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Il Forum del volontariato sociale: riempire il deficit democratico attraverso la partecipazione civile

Si incontrano il 27 e 28 ottobre a Orebro, a tre ore da Stoccolma, le più importanti reti dell’associazionismo europeo. È un appuntamento promosso dal Forum del volontariato sociale proprio nel semestre di Presidenza svedese dell’Unione. È bene ricordare che nel linguaggio europeo non c’è la distinzione che la nostra legislazione opera fra associazionismo e volontariato.

Per volontariato si intende l’impegno civico nelle sue molteplici espressioni: è una cosa importante, visto l’avvicinarsi del 2011 Anno europeo del volontariato, per il quale sono previste iniziative, fondi comunitari e statali.

Il Forum di Orebro si chiama Riempire il deficit democratico attraverso la partecipazione civile e ospiterà un dialogo fra associazioni, ricercatori e rappresentanti della Commissione europea. L’affluenza bassissima alle elezioni europee, l’ingresso nel

Parlamento di forze xenofobe e neonaziste, la crescita esponenziale del razzismo e delle spinte secessioniste in molti Paesi sono un problema per tutti.

C’è la consapevolezza, nelle stesse istituzioni, di aver sottovalutato la costruzione di cittadinanza democratica europea, e si cerca di correre ai ripari dialogando con chi per anni ha evocato, inascoltato, il problema.

Si apre uno spazio per l’associazionismo vero, quello che da sempre sta fuori dalla porta, e che per anni ha dovuto assistere alla manfrina politica e al grande sperpero di denaro pubblico utilizzato nel dialogo fra i poteri europei e una società civile finta, inventata per fare lobby a Bruxelles, incapace di rappresentare le

tensioni vere della società, i suoi problemi e le sue risorse.

C’è tanto tempo perso da recuperare, persino le sedi del dialogo sono tutte da costruire. L’Arci ha molte carte da spendere.

Siamo una grande associazione radicata sul territorio, che ha a che fare con la gente vera. Cerchiamo il dialogo con le istituzioni

ma siamo anche dentro, spesso alla testa, delle dinamiche di movimento nelle strade. Siamo europeisti ma non leccapiedi, e non abbiamo paura di denunciare ciò che non va. Per la parte più intelligente delle istituzioni europee, che cercano di rompere i muri di vetro dentro cui hanno vissuto per anni, siamo interessanti proprio per questo.

A Orebro si riunirà anche la Presidenza del Forum civico europeo, la

rete che difende il ruolo dell’associazionismo ‘generalista’. C’è da preparare il grande Forum di Malaga, il secondo tentativo - dopo l’esperimento ben riuscito a La Rochelle - di coinvolgere nel dibattito con le istituzioni europee gli attivisti e i dirigenti

locali dell’associazionismo e non solo gli addetti ai lavori. Il Forum si terrà a Malaga a maggio del prossimo anno e può essere una buona occasione per l’Arci dei territori per entrare insieme sulla scena.

Alla fine di questa stessa settimana, al Cairo, si incontra la Euromed, la rete di reti europee e mediterranee. A un’altra latitudine la storia è la stessa.

È tempo di riflessioni critiche. Cosa hanno prodotto anni di eventi e il mucchio di fondi spesi dalla Ue? Sicuramente hanno fatto sopravvivere tanta società civile del Sud mediterraneo, ma quella stessa società civile ora rivendica il diritto a mettersi in rete orizzontalmente, da Sud a Sud, senza subalternità e dipendenze.

E, sul piano delle politiche, che fare di fronte agli squilibri economici che crescono, all’esodo e alla strage dei migranti, alle dittature mascherate da democrazie che persistono dall’altra parte

del mare? Anche qui c’è lo spazio per una strategia dell’Arci che metta a valore le relazioni internazionali diffuse, la progettazione

curata da Arcs, le dinamiche di rete dal basso di cui siamo attori. Bisogna dimostrare che è possibile uscire dall’artefatto dialogo Nord-Sud fra ong costruite ad hoc, e di dare forza ai processi e alle

alleanze vere, a chi nelle due sponde lavora e fatica tutti i giorni dentro i problemi reali delle comunità e delle persone.

Info: bolini@arci. it

 

29.10.2009