G7 Ambiente: il movimento ecologista si riprende la scena

14/06/2017

 

 

di Stefano Kenji Iannillo, Esecutivo nazionale Rete della conoscenza

 

G7_Ambiente_Bologna10.JPGL’11 e 12 giugno la città di Bologna ha ospitato il G7 Ambiente a guida italiana. La Cop21 ci aveva lasciato con il sorriso amaro di un accordo storico, da cui Trump ha ritirato gli Stati Uniti, senza l’ambizione necessaria ad invertire la rotta del sistema economico e globale a causa della febbre del pianeta.

La Cop 22 di Marrakech ci ha insegnato la necessità di ripartire dai territori per costruire una nuova democrazia reale in grado di imporre politiche sostenibili e nuove relazioni globali fondate sul rispetto dei popoli e della Terra.

Il G7 ambiente si è concluso, invece,  con un nulla di fatto reso trasparente dall’incredibile dichiarazione del ministro Galletti: «Tranne che sul clima siamo d’accordo su tutto».

A cosa è servito allora questo G7? A giudicare dall’enorme mole dei side events che hanno colonizzato il centro città sotto la sigla #allforthegreen e il super presenzialismo del ministro, l’obiettivo era chiaro: colorare di verde gli artefici del boicottaggio del referendum del 17 aprile, dei nuovi permessi di esplorazione e ricerca petrolifera, delle grandi opere inutili e invise, dell’esautoramento dei territori dal potere decisionale sul modello energetico e di sviluppo. Ogni cosa sembrava voler dire: «Non siamo come Trump, noi siamo i buoni, gli amici dell’ambiente».

A rovinare la festa al ministro e a rimettere al centro il protagonismo della società civile e dei territori ci ha però pensato la rete #G7M composta dalla partecipazione di attivisti, cittadini, alcune tra le principali associazioni del paese (Legambiente, Arci, Rete della Conoscenza, Fiom, CGIL) e realtà territoriali e di movimento.

Una rete che già dal nome ha scelto di richiamare immediatamente la contrapposizione tra i 7 grandi ‘che decidono’ e i 7 miliardi della popolazione mondiale esclusa dai processi politici.

Un percorso il cui slogan Ambiente alla base e non al vertice individuava nella riscoperta del senso autentico della democrazia il fulcro di un progetto realmente ecologista.

Un percorso partecipativo che ha portato in piazza domenica pomeriggio, dopo 3 giorni di eventi, oltre 2000 persone.

La società civile è stata anche in grado di presentare una piattaforma ambiziosa in 10 punti, il dECOlogo, che ha raccolto l’adesione di oltre 200 associazioni e 100 scienziati definendo una strategia precisa per la creazione di una società ecologica.

Una mobilitazione che si è dimostrata più forte del tentativo di criminalizzazione da parte di media e soggetti politici che hanno imposto l’elefantiaca, insensata ed inefficiente militarizzazione della città.

Un apparato amministrativo e politico che ha portato ad una restrizione dell’agibilità democratica tramite la prescrizione al corteo delle vie del centro nonostante non ospitassero alcun evento.

Un successo per chi si augura la nascita di un forte movimento ecologista in Italia.

Una bruciante sconfitta per chi ha provato a costruirsi una vetrina e si è ritrovato invece impelagato in una serie di fumosi eventi e nell’opposizione costruita da migliaia di cittadini.

 

ArciReport, 15 giugno 2017



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