L’importante ruolo dei circoli giovanili nel sistema Arci

30/03/2017

 

 

di Federico Amico, coordinatore della Commissione Diritti e buone pratiche culturali, educazione popolare

 

stayhuman_-_tagliato.jpgI terribili e drammatici fatti di Alatri hanno suscitato senza dubbio in Arci molta preoccupazione e dato luogo a diverse considerazioni.

Vorrei partire da un dato personale per fare alcune riflessioni. Sono stato (dal ‘98 al ‘03) presidente di un circolo Arci, un circolo che in associazione, come del resto tanti altri, abbiamo sempre e forse anche erroneamente iscritto alla categoria dei ‘circoli giovanili’: il Maffia a Reggio Emilia.

Un circolo, tra i tanti, che oggi come allora, offrono cultura, musica, spettacolo. Un circolo tra i tanti, che oggi come allora, sono punto di riferimento per l’organizzazione dei desideri di migliaia di persone. Un circolo, tra i tanti, che oggi come allora, sperimentano linguaggi ed espressioni, catalizzano energie e passioni, interpretano spesso l’avanguardia, sempre nello spirito aperto che da sessant’anni l’Arci promuove.

Sono stati anni passati alla porta per verificare il tesseramento, per progettare con i soci e con il direttivo di allora serate, riviste, spettacoli, comunicazione, riflessioni, concerti, mostre, letture, cinema.

Lo scorso 2015 sono state almeno 1.381 le basi associative dell’Arci che hanno fatto tutto questo in 25.089 spettacoli, coinvolgendo 3.023.899 persone, soci (sono dati SIAE 2015; a breve avremo l’aggiornamento per il 2016). Sono numeri questi che indicano la vitalità e la capacità della nostra associazione e che difficilmente potrebbero essere realizzati senza i cosiddetti ‘circoli giovanili’: realtà autorganizzate, aperte, non-profit che mettono a disposizione palchi e luoghi a un numero impressionante di musicisti, DJ, compagnie teatrali e molto altro ancora, senza cui l’Italia tutta sarebbe di molto impoverita, non darebbe spazio a quella creatività diffusa di cui tanto spesso ci si riempie la bocca. E se oggi alla luce di quanto tragicamente accaduto c’è chi pensa di sciacallare sul dramma di un ragazzo pestato a morte da dei delinquenti davanti a un ‘circolo giovanile’ (giornalisti e associazioni di discotecari in primis) lo fa cercando di distruggere questo tessuto.

Ha fatto bene l’Arci, in questo frangente drammatico, a metterci la faccia, ha fatto bene finalmente a prendere parola, come non accadeva da anni, anche in una situazione come questa.

Dispiace però che anche dentro l’associazione ci sia chi abbia voluto mettere in discussione l’esistenza di questi circoli che hanno dato, danno oggi, daranno domani linfa importante all’elaborazione culturale dell’Arci; che hanno dato, danno oggi, daranno domani l’opportunità all’Arci di stare nel presente, di essere un punto di riferimento per tante persone, soci, musicisti, artisti. Quei circoli, ora sotto il fuoco di fila delle parole in libertà sui social e sugli altri mezzi di comunicazione, devono trovare nell’Arci una forte sponda di legittimazione, devono sentirsi valorizzati e sostenuti. Ed è ovvio e scontato, ma è anche bene ribadirlo, che se dovessero essere accertate responsabilità del circolo Mirò, del suo direttivo, queste dovranno essere perseguite con la massima severità, ma come al solito non è la via semplificatoria dell’accusa sommaria a questo tessuto la chiave con cui farci leggere e leggerci.

 

ArciReport, 31 marzo 2017



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