Dieci anni esatti dopo il fallimento di Seattle, l'Organizzazione mondiale del commercio proverà a rilanciare, nella riunione fissata a Ginevra dal 30 novembre al 2 dicembre, il Doha Round e il suo programma di liberalizzazioni spinte in agricoltura e in altri settori economici, riproponendo come soluzione alla crisi economica e finanziaria le stesse ricette che l'hanno determinata. Arci, Fair e Legambiente, in vista della prossima mobilitazione mondiale per la giustizia climatica, lanciano un appello di cui pubblichiamo ampi stralci. «Sono passati dieci anni da quando decine di migliaia di persone decisero, scendendo in piazza, che era l'ora di dire basta ad un sistema economico che metteva i profitti davanti ai diritti delle persone e dell'ambiente.
Oggi, dieci anni dopo quel dicembre 1999, la situazione non è cambiata. L'ultima crisi economico finanziaria ha dimostrato l'insostenibilità di un sistema dove la finanza ed i capitali si sganciano dall'economia reale, dove persino il cibo diventa oggetto di speculazione finanziaria condannando alla fame oltre un miliardo di persone. Anni di deregulation, di liberalizzazioni, di primato del profitto hanno dimostrato come i fallimenti del mercato siano
alla base dei peggiori squilibri del pianeta, e come le ricette per curare questi disastri non possano essere le stesse proposte e riproposte da quasi trent'anni. Le politiche neoliberiste imposte dalle grandi organizzazioni internazionali, Fondo monetario e
Banca mondiale e, dal 1994, l'Organizzazione mondiale del commercio, hanno progressivamente aggravato le condizioni di miliardi di persone nel mondo. L'Africa si è ridotto ad essere fornitore di materie prime all'intero pianeta, mentre la maggior parte
dei paesi africani si sono trasformati in importatori netti di derrate alimentari.
L'impatto della crisi speculativa dei prezzi agricoli è stata per queste comunità devastante.
E le politiche proposte all'interno dei negoziati plurilaterali come gli Epa o dei fora multilaterali come la Wto continuano a spingere verso una liberalizzazione dell'agricoltura ed un'apertura dei mercati, invece di sostenere e tutelare le produzioni locali, i mercati interni e la sovranità alimentare di questi paesi. La prossima Ministeriale della Wto a Ginevra avrà come tema centrale proprio l'agricoltura ed il tentativo di trasformarla da fonte di cibo a fornitrice di prodotti.
Una liberalizzazione ed un'apertura dei mercati che non farebbe altro che aggravare l'attuale situazione di povertà e fame cronica in buona parte del Sud del mondo. L'ultimo vertice di Roma della Fao ha dimostrato il disimpegno ed il disinteresse delle élite globali nei confronti della fame e della miseria. Nessun fondo stanziato, nemmeno i 44 miliardi di dollari richiesti dal direttore Diouf che
avrebbero sostenuto lo sviluppo agricolo dei i paesi del Sud del Mondo.
Uno scenario che vede le comunità dei paesi poveri e le tante periferie del mondo in balìa di investimenti speculativi e di una lotta per le risorse che sta inesorabilmente portando ad un allargamento della forbice tra chi ha troppo e chi non ha nulla. Una
tendenza che verrà ancora più confermata dal disastro climatico cui stiamo assistendo. Non è più il momento di stare a guardare, è a rischio la stabilità e la sopravvivenza di intere comunità per gli
anni a venire. È a rischio un futuro sostenibile per le generazioni che verranno. Per questo, come Arci, Fair e Legambiente,
abbiamo deciso di attivarci il 28 novembre in occasione della giornata di azione globale per la giustizia nel commercio ed il 12
dicembre con 100 piazze per il clima, in occasione della mobilitazione mondiale per la giustizia climatica».