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Il piano del Ministro dell’Interno sull’immigrazione

19/01/2017

 

 

di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

 

cie.jpgDel piano Minniti sull’immigrazione sappiamo ancora poco. Solo quello che riportano i giornali. E quel che leggiamo non è chiaro o non ci piace. Intanto è sbagliato aver legato una ipotesi di modifica delle politiche sull’immigrazione a misure contro il terrorismo. L’unico risultato, in un Paese come il nostro che finora non ha subito attacchi, è di alimentare paure e razzismo. Del tutto sbagliato è anche aver avviato una discussione pubblica su un argomento così complesso partendo dalla coda, ossia da come si espellono coloro che non hanno un regolare titolo di soggiorno. Errore aggravato (ma qui in continuità con quel che è successo negli ultimi anni) dal legame che su questo argomento è stato proposto con il diritto d’asilo. I CIE non sono una risposta all’irregolarità in gran parte prodotta dalla legge, che non è attuabile, sia per gli ingressi per motivi di lavoro che per protezione internazionale. Il che significa che non c’è alcuna via d’accesso legale in Italia. I CIE rappresentano un problema per le ingiustizie che producono, perché hanno un impatto negativo nei territori su cui sono presenti, perché alimentano il razzismo. E tanti anni di esperienza dimostrano che sono anche inutili: lunghi periodi di detenzione e tanti centri (13 per quasi 2000 posti nel 2011) non hanno cambiato il risultato, che è sempre stato, con qualsiasi governo, trascurabile, sul piano dell’efficacia. Tanto da spingere il Viminale a smantellarli progressivamente. Adesso si cerca di rimettere indietro le lancette della storia.

C’è poi la proposta dei lavori socialmente utili. Che vuol dire? Opinione pubblica, giornalisti e politici dibattono da tempo su questo tema con posizioni molto contraddittorie. Da un lato si sostiene che i profughi ospitati dalle strutture d’accoglienza (spesso abbandonati a se stessi) devono lavorare per ‘ripagare’ l’accoglienza fornita dal nostro Paese. Dall’altro si sostiene che, lavorando, rubino il lavoro ai tanti italiani disoccupati. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello  di rendere le persone straniere autonome e responsabili.

I lavori socialmente utili per i richiedenti asilo possono essere una buona proposta, a patto che le persone vengano retribuite per il lavoro che svolgono e che il loro permesso di soggiorno possa essere convertito da richiesta d’asilo in permesso per lavoro. Porre delle condizioni all’esigibilità di un diritto costituzionalmente riconosciuto (art.10) significa di fatto negare l’universalità di quel diritto e dunque lo stesso dettato costituzionale. 

 

ArciReport, 19 gennaio 2017



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