Grandissima partecipazione alla Marcia della Giustizia in Turchia

13/07/2017

 

 

di Franco Uda, responsabile nazionale Arci Pace, diritti umani e solidarietà internazionale

 

manifestazione-opposizioni-turchia-golpe-orig_main.jpg«Hak, Hukuk, Adalet» - Diritto, Legge, Giustizia - sono le parole che hanno scandito una delle più grandi manifestazioni contro il regime di Erdogan in Turchia, che va a inserirsi in una straordinaria ondata di repressione che, dal cosiddetto ‘fallito golpe’ di un anno fa e la vittoria sul filo di lana del presidente al referendum costituzionale, sta colpendo la popolazione in Turchia: circa 50mila le persone arrestate e oltre 150mila quelle licenziate o sospese dal lavoro. Le opposizioni al regime hanno da diverso tempo tentato di denunciare sui media mondiali l’attuale situazione antidemocratica nel loro Paese. Tra queste il Chp - il Partito Repubblicano del Popolo - formazione laica e principale forza di opposizione, che ha recentemente subito l’arresto di uno dei suoi deputati, Enis Berberoglu, condannato a 25 anni di detenzione per aver fornito informazioni riservate al quotidiano d’opposizione Cumhurriet.

Per protesta il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu, intraprende una marcia di 25 giorni e 430 chilometri, da Ankara a Istanbul, fin nella centralissima piazza del quartiere di Maltepe - nella parte asiatica della città - sfidando gli oltre 15mila agenti schierati dal Governo, con le bandiere nazionali della Turchia, ritratti di Ataturk - il padre fondatore della repubblica turca moderna e laica, e invocando «Adalet», giustizia. Le richieste sono quelle della scarcerazione dei detenuti politici e della fine dello stato di emergenza, con il quale il Sultano prosegue la propria personalissima e paranoica lotta contro i seguaci di Feto, la presunta rete golpista del suo acerrimo rivale Fethullah Gulen.

Il presidente Erdogan ha stigmatizzato queste manifestazioni di massa, paragonando la marcia al tentato golpe del 2016, seguito dal Mhp - Partito di Azione Nazionalista - ormai sempre più allineato alle posizioni governative del Akp - Partito per la Giustizia e lo Sviluppo - di Erdogan.

La divaricazione della società turca e la tensione nel Paese si rispecchiano in una polarizzazione sempre più evidente nella politica, in cui all’asse pro-Erdogan dell’Akp-Mhp si contrappone un inconsueto avvicinamento dei kemalisti del Chp con gli ambienti filo-curdi dell’Hdp. Sembra soprattutto un braccio di ferro tra movimento democratico  - non violento - e regime erdoganiano, che ancora una volta oppone una concezione di Turchia europea - laica e democratica - a una Turchia asiatica - musulmana e autoritaria. Se questo evento rappresenterà una svolta nell’impari braccio di ferro tra regime e forze di opposizione e la nascita di un movimento nazionale lo vedremo.

Quello che è certo è che le caratteristiche della Marcia della Giustizia di Kilicdaroglu - pacifica e nonviolenta - ricordano molto sia quella del 1991 ad Ankara, nella quale 100mila minatori turchi scesero in piazza per reclamare i loro diritti, sia il ben più noto cammino di Mahatma Ghandi che, nel pieno rispetto della controparte - che riconosceva - verso la quale non inveiva e soprattutto non si armava, ma a cui chiedeva giustizia, è riuscito a determinare l’indipendenza dell’India dal giogo oppressivo e colonialista degli inglesi.

Non diversamente in epoca più recente, Martin Luther King riuscì ad avviare una rivoluzione pacifica incentrata sul rispetto e la pace, mettendo al bando qualsiasi atto di violenza, nel richiedere giustizia nei confronti del popolo afroamericano discriminato e vessato; o quando nella Repubblica del Sud Africa, Nelson Mandela rinunciò alla violenza nel rivendicare i diritti umani dai quali, per volere delle istituzioni sudafricane, erano esclusi i neri.

È la storia di immense vittorie umane - prima ancora che politiche - nel metodo e nella prassi, nella quale si inserisce a pieno titolo l’iniziativa di Kilicdaroglu, a cui dovremmo guardare con grandissimo interesse e supportare con tutte le nostre forze.

 

ArciReport, 13 luglio 2017



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