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Referendum: l'Arci rivendica la legittimità

a schierarsi nella sua autonomia

 

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

 

La campagna sul referendum costituzionale, pur nel mezzo di una tornata elettorale in cui vanno al voto molti comuni, ha conosciuto un’improvvisa fiammata che coinvolge in primo luogo l’Anpi, e che tocca anche l’Arci. Alcuni articoli di giornale - nelle settimane scorse, ma soprattutto in questi giorni - hanno riportato ricostruzioni su presunte spaccature all’interno dell’associazione. Quando siamo stati contattati dalla stampa (non sempre), abbiamo cercato di spiegare le modalità della nostra discussione e l’andamento del voto in Consiglio nazionale sugli atti presentati e la decisione di aderire nazionalmente al Comitato per il no al referendum.

 

 

Le rappresentazioni, in vari articoli, di ciò che accade, nazionalmente e nei territori, su questo tema all’interno della nostra associazione sono state spesso fantasiose, ma soprattutto non rispettose della nostra autonomia.

 

 

La nostra associazione ha preso, in maniera condivisa, una posizione netta, rivendica la sua autonomia e la sua piena legittimità di schierarsi. Ed è ben consapevole della sua complessità, poiché vi convivono in tante forme e modalità sensibilità diverse, che magari dissentono dalla decisione del gruppo dirigente nazionale e dall’orientamento di numerosi comitati locali. Abbiamo sempre provato a essere la casa comune della sinistra e anche oggi, in un momento in cui svolgere questo ruolo è molto più difficile del passato, non saremo noi a voler restringere spazi di discussione e di confronto.

 

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Soprattutto su un tema così importante come quello di una modifica delle regole della democrazia, come la riforma elettorale e le modifiche costituzionali.

 

Immaginavamo che la scelta (nostra e dell’Anpi) di schierarsi per il No a questa riforma costituzionale avrebbe fatto discutere. Mi ha sorpreso scoprire che lo scontro è subito arrivato al calor bianco.

Abbiamo rinnovato la nostra solidarietà all’Anpi e a tutti i partigiani. Nelle prossime settimane proseguiremo il nostro percorso insieme, come è già avvenuto in questa settimana, attraverso patti di lavoro comune nei vari territori e l’organizzazione della raccolta di firme per la modifica della riforma elettorale e il no al referendum costituzionale.

 

Al gruppo dirigente dell’associazione spetta il compito di difendere l’unità dell’Arci, la sua natura plurale, la sua legittima capacità di espressione di soggettività politica.

 

Ci auguriamo che il dibattito sulla riforma resti ancorato ai contenuti invece di degenerare definitivamente in un sondaggio/plebiscito sul governo. E ci piacerebbe che tutto il nostro gruppo dirigente riuscisse a tenere un atteggiamento deciso ma sobrio.

 

Così come abbiamo giudicato negativamente questa riforma che tende a ridurre la partecipazione, dobbiamo respingere tutti i tentativi di degenerazione in rissa.

 

Come ha scritto Alfredo Reichlin in una sua bella lettera al Direttore di Repubblica, «l’Italia è a un passaggio cruciale della sua storia perché deve fronteggiare difficili sfide che mettono in discussione non tanto, cari ‘decisionisti’, i poteri del Capo del Governo, quanto le ragioni dello stare insieme degli italiani».

 

In gioco c’è la modifica della Carta costituzionale. E dobbiamo dare il nostro contributo affinché essa non diventi uno strumento di scontro che approfondisce le divisioni nel paese.


ArciReport numero 18, 27 maggio 2016


Arcireport numero 18_2016




 
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