No al Servizio Civile obbligatorio

20/10/2017

 

 

di Licio Palazzini, presidente nazionale Arci Servizio Civile

 

servizio-civile-universale-.jpgLa proposta del segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, «di pensare ad un mese di servizio civile obbligatorio» giunge dopo che, negli ultimi mesi, da più parti, si è evocata la reintroduzione di un obbligo di leva.

Se siamo abituati a proposte ‘buoniste’, sarebbe da miopi negare che ci troviamo davanti anche proposte ‘nere’, ove l’obiettivo è il controllo educativo dei giovani da parte della forza politica che governa («basta con i soli diritti, apprendano i doveri») che nasconde l’effetto aggiuntivo della disponibilità di braccia per compiti ancellari alle forze armate e agli enti locali. E una parte di terzo settore, non solo quello di destra storicamente presente nel servizio civile, presterebbe orecchie attente.

Ma a noi interessa il confronto con l’approccio liberale e solidale alla proposta di servizio civile obbligatorio.

Qui possiamo discutere se sia l’obbligo il sistema giuridico migliore, ma ci muoviamo nell’alveo della democrazia liberale e solidale. A queste forze ci sono alcune domande da porre.

Si dice che il mese di servizio obbligatorio prepara al Servizio Civile Universale. Per evitare che sia pura ideologia, chi lo dice dovrebbe garantire comunque almeno 500 milioni di euro all’anno per il Servizio Civile Universale e in contemporanea indicare contenuti significativi, stanziare alcuni miliardi di euro all’anno, formare quadri, rendere disponibili alloggi etc.

Inoltre come pensate di governare l’obiezione di coscienza al servizio civile obbligatorio? Come pensate di governare il malcontento delle famiglie e dei giovani? Vorrei ricordare che nell’ultima stagione dell’obiezione di coscienza era arrivato ad un livello di guardia il malessere verso il servizio civile e in alcuni casi il Terzo Settore non era ben visto dai giovani.

Ma c’è un altro aspetto da esaminare senza paraocchi.

Si dice che il servizio civile obbligatorio sarebbe più democratico dell’attuale perché coinvolgerebbe tutte le condizioni giovanili. Ma sarebbe democratico (eguale diritto per tutti i giovani a vivere una positiva esperienza) solo con una infrastruttura di organizzazioni motivate ad un percorso educativo, non a cogliere l’opportunità di braccia a basso costo.

È  pronto il Terzo Settore a questa sfida? Gli enti locali sarebbero in grado di reggere l’impatto, senza reazioni sindacali ad esempio? Ragionando con la massima apertura possibile, sarebbe possibile se il Servizio Civile Universale viene realizzato con una progressione quantitativa degli impieghi correlata alla formazione di organizzazioni. Ma è una prospettiva poliennale, che non pare interessare ad una politica degli annunci. E qui una considerazione viene naturale. Lo stesso leader politico che ha voluto il Servizio Civile Universale, su base volontaria, non lo fa neanche nascere che già lo affossa.

Infatti non a caso il fattore unificante fra i vari annunci è la rimozione di ogni considerazione organizzativa ed economica.

Sta di fatto comunque che il tema è all’ordine del giorno e può diventare proposta nei programmi elettorali.

Per questo il primo step del confronto è essenzialmente valoriale e culturale. Difficile dialogare con chi ripropone ‘eserciti del lavoro’ di totalitaria memoria, come a chi lo propone da ‘progressista’ andrebbe detto: «Attua fino in fondo il Servizio Civile Universale e avrai ottenuto gli stessi risultati, anzi migliori».

 

ArciReport, 20 ottobre 2017



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