Ogni anno è peggio. È sempre più devastata la terra in Palestina, violentata dal muro, soffocata dal cemento degli insediamenti che avanzano, dai check-point ormai delle fortezze, dagli uliveti distrutti, dalla spianata di macerie a cui sono ridotti interi quartieri di Gaza. Sono sempre più senza speranza i palestinesi,
che sopravvivono nell’assedio di Gaza, che a Gerusalemme sono buttati fuori dalle proprie case, che impiegano ore a passare i
check-point, che devono aggirare chilometri di muro. È sempre più paranoica la gente in Israele, che giustifica il massacro di Gaza
perché è autodifesa, che difende il muro perché protegge dai terroristi, che chiama antisemita chi chiede indagini sui crimini di
guerra, che vive circondata da filo spinato negli insediamenti spettrali.
Per la speranza non c’è lo spazio fisico, né mentale. Le aspettative su Obama hanno lasciato il campo alla paura di rivedere sempre
la stessa storia. E l’opposizione Usa alla riconciliazione fra l’Anp e Hamas è giustamente vista come un macigno sulle residue speranze. Siamo noi a dire che oltre a lui non c’è nient’altro, che aspettare l’Europa è un’illusione, come ben dimostra il no europeo alla relazione Goldstone all’Onu.
Le dichiarazioni della comunità internazionale sulla fine dell’occupazione e sui due popoli e due stati non scaldano. La storia
insegna che il negoziato in sé non vale se non si continua ad aanzare in Cisgiordania, a chiudere i palestinesi in mille enclaves,
a desertificare Gerusalemme Est, a consegnare Gaza nelle braccia dell’Egitto.
L’Autorità nazionale palestinese è sempre più lontana dal suo ppolo. A Gaza con Hamas non si sta meglio. In Israele la sinistra è iesistente, e il pacifismo è una nicchia minuscola e isolata. Se il mondo non si muove, da soli non ce la fanno.
«C’è bisogno di una nuova generazione». È questo che dicono tutti, in Palestina e in Israele. Vale anche per noi. Serve un approccio nuovo, che non guardi alla fine del processo ma ai fatti concreti che ne lastricano la strada. Che non si fondi sulla logica di shieramento, ma difenda la dignità e i diritti delle persone ora.
Piccole luci esistono. Giovani palestinesi e israeliani lottano insieme davanti al muro, contro la distruzione e gli espropri delle
case, ai check-point, praticano la resistenza popolare nonviolenta come alternativa alle armi. Gruppi palestinesi e israeliani, ciascuno
dal proprio lato e senza neppure conoscersi, ricostruiscono artecipazione nelle lotte per i diritti sociali. I familiari delle vittime, gli ex combattenti per la pace. Gli obiettori israeliani. Le organizzazioni che difendono i minori incarcerati.
Ci chiedono di fare loro da megafono, di assumere le loro vertenze, le loro campagne, di fare pressione politica in Italia e in Europa per risultati concreti. Di andarli a trovare, di stare nelle loro lotte. Di aiutarli a pesare di più. Di farli incontrare col mondo.
E soprattutto, di dire a tutti la verità.
Info: bolini@arci.it