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Arci e Centro psicoanalitico, insieme per i migranti

Casa ARCI è stata inaugurata il 23 settembre scorso. E’ nel cuore di San Salvario, in via Berthollet 13 ed è sportello d'ascolto per gli stranieri, sede della redazione di Immigra, giornale e webradio multilingua, spazio espositivo e d'incontri collegato al centro di accoglienza che ospita rifugiati politici e con protezione umanitaria. Il CEPSI invece (Centro Psicoanalitico per il trattamento dei malesseri contemporanei) è in via Guastalla 13 bis, dove da 8 anni apre la propria porta, senza filtri né appuntamenti, a chi bussa per cercare aiuto in un momento di sofferenza psichica. Tutti coloro che vi lavorano hanno pratica e preparazione di tipo psicoanalitico.

Due realtà diverse tra loro, ma non distanti, che dal 29 ottobre hanno avviato un progetto di collaborazione. Il terreno su cui si sono incontrate è quello della sofferenza psichica delle comunità straniere a Torino. Erano presenti presidenti di associazioni, mediatori culturali, operatori ARCI, lavoratori stranieri, il direttivo del CEPSI, presieduto da Carmen Cassutti e Giangiacomo Parigini e Marco Lopez, rispettivamente presidente e mediatore culturale dell’ARCI. Tutti hanno messo in evidenza che il disagio psichico dei migranti è tanto diffuso quanto ignorato. Il fenomeno riguarda non solo i disoccupati o quelli che chiamiamo “badanti” e lavorano in certi casi 24 ore su 24. Si tratta di un disagio diffuso che ha molteplici cause, investe regolari e clandestini, occupati e disoccupati, adulti e figli di migranti e sfocia in casi di suicidio, di depressione, di malattie psicosomatiche e nei minori, in forme di disadattamento. Emblematica a tale proposito la situazione della comunità filippina a Torino, descritta pochi giorni fa in un audizione in Comune da Minda Teves, presidente di ACFIL (associazione culturale dei filippini in Italia). Poco tempo fa due lavoratori poco più che ventenni, si chiamavano Juana e Mario, si sono tolti la vita impiccandosi a distanza di quindici giorni. Nessuno ha potuto o saputo ascoltare la loro sofferenza, aveva detto Teves, mettendo in evidenza che l’associazione raggruppa solo 1000 dei 9000 filippini che lavorano a Torino, mentre gli altri 8000 vivono in un isolamento legato alle caratteristiche di un lavoro che li reclude nelle case dei torinesi. Un lavoro che hanno poche possibilità di interrompere per ritessere la tela della socialità e della cittadinanza lacerata al partire dalla loro terra. E’ sintomatico a questo proposito il fatto che questa donna di 52 anni, intelligente, combattiva, impegnata socialmente, in Italia da ben 22 anni, parli ancora oggi un italiano molto approssimativo. Marilla Baccassino, presidente dell’UDI torinese, a proposito delle cosiddette badanti ha lanciato l’allarme attorno all’esistenza di casi di vera e propria riduzione in schiavitù.

Il lavoro avviato prevede incontri informativi con gli operatori sociali e i rappresentanti delle comunità straniere. Sono ben 270 le associazioni formali e informali censite a Torino per più di 100.000 migranti, cui bisognerebbe aggiungere la popolazione clandestina. ARCI e CEPSI tenteranno di sensibilizzare gli operatori e i leader di comunità perché informino gli interessati e ne incoraggino l’accesso al progetto precarietà del CEPSI.

Il CEPSI, che opera a tutto campo con cittadini italiani e no di ogni censo ed età, con questo progetto offre a chi ne ha bisogno la possibilità di incontrare gratuitamente per un periodo di tempo limitato uno psicoterapeuta. Si tratta, ha spiegato il direttore clinico Rosa Elena Manzetti, di aiutare la persona a individuare, circoscrivere e magari ridimensionare ciò che fa maggiormente problema, dipanando la matassa di una sofferenza che può essere molto pesante e pervasiva proprio perché fatta di percezioni e timori confusi.

 

 

12.11.2008