Le fossili sono dalla parte sbagliata

13/04/2017

 

 

di Filippo Sestito, coordinatore nazionale Arci Ambiente, difesa del territorio, stili di vita

 

petrolio-in-mare-750x400.jpgCi risiamo. A pochi mesi dal termine della Cop22 di Marrakech, al G7 Energia tenutosi a Roma, sotto la presidenza italiana, il nuovo segretario di Stato Usa all’Energia Perry ha impedito la firma di una dichiarazione congiunta. Tanto da costringere il ministro Calenda a dichiarare: «Abbiamo preso atto che la nuova amministrazione degli Stati Uniti si trova in un processo di revisione di molte sue politiche in relazione al clima».

Del resto, all’epoca degli accordi di Parigi, Trump non era presidente e non era prevedibile la totale sconfessione della strategia di Obama in materia di climate change né l’avvio di una politica delle mani libere su clima e petrolio, rilanciando il nucleare e il carbone.

Il progressivo abbandono delle fonti fossili contenuto nell’Accordo di Parigi, di certo non il più avanzato possibile, subisce, dunque, una forte battuta d’arresto.

Segnali positivi però non mancano.

Il 2015 è stato un anno di eccezionale sviluppo delle rinnovabili, per quantità di potenza installata, diminuzione dei costi di installazione e per la notevole diffusione del solare e dell’eolico. Per la prima volta, grazie alla Cina che ha puntato decisamente sulle energie pulite, le fonti rinnovabili hanno superato il carbone.

Non possiamo dire la stessa cosa per l’Italia.

Il ministro Calenda sta facendo il minimo indispensabile. Mentre quando si riunì il G7 sotto la presidenza della Germania, Angela Merkel annunciò per il 2050 l’obiettivo del 100% di rinnovabili nel proprio Paese, il governo Gentiloni  insiste nel sottovalutare il contrasto ai cambiamenti climatici.

Il sostegno in termini di sgravi fiscali e incentivi alle energie fossili, circa 16 miliardi, è di gran lunga superiore a quello per le rinnovabili.

Basterebbe utilizzare queste risorse per mettere la parola fine al carbone e avviarci a grandi passi verso il 100% di energia pulita.

Il Italia il gas è la fonte di energia sulla quale il governo sta puntando, in continuità con le posizioni assunte all’epoca del referendum sulle trivelle dal governo Renzi e dalle multinazionali dell’energia che lo sostenevano. Scelta ‘strategica’ che vede il governo imporre l’arrivo in Puglia del TAP, il gasdotto proveniente dall’Azerbaijan, che ha suscitato il giusto sdegno e la forte opposizione dei sindaci, dei cittadini, delle associazioni e dei movimenti.

Cosa fare dunque?

Bisogna lavorare per obbligare il governo italiano a spingere fortemente sulle rinnovabili e contribuire così, insieme agli altri paesi industrializzati e all’Unione Europea, a contrastare i cambiamenti climatici.

Come Arci continueremo a sostenere la nostra base associativa che in moltissime realtà è coinvolta nella difesa del proprio territorio e lavoreremo per far sì che al G7 Ambiente, che si terrà a Bologna dal 10 al 12 giugno, ci sia una importante partecipazione popolare in grado di far crescere una netta opposizione alle politiche neoliberiste e alle derive nazionaliste, a partire dall’assemblea indetta per il 23 aprile, sempre a Bologna, da realtà e comitati territoriali per l’organizzazione della mobilitazione.

 

ArciReport, 13 aprile 2017



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