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25 marzo: riuniamo le forze contro austerità e muri

18/01/2017

 

 

di Raffaella Bolini, Relazioni internazionali Arci

 

index.jpegComincia male l’anno nuovo in Europa: con le migliaia di migranti all’addiaccio sotto la neve davanti ai fili spinati e il maggior rigore richiesto ancora una volta dalla Commissione Europea all’Italia e ad altri paesi.

Perseverare dovrebbe essere diabolico, ma pare sia l’unica cosa che la leadership dell’Unione riesca a fare: alimentare il circolo vizioso fra diseguaglianza, insicurezza e paura, che è manna dal cielo per i movimenti reazionari.

Intanto la Presidenza del Parlamento Europeo finisce nelle mani dei conservatori, le elezioni  in Olanda potrebbero portare alla vittoria un movimento ultra anti-europeista e anti-islamico, Marine Le Pen si giocherà la Francia ad aprile, e a luglio il G20 ad Amburgo vedrà in campo la nuova santa alleanza democricida fra Trump e Putin.

In questo scenario a rischio di implosione e di derive oscure, il 25 marzo i capi di stato e di governo europeo celebreranno a Roma il sessantesimo anniversario del Trattato che istituì la Comunità Economica Europea.

Si vedranno in Campidoglio, andranno al Quirinale, banchetteranno in una villa romana e firmeranno una Dichiarazione di Roma.

Sicuramente non diranno le sole parole che dovrebbero dire: stiamo suicidando il progetto europeo con l’austerità e il rigore, dando fiato al peggio che il nostro continente ha nel suo codice genetico - cambiamo tutto.

E il rischio è che la voce dell’Europa giusta sia flebile e balbettante.

Eppure non siamo costretti a scegliere fra l’Europa reale  dell’austerità e l’Europa dei mostri, dei muri e delle frontiere.

Un’altra opzione esiste: l’Europa della democrazia, dei diritti, della dignità, dell’accoglienza, della pace, della giustizia ambientale, del lavoro, del reddito, del welfare, dell’uguaglianza, della solidarietà, della partecipazione non è un sogno, è un progetto possibile.

È anche un campo di forze che produce pensiero, proposte, resistenze, lotte, cultura, laboratori di alternativa. Potrebbe, e talvolta riesce, a porsi come punto di riferimento per il disagio, la sofferenza, il rancore, traducendoli in energie di trasformazione positiva.

Dovrebbe farlo molto di più, in questo tempo drammatico e pericoloso, in cui non si può aspettare che il cambiamento cada dal cielo.

Tanti sono i limiti e le difficoltà. E paghiamo soprattutto il prezzo di una grande frammentazione, che ci toglie forza, visibilità e capacità di attrazione. Ma abbiamo una responsabilità, a cui non possiamo sottrarci.

Ed è per questo che abbiamo proposto a un fronte largo di attori sociali - associazioni, sindacati, movimenti - di costruire una convergenza unitaria nei giorni intorno al 25 marzo, intrecciando temi e soggetti diversi in una mobilitazione comune per l’alternativa europea.

Hanno risposto in molti, e diversi. La proposta è di costruire un ombrello comune dove possano riconoscersi le iniziative già in programma, e di dare vita insieme a incontri e azioni comuni.

Non sarà facile. Ma non si può neppure rimanere a guardare, mentre i muri e i fili spinati ingabbiano vite e futuro. Serve un campo comune, dove darsi forza e coraggio a vicenda, e offrire un punto di riferimento a tante coscienze smarrite.

Il 25 marzo a Roma non sarà certo la soluzione, può però essere un nuovo inizio.

 

ArciReport, 19 gennaio 2017



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