Missione in Sudan, possibile partner di accordi sulla pelle dei migranti

12/01/2017

 

 

di Sara Prestianni, Ufficio Immigrazione Arci nazionale

 

40-u10402972133265sdf--990x556lastampa.it.jpgA fine dicembre 2016 l’Arci, nell’ambito del progetto di monitoraggio delle politiche di esternalizzazione, ha partecipato a una missione congiunta con i parlamentari europei del GUE (Sinistra Europea) in Sudan.

Il Sudan, nonostante sia una dittatura sul  cui presidente pendono due mandati di arresto della Corte Penale Internazionale, è oggi uno dei partner privilegiati dell’Italia e dell’Europa in quanto paese di origine e di transito dei migranti che arrivano sulle nostre coste.

Nel corso degli ultimi mesi l’Europa ha destinato al Sudan più di 100 milioni di euro dei Fondi Fiduciari istituiti al Summit della Valletta, per formare il personale di polizia di frontiera e per dotare il paese di un ‘sistema di gestione  della migrazione’.

Fondi che provengono principalmente dal Budget Europeo allo Sviluppo, creando cosi una pericoloso rapporto tra la collaborazione nella lotta alla migrazione e le politiche di cooperazione internazionale. Nel progetto BMM - Better Migration Menagement - che interessa tutto il Corno d’Africa, l’agenzia di cooperazione tedesca ha aperto un dialogo con il Governo sudanese sia per l’eventuale fornitura di mezzi di controllo delle frontiere che per la formazione di personale di polizia. Fondi che, anche se non arrivano direttamente nelle casse del Governo, permettono di rinforzare organi ed organizzazioni internazionali che si occupano di migrazione nel paese. Parlare, inoltre, di gestione delle frontiere con un paese che vede delle forze speciali coordinate da rappresentanti della pericolosissima milizia dei Janjaweed controllare la frontiera nord, nella rotta che porta dal Darfour verso la Libia, significa esporre i migranti a situazioni di possibile violenza e violazione dei diritti in rotte migratorie già di per sè estremamente pericolose.

Sul piano bilaterale invece l’Italia, il 4 agosto scorso, ha firmato un accordo di polizia con il Sudan per favorire la riammissione dei suoi cittadini a Khartoum, il che ha portato all’organizzazione di un charter, carico principalmente di migranti provenienti dal Sudan il 24 agosto scorso. Migranti sudanesi, arrestati principalmente a Ventimiglia ed espulsi senza che potessero avere una reale possibilità di presentare una richiesta di asilo. Il fatto che i pochi che sono riusciti ad evitare l’espulsione per mancanza di posti nell’aereo abbiano poi ottenuto lo status di rifugiato in Italia, sebbene la richiesta sia stata fatta in procedura accelerata in un CIE, lascia immaginare la possibile violazione del principio di non respingimento di potenziali richiedenti asilo. 

Collaborare con il Sudan nell’ambito della migrazione apre a una forma di riconoscimento ufficiale,  nei negoziati internazionali, del Presidente Al Bashir, non tenendo conto né del regime  dittatoriale che governa il paese nè del genocidio in corso ormai da troppo tempo in Darfour.

 

ArciReport, 12 gennaio 2017



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