualità, ma, sempre più di frequente, essi hanno vita breve in molte librerie. Poiché i libri che non funzionano immediatamente dopo essere stati collocati nei punti vendita, cioè quelli che procedono lentamente ma sfidano il tempo e durano sempre, non restano a lungo sui ripiani. La grande distribuzione editoriale tratta il libro alla stessa stregua di un abito smesso o del latte scaduto. “Presto” dice lo scrittore americano Calvin Trillin “si dovrà timbrare sui libri una data limite di lettura”

A questa situazione il lettore può e deve reagire. È triste dover constatare che, nelle tante iniziative a sostegno del libro, volute sia a livello istituzionale che imprenditoriale, siano chiamati a partecipare autori, traduttori, librai, editori, esperti di varie discipline, ma non i lettori.

Perciò il lettore deve prendere innanzitutto coscienza di esistere in quanto soggetto non passivo della lettura. In quest’ottica egli non può essere considerato un semplice consumatore. Al contrario deve diventare sentinella. Costituire una cellula di resistenza a fronte del prevalere delle regole di “mercato” sulla qualità del libro.

Largo ai lettori, dunque. L’Arcilettore è un’associazione di lettori. Essa è “aperta all’adesione di chiunque si proponga la difesa e il sostegno di chi ama la parola scritta”. Nasce allo scopo di divulgare e condividere il piacere della lettura attraverso numerose iniziative caratterizzate dalla centralità dei lettori e dei libri.

Difatti, se oggi il numero dei lettori in Italia non ha subito ancora un insanabile tracollo, ciò è anche dovuto alle moltissime persone che volontariamente promuovono lettura negli spazi più diversi dei molti luoghi sparsi nell’intero territorio nazionale. Lavoro paziente e silenzioso, ignorato dai mezzi di informazione e dalla cultura ufficiale.

L’Arcilettore ha steso una “Carta dei diritti” affinché ogni lettore possa riconoscersi in essa, discuterne, collaborare ad arricchirla di idee e di proposte aiutandoci a tracciare un percorso che conduca ad una nuova identità del lettore in quanto protagonista di lettura e non più solo ed esclusivamente consumatore di libri.

Con la presentazione e la divulgazione della “Carta dei diritti del lettore”, ci auguriamo anche di dare principio ad un ampio e costruttivo dibattito fra tutti coloro che abbiano interesse alla costruzione di un “patto” tra il lettore e l’autore. Siamo convinti che solo da un confronto paritario e leale tra chi scrive libri, chi li produce e chi li acquista per leggerli, possano originarsi idee e progetti che ci consentano di non continuare a chiederci, anche negli anni a venire, perché in questo Paese si legga tanto poco.

Testo integrale in allegato formato pdf (580 Kb)

 

25/01/2002

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