Questa è la cultura che spinge l'Arci a mobilitarsi a sostegno delle lotte anticoloniali, contro il riarmo atomico, per il Vietnam, contro i colonnelli greci e la dittatura in Spagna e Portogallo, a favore del popolo palestinese e di quello cileno mettendo in campo tutta la voglia di fare e l'inventiva del suo mondo associativo e realizzando forme di solidarietà originali e diffuse.
Gli anni Sessanta e Settanta vedono l’evoluzione del pensiero e dei riferimenti tradizionali: in Europa esplodono nuovi movimenti e nuove culture, in Europa orientale le società civili si ribellano al socialismo reale, nel sud del mondo le lotte di liberazione si diversificano producendo esperienze assai diverse.
Alla fine degli anni '70 è ormai matura nell'Arci la convinzione di un impegno internazionale che non coincide più con il punto di vista e gli interessi dei paesi del "socialismo reale", ma che afferma i principi di libertà e democrazia validi ad ogni latitudine.
L’Arci condanna con forza l’invasione sovietica dell’Afghanistan alla fine del 1979 e poi, nel 1981, il golpe in Polonia.
Nello stesso periodo nasce il nuovo movimento pacifista del quale l'Arci diventa uno dei più convinti sostenitori e ispiratori.
E’ un movimento che scuote l’intera Europa, con gigantesche manifestazioni di massa e azioni dirette nonviolente, che si batte contro le due superpotenze Usa e Urss, per una Europa unita, contro il riarmo nucleare che si realizza da entrambe le parti del Muro di Berlino.
I movimenti in Occidente stringono legami di conoscenza e collaborazione. Con quelli dell’Est, praticamente clandestini, si tengono contatti e si avviano percorsi di sostegno e solidarietà.
Con la caduta del Muro di Berlino, il grande movimento pacifista diversifica la sua azione.
L’Arci, insieme a molte altre organizzazioni italiane, si immerge nel lavoro per una pace giusta in Israele e Palestina, costruendo ponti di dialogo fra i palestinesi e le forze pacifiste israeliane.
Le adozioni a distanza di “Salaam Ragazzi dell’Ulivo” inventano un nuovo modo, più concreto e umano, di praticare la solidarietà internazionale. Nel Capodanno del 1990 l’Arci è fra gli organizzatori della grande catena umana per la pace intorno alle Mura di Gerusalemme che coinvolge decine di migliaia di palestinesi e israeliani.
L'impegno internazionale si concretizzerà successivamente con la grande esperienza di solidarietà con le società civili della ex-Jugoslavia coinvolte per un decennio, a partire dal 1991 in un decennio di guerre terribili. Il sostegno alle organizzazioni pacifiste e non nazionaliste, l’ aiuto materiale ai profughi, alle vittime di guerra, ai disertori, l’opposizione alla guerra diventano per anni la priorità di comitati e circoli in tutta Italia.
Questa drammatica esperienza è stato uno straordinario laboratorio di un nuovo modo di intendere l'attività internazionale, rinnovando valori del movimento per la pace in interventi diretti di aiuto umanitario, di aiuto alle vittime, di gemellaggi di solidarietà a sostegno della pacificazione nelle aree di conflitto.
Le speranze di un mondo più giusto che avevano accompagnato la caduta del Muro di Berlino, facendo confidare in un rinnovato ruolo delle Nazioni Unite per la pace e la giustizia globale, si scontrano invece con una realtà in cui cresce l’unilateralismo della superpotenza Usa e la conquista dei mercati mondiali intrapresa con tutti i mezzi possibili dai poteri forti dell’economia nell’era della globalizzazione.
Le ingiustizie e le diseguaglianze mondiali aumentano, la povertà dei sud del mondo cresce, così come i conflitti, la violenza, gli estremismi e i terrorismi.
Tanti movimenti e organizzazioni della società civile mondiale si incontrano prima a Seattle e poi a Porto Alegre nel primo Forum Sociale Mondiale nel 2001, impegnandosi a dare una risposta democratica, partecipativa e nonviolenta ai problemi globali.
