Social Network

Aiutaci a promuovere questa pagina sui tuoi Social Network preferiti!

Facebook You Tube
 

Segui le notizie relative alla sezione Immigrazione sul nostro feed RSS
Feed RSS

Le sedi Arci
Iscriviti ad Arci Report. Lo riceverai ogni settimana via mail
Vai
[... e commenti.] per inviare le tue opinioni e segnalare eventi ed iniziative.
Vai
Rete Arci
UCCA
ARCI cultura e sviluppo

La retorica della sicurezza - Cosa resta dopo la tolleranza zero?

La retorica della sicurezza può servire a vincere le elezioni e può aiutare qualche carriera politica, ma difficilmente risolve alcun problema reale. Così dopo aver condotto la campagna elettorale soffiando sul fuoco dell'intolleranza e alimentando paure legate alla presenza di stranieri e minoranze, il governo e la maggioranza di centrodestra mostrano tutta la strumentalità e la debolezza delle proprie idee.

1 dati non aiutano chi oggi, essendo passato dall'opposizione al governo, vorrebbe spiegare che va meglio di prima e che si sta facendo sul serio nella lotta alla criminalità. Uno stupro, una rapina, la violenza del branco, se raccontate come elementi strutturali, finiscono per diventare la dimostrazione che viviamo in guerra, che le nostre città sono luoghi pericolosi, insidiate da gruppi potenzialmente criminali, anche quando cambia il governo. Una tesi che può essere utile in periodo elettorale, ma che rischia di diventare un boomerang quando si hanno di fronte le contraddizioni e i problemi reali della nostra società. La politica e la stampa hanno operato negli ultimi anni, in maniera consapevole e colpevole, uno spostamento delle paure e delle incertezze di buona parte di cittadine e cittadini, legate alla precarietà economica e sociale del presente, verso paure e insicurezze legate al degrado urbano, alle povertà, all'incolumità fisica personale.

Ciò consente da un lato di gestire diversamente le risorse pubbliche, diminuendo quelle destinate alle politiche sociali e aumentando quelle per la "sicurezza”, dove il margine di guadagno è più alto e riguarda gruppi di interesse diversi. Dall'altro permette di distrarre l'opinione pubblica da questioni difficili da affrontare senza perdere consenso, offrendo risposte repressive, che diminuiscono gli spazi di libertà ma indicano un capro espiatorio debole e senza voce. Così stranieri e rom sono diventati i principali soggetti di campagne diffamatorie e di criminalizzazione.

Per il sindaco di Roma Alemanno, che ha vinto le elezioni utilizzando a piene mani le paure pubbliche, è difficile oggi spiegare perché la stagione della tolleranza zero non corrisponde a una città più sicura. Allo stesso modo il ministro Maroni ha qualche difficoltà a spiegare l’aumento degli sbarchi a Lampedusa o la condizione di tilt in cui è entrata da tempo la macchina burocratica dello Stato nella gestione quotidiana degli stranieri regolari (i ritardi enormi nei rinnovi dei permessi di soggiorno, la procedura inceppata del decreto flusso, un sistema di accoglienza insufficiente).

Il re è nudo. Ma non c'è quasi nessuno a gridarlo agli italiani e alle italiane. L'opposizione, quella politica, è troppo impegnata nell'autolesionismo di massa. Oppure a ricercare formule che non convincono nessuno, neanche chi le pronuncia, tanto da farglielo fare a bassa voce, per passare inosservati. C'è la società civile organizzata, il sindacato, le organizzazioni di promozione sociale, quelle religiose. Ma vengono guardate male da tutte le parti e non riescono, se non raramente, a aprire un dialogo con l'opinione pubblica. Infine ci sono loro, le vittime della stagione della paura, quasi sempre sole e troppo impegnate a reggere l'impatto di difficoltà crescenti in tutti gli ambiti per potersi occupare anche del nostro razzismo.

Così la democrazia e la cultura dei diritti, alla quale molte generazioni di italiane e italiani sono state educate, rischia di deperire, inesorabilmente.

 

 

26.01.2009