«In tutto il Medio Oriente c’è una questione identitaria sul quale anche le correnti socialiste dovrebbero riflettere, non si può ridurre il mondo alla sola questione sociale. E nello stesso tempo le identità negate devono capire che tutti i nazionalismi sono sbagliati, perché nel nazionalismo e nel concetto di Stato nazione monoetnico si incarna il principio di tirannia.” Intellettuali e politici dialogano e si interrogano senza rete, nel dibattito su Società del Medio Oriente: Frammentazione e solidarietà, uno dei momenti chiave del Mesopotamia Social Forum.
Sono kurdi, turchi, turkmeni, assiri, caldei, arabi, siriani, armeni, parlano in tutte le loro antichissime lingue. «Non è vero che tutto quello che è successo e che succede qui sia solo il frutto avvelenato dell’occidente. Siamo stati zitti sui nostri conflitti e sui nostri massacri, è stato comodo dare la colpa solo all’imperialismo». Ancora una volta, i nuovi Forum Sociali si fondano sulla ricerca di nuove unità e solidarietà, sulla ricerca di un pensiero nuovo che non fa censure su errori e limiti, fuori dalla propaganda facile. Siamo a Diyarbakir, il centro principale del Kurdistan turco, a non troppa distanza dal confine iracheno dove dopo due giorni si riuniranno ad Erbil i rappresentanti delle principali associazioni, organizzazioni sociali e sindacali irachene per decidere le tappe dell Forum Sociale dell’Iraq. Un processo di convergenza interreligioso, interetnico, interregionale pensato come un argine alla guerra civile che in molti temono.
Corre per tutto il mondo arabo questo anelito a trovarsi, a riconoscersi e a unirsi per sfuggire dalla morsa. Da un lato l’incudine del neo-colonialismo economico, militare, culturale e, dall’altro, il martello del fondamentalismo e delle guerre etniche. Un altro percorso, analogo e collegato, è quello che dal Marocco sta costruendo le tappe per il Forum Sociale del Maghreb-Mashrek. È un processo di autorganizzazione dal basso, che cerca e trova le risorse economiche da sé, interloquendo direttamente e senza mediazioni occidentali con i donatori disponibili a finanziare viaggi e incontri, che si batte per superare i muri imposti da visti e frontiere in guerra. È, nello stesso tempo, un percorso che considera essenziale, oltre che motivo di orgoglio, collocarsi immediatamente all’interno della dimensione globale di società civile a partire dal nome, Social Forum. I comitati organizzatori, uno dopo l’altro, stanno tutti entrando nel Consiglio internazionale del Forum Sociale Mondiale. In ciascun evento regionale, la presenza degli internazionali è considerata essenziale.
C’è un pezzo di mondo senza il quale non è possibile costruire una visione di società diversa. È stato un lavoro di anni la costruzione dei fili di attenzione e collegamento fra le dinamiche a guida latino-americana e le fragili e massacrate società civili arabe; per parte nostra in Medio Oriente abbiamo intrecciato rapporti con Medlink e instaurato tante relazioni bilaterali, nel segno della solidarietà, della cooperazione, delle lotte per la pace. Ora che qualcosa sta accadendo, c’è ancora più bisogno di cura, di attenzione, di collaborazione. L’emancipazione dalla dipendenza occidentale, la costruzione di alleanze orizzontali democratiche nel mondo arabo è qualcosa di delicato e di prezioso. Sappiamo bene che serve anche a noi, è uno dei pochi elementi di speranza per contrastare non solo la guerra ma anche il razzismo e la decadenza culturale della nostra parte di mondo. In questi giorni, a Diyarbakir, i kurdi hanno fatto la loro parte che è fondamentale: la cultura nonviolenta e antimilitarista che hanno incorporata –e che fa onore a un popolo costretto alla resistenza armata-, la visione modernissima dello Stato transnazionale dove popoli diversi possano convivere a parità di diritti, l’attenzione alla dimensione culturale come parte essenziale della trasformazione sociale sono solo alcuni degli elementi che da loro continuiamo, ogni volta, ad imparare.
In allegato la traduzione dell’appello per il Social Forum della Mesopotamia
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