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Ballottaggi: non affrontare la questione sociale

accentua la crisi della politica e della partecipazione

 

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

È indubbio che i risultati del voto amministrativo conclusosi con i ballottaggi di domenica scorsa abbiano assunto un significato nazionale. Dunque, si impone anche per noi una riflessione sul clima che si respira nel Paese. Nelle pagine di questo numero di Arci Report commenteremo, attraverso l’opinione di alcuni presidenti di Comitato, l’andamento della tornata in alcune delle città chiamate a scegliere i sindaci. Credo che l’analisi generale conduca, nostro malgrado, a confermare e rafforzare alcune delle nostre convinzioni sulla crisi della politica e della democrazia italiana.

 

A dire il vero non ci aspettavamo un esito così eclatante. Torino su tutti. Innanzitutto va detto che cala ancora un volta la partecipazione, che è la principale spia del distacco sempre maggiore tra i cittadini e la politica. In secondo luogo, arretra fortemente il fronte delle forze che si ispirano a posizioni progressiste in favore di una generica protesta trasversale rappresentata da formazioni che stentano in democrazia interna e costruzione di pensiero.

 

Il restringimento della partecipazione per noi Arci è un fenomeno particolarmente grave e chiediamo alla politica di sinistra di non continuare ad ignorarlo, prima che sia troppo tardi.

 

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Così come restiamo convinti che la lettura di quanto successo  non possa essere riassunta con la contrapposizione tra ‘cambiamento’ e ‘continuità’. L’andamento di questo voto piuttosto ci dice un’altra cosa: quando si pretende di far saltare la distinzione tra sinistra e destra, si fa un’operazione che non coglie il punto.

 

Il fatto che siano proprio i quartieri popolari, le periferie, coloro che vivono peggio a non votare per la sinistra non sta a significare solo che le amministrazioni comunali non hanno saputo dare, durante il loro governo, risposte convincenti, ma ha motivazioni più profonde.

 

Indica che il nostro Paese è attraversato da un questione sociale profonda a cui nessuno è riuscito a dare risposte. In particolare le forze di sinistra che, proprio per questo, cedono il passo a generiche forme di populismo e opposizione democratica.

 

Il combinato disposto della diminuzione della partecipazione, della trasformazione in senso leaderistico delle maggiori forze politiche, insieme ad un’apparente ‘resa’ di fronte alla possibilità di ricostruire un pensiero e un progetto di società diversa e più giusta, rende sempre più necessario il riconoscimento del ruolo dei corpi intermedi (visti come nemici e ‘casta’ da quasi tutte le parti in gioco) e ci obbligano a un impegno straordinario.

 

È necessario affrontare i nodi sociali importanti di questo paese, come la battaglia contro le disuguaglianze sempre più marcate, la difesa del sistema del welfare, i diritti di libertà, la rinascita di una cultura politica fondata sulla solidarietà e sull’affermazione di un’etica pubblica e, oggi più che mai, sull’idea di un governo dell’immigrazione che si basi su un progetto di inclusione. E convincere i cittadini italiani che le opzioni pigliatutto, anche se apparentemente vincenti  e che magari raccolgono una protesta fondata su motivi reali, sono distorsive, se non eversive della dialettica democratica. Anche di questo discuteremo nella nostra Conferenza di programma, nella convinzione che il nostro contributo possa essere davvero importante per la società è la politica italiana in questa fase così difficile.


ArciReport numero 22, 23 giugno 2016


Arcireport numero 22_2016




 
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