Una calda estate nera

07/09/2017

 

 

di Andrea La Malfa, referente Arci per la Presidenza sulla Memoria

 

393887-thumb-full-chalet_nazi.jpgL’estate appena passata ha scaldato gli animi dei movimenti fascisti italiani. Il particolare attivismo di Casapound, Forza nuova e la galassia di sigle tendenzialmente misconosciute in cui l’estrema destra si rifugia con la sua simbologia ha conquistato le pagine di giornali e di una cronaca politica altrimenti spenta. Forti di quella che a volte sembra impunibilità, altre il tentativo di rilegittimazione politica, i pericoli di un secolo dopo hanno fatto capolinea nel dibattito mainstream.

A dire il vero già il primo sole primaverile aveva portato un certo nuovo attivismo. Da vicino ci ha riguardato ad esempio l’aggressione a due soci Arci al circolo Scumm di Pescara, nella notte tra il 20 e il 21 maggio. Aggrediti senza motivo o provocazione alcuna da picchiatori che si sono poi congedati facendo il saluto romano. I due assalitori, di 24 e 25 anni, sono stati identificati nei giorni seguenti, con il comitato che si è costituito parte civile in un processo che speriamo ristabilisca un po’ di giustizia.

Un attivismo di gruppi fascisti favorito culturalmente da un razzismo sempre più diffuso; promosso, da tempo, da siti internet, pagine social e programmi televisivi dedicati. Basta girare su Rete 4 nella primissima serata dei giorni feriali per assistere a vere e proprie trasmissioni di incitamento all’odio razziale, con finalità politiche e modi spicci, che parlano alle paure e mostrano corpi e occhi di nuovi ‘mostri’. Se, come amava dire il deputato socialista Rino Formica, «La politica è sangue e merda» questa tv ci si è adattata benissimo.

Un’onda lunga razzista che ha permesso alla destra italiana, sempre più egemonizzata dai suoi estremismi, di rendere ostaggio la legge sullo ius soli, con tanto di raduno di Forza nuova, il 15 giugno, sotto il Senato della Repubblica. Manifestazione non autorizzata, respinta dalla polizia con l’uso di idranti e conclusasi con 64 identificazioni e denunce.

A Milano invece Casapound il 30 giugno in una sede consiliare è riuscita a entrare, quella di Palazzo Marino, nel tentativo di bloccare il Consiglio Comunale e chiedere le dimissioni del sindaco Beppe Sala; andandosene non prima che uno dei componenti del gruppo si licenziasse con il saluto romano di rito.

Il caso che ha fatto parlare maggiormente è stato però qualcosa di più pittoresco e folkloristico: lo stabilimento balneare di Punta Canna a Chioggia. ‘Scoperto’ dal quotidiano La Repubblica (le virgolette sono dovute al fatto che questa situazione andava avanti da una decina di anni), il proprietario dello stabilimento Gianni Scarpa aveva negli anni riempito il lido di oggetti e cartelli ispirati al ventennio. Un corollario di gadget e cartelli nostalgici, comizi ogni mezz’ora dagli altoparlanti. Durante la prima intervista il titolare, bandana gialla colorata annodata in fronte, era quasi compiaciuto dell’attenzione dedicatagli; non lo sfiorava evidentemente l’idea che quello da lui compiuto è considerato dall’ordinamento giuridico un reato. La soddisfazione del titolare si è così assopita nei giorni successivi quando la Procura, viste le polemiche e le imminenti interrogazioni parlamentari, è intervenuta con la rimozione del materiale e l’apertura di un fascicolo di inchiesta che potrebbe portare anche al ritiro della concessione pubblica.

Sempre in spiaggia, non hanno avuto invece l’attenzione che meritavano i blitz di Casapound nelle spiagge - soprattutto romane - per cacciare gli ambulanti. Vere squadracce, spesso di una decina di membri, autonominatesi tutrici dell’ordine contro, spesso spauriti e sicuramente inoffensivi, venditori estivi.

Tutto ciò accadeva mentre alla Camera dei Deputati arrivava la proposta di legge, a prima firma Fiano e depositata due anni fa, per l’inasprimento delle legge Scelba e Mancino. Una proposta che come Arci avevamo accolto con favore. In Parlamento purtroppo la contrarietà del centrodestra e dello stesso Movimento 5 stelle ha bloccato la legge. La discussione politica su questa proposta ha visto anche il deputato Massimo Corsaro di Fratelli d’Italia, un passato nell’MSI, occupare le pagine dei giornali per essere riuscito a coniugare in un post su facebook di appena una riga molta volgarità e un sottointeso antisemitismo verso l’onorevole Fiano, appartenente alla comunità ebraica.

 Il 14 agosto un altro socio della nostra associazione, del circolo di Ombriano (Cremona) ha subito un’aggressione mentre tornava a casa a tarda notte, dopo la chiusura del circolo, in bicicletta. La settimana prima di questa aggressione nel centro di Mantova un gruppo di naziskin in un pub aveva picchiato un ragazzo di trent’anni. In questo caso il sindaco Mattia Palazzi, ex presidente del comitato Arci della provincia, ha  dichiarato che il Comune si costituirà parte civile nel processo a carico del gruppo naziskin. A fine agosto un altro caso arriva sui giornali. Un prete di Pistoia, don Massimo Biancali, a cui sono stati affidati dei richiedenti asilo, li porta in piscina e posta la foto sui social. Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, rilancia la foto sul suo profilo, dando il via al linciaggio su internet. Passando dalle minacce virtuali a quelle reali, qualcuno taglia le gomme delle biciclette dei migranti e Forza nuova annuncia che sarà presente alla prossima messa del parroco per «vigilare sulla dottrina». La domenica successiva però lo sparuto gruppetto fascista è decisamente in minoranza rispetto ai tanti fedeli che applaudono il prete, e al presidio antifascista, a cui ha preso parte anche una delegazione Arci.

Con l’estate al suo crepuscolo, Forza nuova rilancia il manifesto creato nel ventennio da Gino Boccasile, raffigurante un uomo nero che afferra con forza una donna bianca con i capelli biondi, aggiungendo la dicitura «Difendila dai nuovi invasori». Un richiamo esplicito al fascismo che anticipa quello di un paio di giorni fa, con la provocazione di una ‘Marcia di patrioti’ a Roma, da tenersi casualmente il 28 ottobre prossimo, stesso giorno della marcia fascista su Roma del 1922.

Su questa iniziativa abbiamo già contattato l’Anpi per coordinare le possibili azioni politiche da mettere in campo nel caso in cui il Ministero degli Interni non intervenisse per vietare la manifestazione.

Per chi di voi ha letto questo articolo, molti - se non tutti - i fatti esposti non sono nuovi. Li abbiamo riproposti perché singolarmente non hanno lo stesso significato rispetto a quando si mettono in fila. Così facendo si palesa una tendenza evidente, soprattutto al centro e al nord Italia, di emersione di questi gruppi fascisti, che cercano sempre più visibilità. Il compito nostro, come associazione culturale, ed insieme ai soggetti a noi più vicini, in primo luogo l’Anpi, è saper creare un fronte comune, il più ampio possibile, trovando anche forme civili, non violente - e se riusciamo originali – di contrasto a questa deriva culturale, richiamando con forza le Istituzioni a prende posizione e la Magistratura a svolgere il proprio compito. Un ruolo, il nostro, certamente non facile nel tempo di oggi, ma quanto mai necessario per preservare una libertà piena e i valori costituzionali.

 

ArciReport, 8 settembre 2017



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