Molte ombre e solo qualche luce al G20 di Amburgo

13/07/2017

 

 

di Filippo Sestito, coordinatore nazionale Arci Ambiente, difesa del territorio, stili di vita

 

maga23-720x505.jpgSi è chiuso ad Amburgo il summit del G20 con molte ombre e solo qualche luce.

Non lo nasconde neanche la padrona di casa Angela Merkel, che già all’inizio del vertice aveva dichiarato trattarsi di un summit ‘difficile’.

Sul commercio, i paesi che rappresentano l’80% degli scambi internazionali affermano che i mercati saranno mantenuti ‘aperti’, ma, al contempo, che è possibile ricorrere a ‘misure difensive’, protezionistiche.

Sui migranti, a fronte del riconoscimento di un «diritto sovrano degli Stati a controllare le proprie frontiere», si parla nel documento finale di immigrazione ordinata, regolata e sicura. Troppo poco persino per il primo ministro italiano, Paolo Gentiloni.

A dare la cifra finale del G20 di Amburgo è, però, la frattura sul clima tra gli Stati Uniti di Donald Trump e gli altri 19 paesi.

«Prendiamo atto della decisione degli Stati Uniti d’America di ritirarsi dall’accordo di Parigi», questo si legge nel documento ed è la stessa Merkel ad affermare che laddove non c’è consenso bisogna mettere il dissenso nero su bianco, ma, contemporaneamente, afferma con forza, insieme a tutti gli altri leader, che gli accordi di Parigi sono irreversibili.

Non era scontato che i leader del G20, ad esclusione di Trump, mantenessero la loro posizione difendendo gli accordi di Parigi, ma ancora non è sufficiente e avremmo voluto commentare scelte più coraggiose, che prevedessero l’abbandono delle fonti fossili e azioni più incisive in difesa del clima.

Non promette nulla di buono, purtroppo, il riferimento ai combustibili fossili che Trump è riuscito a far inserire nel testo finale: «Gli Stati Uniti dichiarano che si sforzeranno per lavorare a stretto contatto con altri Paesi, per aiutarli ad accedere e ad utilizzare combustibili fossili in modo più pulito ed efficiente».

Tradotto, significa che Trump, per favorire le aziende petrolifere e del carbone,  vuole aumentare la produzione e l’esportazione delle energie fossili.

Per questo è necessario essere più ambiziosi nel chiedere un modello economico alternativo al neoliberismo e accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili, senza replicare gli errori del passato.

La lotta ai cambiamenti climatici è questione decisiva per la nostra generazione e per quelle a venire, e la settimana di mobilitazione e contestazione durante il Summit di Amburgo lo ha dimostrato.

Mentre i leader del G20 lasciavano Amburgo, città militarizzata, centomila persone sfilavano fuori dalla zona rossa nella manifestazione della Solidarietà senza confine, sconfiggendo la paura e il clima di terrore creato ad arte dai media e dai governi per tentare di impedire la contestazione alle politiche neoliberiste che caratterizzano l’azione dei 20 grandi.

 

ArciReport, 13 luglio 2017



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