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Ius soli: prevalgono i calcoli elettorali

 

di Francesca Chiavacci,

presidente nazionale Arci

 

Quel che temevamo si è puntualmente avverato. Grazie a un gioco allo scaricabarile fra il segretario del Pd e il Presidente del consiglio, il rischio che nemmeno in questa legislatura venga approvata la legge di riforma della cittadinanza è altissimo.

Ha prevalso, più che la paura di non avere i numeri per ottenere la fiducia, il calcolo elettorale. Infatti, secondo gli ultimi sondaggi, la maggioranza degli italiani - fino a qualche mese fa favorevole alla legge - oggi non la vuole più. Ed era largamente prevedibile, visto che il dibattito sullo ius soli è stato volutamente intrecciato con il tema degli sbarchi, la paura dell’invasione, la minaccia di chiudere i porti, nonostante si tratti di due questioni assolutamente distinte.


Nel caso dello ius soli parliamo infatti di bambini e bambine, ragazzi e ragazze di origine straniera che sono già qui, o perché sono nati in Italia o perché vi sono cresciuti. Più di un milione di giovani e giovanissimi che italiani lo sono di fatto ma che dei cittadini italiani non hanno i diritti.  Un’ingiustizia insopportabile per chi frequenta le nostre scuole, ha amici fra i coetanei italiani, parla la nostra lingua e magari non ha mai visto il paese d’origine dei suoi genitori.

 

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Proprio per sanare questa situazione, tra il settembre 2011 e il marzo 2012  la campagna L’Italia sono anch’io raccolse più di 200mila firme per due proposte di legge di iniziativa  popolare, una sulla riforma della cittadinanza e l’altra sul diritto di voto per tutti i  residenti alle amministrative.  Le firme furono consegnate alla Camera dove, il 13 ottobre del 2015, fu approvato un disegno di legge che presenta sì alcune parti che non ci soddisfano del tutto, ma che comunque, se divenisse legge, consentirebbe a quel milione di ragazze  e ragazzi di acquisire la nostra cittadinanza.

Il ddl, trasmesso al Senato, per più di due anni è stato fermo in commissione prima che si decidesse di sottoporlo direttamente all’esame dell’Aula,  dato l’evidente ostruzionismo della Lega che ha presentato migliaia di emendamenti e la più o meno manifesta ostilità di forze politiche  di maggioranza e di opposizione.


La discussione in Aula non è però mai iniziata, nonostante  il segretario della principale forza politica che sostiene il governo avesse assicurato che una legge di civiltà come questa non si poteva non approvare subito, salvo aggiungere poi che la decisione sulla fiducia sul c.d. ius soli ‘temperato’ spettava al governo e solo al governo.

Così il Presidente del consiglio si è ritrovato col cerino acceso in mano. E Gentiloni ha preferito dire no e rinviare. Dunque ora si parla dell’autunno, ma nessuno si è preso il disturbo di spiegare perché a settembre dovrebbe essere possibile quello che oggi non lo è. E infatti le probabilità che non se ne faccia niente sono molto alte dato che alla ripresa  il Parlamento sarà impegnato su una difficile legge di Stabilità e la sessione di bilancio durerà tutto dicembre. Certo, il ministro Alfano assicura che i suoi la voteranno «dopo averla migliorata un po’». Il che significa, se questo scenario si avverasse, che la legge - e sorvoliamo su quali migliorie abbia in mente Alfano - dovrebbe tornare di nuovo alla Camera con un ulteriore allungamento dei tempi.


 Sarebbe più onesto dire chiaro e tondo che dello ius soli si parlerà ormai nella prossima legislatura, sempre che gli equilibri che usciranno dalle elezioni lo consentano.

E così più di un milione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nati o cresciuti in Italia ma di origine straniera continueranno a vedersi esclusi dalla cittadinanza italiana, nonostante italiani si sentano a tutti gli effetti.


 

ArciReport numero 24, 20 luglio 2017


Arcireport numero 24_2017

 
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