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Marocco e Sahara Occidentale: l’impegno dell’Arci per una pace giusta e il rispetto dei diritti umani

Aveva venti anni nel 1989, quando fu imprigionata in un centro segreto, dove venne tenuta per quattro anni con gli occhi bendati e regolarmente torturata. La sua colpa era aver manifestato insieme ad altri giovani contro l’occupazione marocchina della sua terra, il Sahara Occidentale. Quando riemerse dalla prigionia, tutti credevano fosse morta da tempo: nessuno aveva più avuto notizie sulla sua sorte. Viene arrestata di nuovo nel 2005 in ospedale, dove è ricoverata per ferite e fratture dopo il pestaggio subito in una

manifestazione. Nel ‘carcere nero’ di El Ayun, famigerato per le orrende condizioni di vita a cui costringe i prigionieri, insieme ad altri attivisti fa 51 giorni di sciopero della fame, e viene liberata dopo una grande campagna di solidarietà internazionale che

coinvolge attivamente anche il Parlamento europeo. Ora è a Lanzarote, nelle isole Canarie, all’aeroporto. Ancora una volta è in sciopero della fame. Stava tornando a casa dagli Stati Uniti, dove aveva ricevuto il premio della Fondazione Robert Kennedy per i diritti umani e quello della Fondazione Train per il coraggio civile. Atterrata in Marocco, le è stato sequestrato il passaporto

ed è stata costretta a salire su un aereo diretto a Lanzarote. La Spagna le ha offerto asilo politico, ma lei rifiuta, vuole tornare a casa. E, almeno per ora, glielo impediscono. Si chiama Aminatou Haidar, è una donna notissima a coloro che si occupano di Sahara Occidentale e di diritti umani. Pratica la resistenza nonviolenta,

difende i diritti del suo popolo e lotta contro gli abusi, le violenze e la sparizione dei prigionieri di coscienza. Nel 2007 le è stato anche consegnato il Premio Silver Rose di Solidar che è stato dato, alla memoria, anche a Tom Benetollo. A ottobre, all’aeroporto

di Casablanca, sono stati arrestati altri sette noti attivisti per i diritti umani del popolo saharawi. Tornavano da una visita a dindouf. Sono ancora incarcerati senza processo e senza garanzia alla difesa, pare imputati solo di propaganda antigovernativa all’estero. È un giro di vite del Governo marocchino che spaventa, preoccupa, e chiama a un nuovo impegno. La nostra associazione, con centinaia di circoli, case del popolo, comitati, è in prima fila da anni nel movimento di solidarietà internazionale che chiede diritti e dignità per il popolo saharawi e il rispetto del diritto internazionale.

Al fianco nostro e di tante altre associazioni abbiamo l’impegno orte di Enti locali e Regioni, che come sempre in queste ore si stanno muovendo presso il Governo e il Parlamento europeo per chiedere iniziative contro la repressione. Stiamo rafforzando,

anche grazie anche al contributo di tanti nostri soci e dirigenti marocchini, le relazioni con la società civile democratica e progressista in Marocco, impegnata ad allargare gli spazi di agibilità politica e sociale che si sono aperti nel Paese dopo anni

terribili di repressione, in cui tanti attivisti hanno conosciuto la galera, la violenza brutale e l’esilio. Saremo da loro, con un viaggio di conoscenza, in primavera, aperto a tutte le persone interessate. Crediamo importante rinsaldare la collaborazione con le

società civili democratiche su entrambe le sponde del conflitto. Come

è nella nostra tradizione di lavoro in Medio Oriente, nei Balcani e in altre aree del mondo anche in questa regione possiamo così, indirettamente e direttamente, aiutare a creare le condizioni di un dialogo per la pace e i diritti umani dal basso, che nell’ultimo

periodo sta facendo qualche piccolo ma importante passo avanti. Non è un percorso facile, lo sappiamo, ma è anche uno degli elementi fondamentali per costruire una soluzione condivisa e duratura del

conflitto e per la piena democratizzazione di tutta la regione. Difendere Aminatou, il suo diritto a tornare a casa libera e in sicurezza, e gli altri arrestati oggi è un imperativo per tutti noi. Abbiamo appena celebrato la giornata contro la violenza sulle donne, difenderla è parte di questa lotta.

Info: bolini@arci.it

 

02.12.2009