Femminicidio, una tragedia che non si ferma

19/01/2017

 

 

di Ornella Pucci, Consiglio nazionale Arci

 

femminicidio-large300.jpgGessica, Rosanna, Tiziana, Ylenia, sono solo alcuni degli ultimi nomi di donne che la cronaca registra come vittime di femminicidio o tentato femminicidio nelle prime due settimane del 2017.

Non solo, ma spesso sul web le vittime sono dileggiate, così come vengono dileggiate e minacciate donne della politica, giornaliste e tante altre.

Si parla di misoginia dilagante e di problema culturale, a me sembra piuttosto un odio di genere a volte purtroppo ripetuto anche da soggetti di sesso femminile. Questo massacro non si fermerà con dichiarazioni di principio. Quasi tutte le donne avevano chiesto aiuto, quasi tutte si erano rivolte alla polizia, eppure sono morte lo stesso. Spesso nei tribunali e sulla stampa prevale ancora una mentalità che colpevolizza le donne e si rende complice degli uomini che abusano di loro.

I centri antiviolenza che sanno come fare per difendere le donne, sono finanziati a singhiozzo e raramente hanno il denaro sufficiente per gestire le case rifugio. Nella scuola non si fa prevenzione, non si educano le ragazze a riconoscere il pericolo e a difendersi. Non si educano i ragazzi al rispetto del limite. La violenza sulla donna è un problema strutturale che affonda le sue radici nella disparità trai sessi e nella discriminazione. Queste radici non sono affatto state estirpate nonostante le leggi ci siano.

Abbiamo combattuto molto per ottenerle ma non c’è l’impegno sufficiente perchè siano rispettate.

La convenzione di Istanbul deve essere applicata in ogni sua parte. La tragedia del femminicidio ha costi altissimi, umani e materiali. In Italia ci sono le competenze per  organizzare un lavoro che può salvare molte vite. Che cosa stiamo aspettando? Dopo la straordinaria manifestazione di Roma del 26 novembre  2016 e la partecipatissima giornata del 27, dove centinaia di migliaia di persone hanno sfilato  manifestando la consapevolezza della gravità della situazione e la richiesta di cambiare, non è successo niente.

Dopo Roma, le donne si  incontreranno ad un terzo appuntamento nazionale, il 4 e il 5 febbraio a Bologna, in cui riprenderanno la stesura del Piano femminista contro la violenza, discuteranno anche delle forme e delle pratiche dello sciopero indetto per l’8 marzo.

L’8 marzo è una giornata di lotta,  non abbiamo niente da festeggiare, abbiamo tutto da cambiare!

Dopo le straordinarie giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne nelle piazze di tutto il mondo,  il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per le donne per riprendersi questa giornata di lotta: sarà sciopero globale delle donne. Quel giorno sciopereremo anche in Italia. A cento anni dall’8 marzo 1917, le donne torneranno in strada in tutto il mondo.

 

ArciReport, 19 gennaio 2016



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