Il “manghel” dei bambini rom e sinti
Fino al qualche decennio fa, per uscire dalla condizione di povertà e di emarginazione, molti minori italiani “lavoravano” per “AIUTARE” le loro famiglie e per questo spesso non frequentavano la scuola oppure frequentavano un diverso modello di istruzione (scuola paterna, scuola serale, scuola popolare, ecc.), modello di istruzione adatto alle realtà ed ai bisogni personali del minore e della sua famiglia.
Questa condizione, anche se in misura ridotta, accade ancora oggi ai minori italiani in alcune regioni Italiane.
Perchè la stessa valutazione non si verifica quando si tratta di genitori e di bambini Rom e Sinti?
A fronte della sentenza della Cassazione che ha annullato una condanna della Corte d’Appello di Napoli a 5 anni di carcere per una madre rom colpevole di chiedere l’elemosina con il figlio di 4 anni per poter sopravvivere, non si sono fatti attendere le critiche populistiche di alcuni politici che nel passato invece di garantire l’applicazione dei diritti ai minori rom e sinti, come il loro dovere impone, hanno utilizzato come caprio espiatorio la difficile condizione di questi minori esclusivamente per ricercare il consenso personale e partitico.
La Federazione Rom e Sinti insieme considera le motivazioni di questa sentenza della Cassazione un preciso atto di accusa contro quella politica che quando si tratta delle minoranze Rom e Sinte:
- non intende svolgere il proprio dovere istituzionale
- non applica diritti e principi costituzionali
- utilizza la discriminazione razziale contro Rom e Sinti per la ricerca del consenso
- rifiuta corrette opportunità di politiche sociali coerenti alla realtà ed ai bisogni,
- ignora ogni forma di strategia interculturale con e per Rom e Sinti.
La Federazione Rom e Sinti insieme esprime plauso alla Suprema Corte per una sentenza che è una precisa condanna della politica contro Rom e Sinti.
Il presidente
Nazzareno Guarnieri