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01.07.2009 - "PORTE APERTE”, una campagna di disobbedienza civile per l'accoglienza dei migranti promossa dall'Arci

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione Arci
Continua l'iter parlamentare del Ddl 733b, fortemente contestato dall'Arci, da intellettuali, esperti e da organizzazioni che si occupano della salvaguardia dei diritti e dell'accoglienza ai migranti (i giuristi, per esempio, hanno di recente firmato un appello contro l'introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti).
Dopo essere stato approvato alla Camera, domani il Ddl sulla sicurezza andrà in votazione al Senato.
Il disegno di legge introduce un sistema di apartheid e per questo va considerato una legge razziale. Sarà lo status di immigrato a determinare il godimento o meno del diritto.
Cittadini che vivono nello stesso Paese non saranno tutti uguali di fronte alla legge né godranno delle stesse garanzie.
Questo significa l'introduzione del reato di immigrazione illegale e del permesso di soggiorno a punti, una sorta di controllo permanente a cui lo straniero dovrà sottoporsi.
L'intento persecutorio del Ddl è del tutto evidente e comporterà la conseguenza per gli irregolari di non iscrivere a scuola e di non registrare all'anagrafe i propri figli, di non rivolgersi al medico in caso di malattie.
Il pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni sarebbe infatti costretto, con l'introduzione di questo reato, a denunciarli.
L'Arci non ci sta. Per questo, ha deciso di lanciare una campagna di disobbedienza civile dal titolo "Porte aperte" in cui i circoli Arci di tutta Italia ospiteranno i migranti sottraendoli alla persecuzione del razzismo di Stato.
Chiediamo al mondo della politica e della cultura di sostenere questa campagna, denunciando la barbarie di queste misure.
Chiediamo a tutti i cittadini di disobbedire e di aderire alla campagna. Promuoveremo questa iniziativa nelle piazze italiane e al meeting antirazzista di Cecina.
Distribuiremo il nostro vademecum per la difesa dei diritti dei migranti, per il rispetto delle leggi internazionali e della nostra Costituzione e renderemo pubblici gli episodi di violenza e discriminazione che quotidianamente vengono registrati al nostro numero verde.
Saremo in piazza domani in varie città italiane insieme ad altre organizzazioni, a protestare contro il Ddl.
Roma, 30 giugno 2009