Il terzo millennio si apre così, con il pensiero altermondialista per la pace e la giustizia globale a contrastare una situazione sempre più drammatica, con l’attentato alle Torri Gemelle, l’invasione dell’Afghanistan, dell’Iraq, la crisi del processo di pace in Palestina, le bombe a Madrid e a Londra, in un drammatico disordine mondiale.
Un gigantesco movimento contro la guerra si ritrova nelle piazze di tutto il mondo. Il 15 febbraio del 2003 centodieci milioni di persone manifestano in tutti i paesi del mondo e la bandiera arcobaleno sventola alle finestre di milioni di case.
Pace e giustizia sociale marciano insieme. Le mobilitazioni pacifiste e le vertenze per l’annullamento del debito internazionale, contro gli accordi commerciali iniqui verso il Sud del mondo, per la giustizia sociale intrecciano le loro piattaforme e le loro vertenze.
Di pari passo vanno le iniziative tese a costruire una Europa unita non solo nei mercati ma anche nella democrazia, nelle politiche sociali e di accoglienza dei migranti e la ricerca di interlocuzioni con la nuova società civile nell’Est europeo.
In America Latina, in Africa, in Asia le relazioni dell’Arci sono ormai non solo di solidarietà ma vere e proprie alleanze e patti di azioni con organizzazioni che, in altri continenti si battono per gli stessi obiettivi. Sono relazioni paritarie, e dal sud del mondo arrivano importanti elementi per un pensiero nuovo, come la difesa dell’acqua e degli altri beni comuni.
Nell’area del Mediterraneo e del mondo arabo si cercano relazioni nuove e forti, con la società civile impegnata per la democrazia, i diritti umani e per la pace. Si sente l’esigenza di un linguaggio universale, che sappia unire società diverse in un comune impegno, per contrastare la costruzione dello “scontro di civiltà” che, nel nord e nel sud, tanti vorrebbero costruire.
Questo è sinteticamente il contesto che porta l’Arci, nel 1985, a dar vita ad una associazione che si occupi dei progetti di cooperazione internazionale: Arci Cultura e Sviluppo.
Fin dalla sua fondazione l'Arcs (Arci Cultura e Sviluppo) persegue l'obiettivo ambizioso - che la caratterizzerà in tutta la sua storia - di costruire una Ong (Organizzazione Non Governativa) in grado di esprimere la ricchezza dell'Arci e la sua capacità di generare forme associative nei diversi campi, coinvolgendo i propri soci e il territorio diffuso: la cultura, l’infanzia e l’adolescenza, la condizione femminile, lo sport, la lotta all’emarginazione sociale.
A fronte della globalizzazione dei mercati, cresce la spinta positiva alla globalizzazione delle coscienze e del senso di cittadinanza, che spinge alla costruzione di alleanze praticate a livello internazionale.
Si scopre l'esistenza di una questione globale sociale che coinvolge Paesi ricchi e poveri in battaglie comuni per sconfiggere la povertà, l'esclusione sociale, per affermare uno sviluppo socialmente equilibrato ed ecologicamente sostenibile, allo scopo di garantire i diritti inalienabili, di evitare tensioni interne e conflitti internazionali, ed affermare la possibilità di pacifica convivenza sul pianeta.
La dimensione planetaria della società civile è uno scenario reale che mette in collaborazione soggetti diversi, i quali sentono di condividere un comune disegno sociale e civile. L’Arcs è uno strumento attivo per questo disegno di costruzione di società civile globale. La sua attività è tesa a costruire comunicazione, ponti, legami concreti fra cittadini e cittadine, comunità, esperienze associative in paesi diversi.
Le modalità di impegno cercano di offrire occasioni di coinvolgimento reale e diffuso, non solo per gli addetti ai lavori: ed è questo il motivo per cui tanta importanza viene data alla cooperazione decentrata, di comunità, ai campi di lavoro per i giovani, agli scambi culturali.