Una riforma con aspetti positivi e alcune criticità da superare

08/06/2017

 

 

omini.jpgLo scorso 5 giugno, presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, si sono tenute le audizioni delle maggiori organizzazioni sociali, di cooperazione e solidarietà internazionale  e di volontariato,  nell’ambito dell’esame degli schemi di decreti legislativi recanti Codice del Terzo settore (Atto n. 417) e Revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Atto n. 418).

Per l’Arci erano presenti la presidente nazionale Francesca Chiavacci e la responsabile nazionale Politiche economiche Greta Barbolini. Di seguito riportiamo il testo delle considerazioni generali svolte dalla presidente Francesca Chiavacci.

 

Per la brevità dei tempi a disposizione,  proveremo ad enucleare in alcuni punti, necessariamente esposti in modo sintetico, la nostra valutazione dei decreti attuativi, concentrando la nostra attenzione in particolare sull’Atto n. 417 (‘Codice del Terzo Settore’) sul quale  presenteremo anche  alcune proposte di modifica. Abbiamo partecipato ai lavori del Tavolo tecnico-legislativo del Forum Nazionale del Terzo Settore, e le nostre note fanno parte del complesso delle proposte emendative che il Forum stesso consegnerà più tardi, quando sarà ascoltato dalla Commissione.

Centriamo dunque, in questo intervento,  l’attenzione sulle modifiche necessarie per la vita della nostra associazione.

Vogliamo svolgere in premessa alcune considerazioni di carattere generale, partendo dalla valutazione positiva che abbiamo dato in sede di approvazione della legge 106/2016.

mani.jpgCi riconosciamo in pieno nella definizione contenuta nell’art.1 della legge, che parla di «promozione e realizzazione di attività di interesse generale, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e di un’azione che le realizza attraverso forme di attività volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi».

Ma vogliamo, in relazione ai decreti attuativi, proporvi alcune riflessioni di carattere generale.

La prima considerazione riguarda un tema di equilibrio generale: se operiamo una valutazione complessiva sull’insieme dei decreti attuativi  (quello sull’impresa sociale e il Codice) traspare un orientamento ‘sbilanciato’ a favore della  promozione e della valorizzazione dell’impresa, in particolare quella di capitale, a scapito di una valutazione della realtà già esistente, dei processi di partecipazione e costruzione di cittadinanza attiva perseguiti dalla promozione sociale, dal volontariato  e dalla cooperazione che hanno costruito e costruiscono la democrazia del nostro paese. La carica di innovazione e il portato di ampio respiro della Riforma (che anche il nostro mondo considera favorevolmente  per le modifiche e i cambiamenti che potrà portare nel nostro modo di essere), l’aver promosso il volontariato e l’impresa sociale e favorito le sinergie positive all’interno del terzo settore tra organizzazioni diverse ma con vocazione identica nel perseguire l’interesse generale; l’aver riconosciuto il valore delle reti associative, della responsabilità nell’autocontrollo e nel ‘dare conto’ nei confronti della società, delle comunità locali e delle istituzioni; l’aver immaginato nuovi strumenti e politiche di sostegno: tutto ciò è positivo ma non sembra che vi sia un uguale impegno nella valorizzazione dei soggetti dediti all’advocacy ed alla promozione dei diritti. Questo potrebbe produrre un grave danno al pluralismo e al tessuto democratico dell’associazionismo e del terzo settore italiano.

Seconda considerazione: i testi presentano ancora numerosi problemi di armonizzazione che rimangono da risolvere e dettagliare. Sono ancora molti (forse troppi) i dispositivi che rimandano a ulteriori decreti e/o disposizioni attuative e interpretative. Chiediamo, anche in quest’occasione, che possa continuare quel lavoro di confronto, collaborazione e regia complessiva tra Governo, Parlamento e mondo del Terzo Settore avviato in questa sede.  Ci sono infatti alcune questioni che, se non risolte, potrebbero dare adito a un’ampia serie di contestazioni e interpretazioni soggettive da parte degli enti preposti al controllo, provocando un effetto contrario al riordino e alla chiarezza.

Infine, osserviamo una eccessiva volontà del legislatore di normare modalità e regole che riguardano Statuti, ammissione di soci, organismi di governo, una sorta di ‘forzatura’ rispetto all’autonomia statutaria e, soprattutto, una pratica che potrebbe dar luogo a una  rigidità burocratica che rischia di limitare la libertà di associarsi dei cittadini. Se infatti è giusto ottemperare al dovere della trasparenza e della correttezza, quello che ci preoccupa, in generale, è che si sia ragionato poco su una possibile gradualità nel distinguere tra gli obblighi e i vincoli previsti per le grandi associazioni e per le piccole. Si rischia così di sovraccaricare le pubbliche amministrazioni e gli Enti di Terzo Settore di troppi e poco utili adempimenti, distogliendoli dal fine primario che vogliono perseguire.

 

ArciReport, 8 giugno 2017



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Posted by DONNA COOPER on
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