Lavoro per migranti: un’impresa possibile

22/06/2017

 

 

di Sergio Giovagnoli, coordinatore progetto ‘Idee da coltivare’

 

images.jpegNel tempo in cui le risorse scarse non sono le materie prime e tantomeno i consumi dei cittadini quanto l’attività umana di trasformazione e produzione di merci chiamata lavoro, nell’epoca del precariato diffuso e  della flessibilità, dell’ideologia della competizione, del mito del successo facile e della rendita, ripensare a come produrre la ricchezza sociale equamente ripartita nel rispetto dei diritti di cittadinanza può sembrare veramente un’impresa impossibile. La parola impresa oggi non evoca immediatamente buona occupazione e diritti, ma spesso fallimenti, licenziamenti e delocalizzazioni. In questo scenario, a dir poco impervio, hanno continuato a farsi strada milioni di cittadini prevalentemente provenienti dal sud del mondo, occupando tutti gli interstizi di questo universo frantumato che è diventato il lavoro in Europa e in Italia. Fabbriche e cantieri, servizi e lavoro di cura, commercio a agricoltura hanno ‘accolto’ milioni di cittadini attraverso un perverso meccanismo di diritti sospesi o quanto meno diffusi a macchia di leopardo. Il lavoro su cui si fonda la Repubblica, da diritto fondamentale, rischia di slittare nella categoria della beneficenza e i diritti connessi quasi fossero un lusso improponibile. Sono all’ordine del giorno le iniziative delle forze dell’ordine che in virtù della nuova legge contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato portano alla luce attività criminose ai danni di stranieri spesso minacciati e ricattati per la loro vulnerabilità.

In questo contesto nasce il progetto dell’Arci Idee da coltivare (finanziamento del Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Asilo Migranti e Integrazione 2014-2020) un percorso per lo start up di imprese costituite da migranti titolari di protezione internazionale (TPI)  nell’ambito dei servizi e dell’agricoltura biologica.

Si tratta di un tentativo di rispondere al bisogno di occupazione e inserimento sociale di TPI attraverso il sostegno e l’accompagnamento alla creazione di imprese sulla scorta di esperienze sempre più diffuse di una nuova imprenditoria migrante che è divenuta una delle leve del percorso emancipatorio per persone che subiscono spesso la doppia discriminazione come lavoratori e come stranieri.

Il progetto sarà attuato nei territori di Civitavecchia, L’Aquila, Caserta, e Napoli per sostenere l’inserimento socio-lavorativo dei titolari di protezione internazionale dove sarà attivo uno sportello territoriale di help-desk che supporterà i candidati nell’elaborazione del curriculum vitae e, se del caso, nell’avvio delle pratiche per la certificazione delle competenze, nonché della proposta di attività imprenditoriale.

Nel mese di settembre, in una sede istituzionale di ciascuna delle città interessate, si terrà la presentazione pubblica del progetto.

I TPI partecipanti alla presentazione, interessati al progetto, saranno selezionati sulla base del livello di conoscenza della lingua italiana, che rappresenta un requisito fondamentale e secondariamente sulla base delle loro competenze.

Il progetto prevede l’offerta di un pacchetto formativo sull’avvio di impresa e sulla conoscenza approfondita della lingua italiana. Al termine del primo modulo formativo i partecipanti si eserciteranno nella descrizione di un progetto d’impresa a cui seguirà una successiva selezione, da parte di una commissione di esperti, delle idee imprenditoriali potenzialmente di successo alle quali destinare un contributo per l’avvio dell’impresa.

A seguito di questa selezione una decina di TPI parteciperanno all’ultimo modulo formativo specialistico che si avvarrà di docenti appartenenti a diverse aree di competenza sul tema.

In conclusione di questo modulo verranno selezionate due idee progetto. Ogni idea impresa selezionata avrà l’apertura di un conto corrente presso Banca Etica, su cui verrà versato il contributo per l’avvio dell’impresa, l’assistenza e il supporto per l’eventuale accesso al credito bancario (microcredito).

Le imprese finanziate verranno accompagnate e monitorate per il primo semestre di attività. Il progetto inoltre prevede la pubblicizzazione dei prodotti di Idee da coltivare attraverso l’inserimento nei canali di distribuzione del commercio equo e solidale e l’ideazione di un appuntamento promozionale annuale, Fiera, presso la quale presentare le 8 imprese avviate e i relativi prodotti. La Fiera verrà organizzata a L’Aquila nell’ottica di collaborare a rilanciare un territorio ancora fortemente segnato dal terremoto del 2009.

 

ArciReport, 22 giugno 2017



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