Il suolo, un bene comune? Un milione di firme perché l’Europa lo riconosca

06/04/2017

 

 

di Damiano Disimine, segreteria nazionale Legambiente

 

salvailsuolo_bambino.png2 miliardi di ettari: è la dimensione dell’orto globale, le terre che, per ragioni climatiche, e morfologiche, si prestano all’utilizzo agricolo. A conti fatti, sono meno di 3000 mq di terre coltivate per abitante, e con la crescita demografica saranno 2000 mq dopo il 2050.

Una disponibilità che non è possibile aumentare, che invece è minacciata da processi di degrado, connessi all’eccessivo sfruttamento agricolo: non a caso le Nazioni Unite hanno posto l’arresto del degrado e della desertificazione tra i più sfidanti obiettivi (Sustainable Development Goals) all’attenzione dei governi, tenuto conto anche dei controversi effetti del cambiamento climatico, che accentuerà il degrado nei climi caldi, ma permetterà di spostare verso nord i limiti delle coltivazioni.

Il suolo è un bene scarso quanto essenziale, visto che da esso ricaviamo il 95% del cibo globale. Non è una risorsa di cui esistano giacimenti nascosti: è tutto in bella vista sotto i nostri piedi, racchiuso nei primi decimetri di crosta terrestre.

La produzione di cibo occupa un posto speciale per la nostra specie, ma il suolo svolge anche altre funzioni, fondamentali per la vita: dalla ritenzione e filtraggio delle acque all’accumulo di carbonio in forma organica, per arrivare al supporto alla biodiversità, incluse le comunità di organismi che chiudono i cicli degli elementi vitali. E il suolo non è rinnovabile, poichè i processi che lo generano richiedono millenni: la perdita è definitiva e, diversamente dalle fonti di energia, per il suolo non esiste alternativa. Non su questo pianeta.

Nella nostra storia e nel presente siamo abituati a tracciare confini sul suolo: sono le geografie variabili dei ‘suoli patrii’, ridefinite da guerre sanguinose, le proprietà private o collettive, i perimetri delle lottizzazioni, le conquiste coloniali del passato e il moderno land grabbing, l’acquisizione di terre da parte di multinazionali che le tolgono alle comunità indigene per produrre commodities da immettere nel mercato globale. Ma il suolo è una risorsa per il bene comune, di cui occorre essere custodi anche nell’esercizio del diritto di proprietà: ogni degrado di suolo è un debito che maturiamo verso le future generazioni.

Eppure in Europa, ogni anno, vengono coperti di cemento 100.000 ettari di territorio, per citare solo il più appariscente fra i degradi. Nonostante le evidenze di contaminazione, consumo ed erosione, in Europa non esiste alcuna disciplina che riconosca le funzioni naturali dei suoli come servizi collettivi. È quanto invece chiede la campagna #salvailsuolo, con una petizione alla Commissione Europea: una iniziativa popolare per indurre questa istituzione a sviluppare una direttiva sul suolo, a cui si conformino gli Stati membri e che declini il principio che il suolo è (anche) un bene comune, che il diritto di proprietà delle terre non può essere esercitato in modo arbitrario, e che l’accesso alla terra è un diritto fondamentale di ogni comunità.

Per firmare la petizione basta collegarsi a www.salvailsuolo.it, oppure presentarsi ad uno dei banchetti allestiti in occasione dell’Earth Day, il 22 aprile. Ricordando che per la firma è richiesto il documento di identità.

 

Salva il suolo

Ogni anno in Europa spariscono sotto il cemento 1000 kmq di suolo fertile, un’area estesa come l’intera città di Roma.

Senza un suolo sano e vivo non c’è futuro per l’uomo.

Oggi il suolo è violentato, soffocato, contaminato, sfruttato, avvelenato, maltrattato, consumato. Un suolo sano e vivo ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dalle emergenze alimentari. Tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante, animali.

Nonostante questo, in Europa, non esiste una legge comune che difenda il suolo. I cittadini di tutta Europa chiedono di difenderlo dal cemento, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi.

Oltre 400 associazioni chiedono all’UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l’acqua e come l’aria.

 

Cosa chiediamo

Chiediamo che il suolo venga riconosciuto come un patrimonio comune che necessita di protezione a livello europeo, in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici.

Chiediamo un quadro legislativo che tuteli i suoli europei dall’eccessiva cementificazione, dalla contaminazione, dall’erosione, dalla perdita di materia organica e dalla perdita di biodiversità.

 

ArciReport, 6 aprile 2017



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