Il rapporto del CPT critica il sistema carcerario italiano

14/09/2017

 

 

di Claudio Paterniti Martello, Associazione Antigone

 

181338638-9070e10b-0542-425d-87f7-838d4bb3198f.jpgIl rapporto del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT) appena pubblicato è il frutto delle visite effettuate in alcune carceri italiane e in altri luoghi di privazione della libertà.

Emergono diverse problematicità: il sovraffollamento penitenziario ha ripreso ad aumentare (dopo l’importante flessione che era stata registrata nel post-Torreggiani), molte carceri hanno carenze strutturali e necessiterebbero di interventi di ristrutturazione, si registrano alcuni casi di violenza sui detenuti, le persone in custodia della polizia talvolta non godono dei loro diritti. Nel rapporto si sottolinea come nel periodo successivo alla sentenza Torreggiani - con la quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti - si era aperta un’importante stagione di riforme che avevano portato ad avere in breve tempo circa 11.000 detenuti in meno e 2.500 posti in più. Questa tendenza si è interrotta nel 2016, quando i numeri hanno ricominciato a salire. Il CPT critica poi all’Italia l’utilizzo del criterio dei 3 mq come elemento centrale delle proprie politiche penitenziarie, quando si tratta solo dello standard al di sotto del quale si è in presenza di tortura o trattamento disumano e degradante. È in effetti un elemento di forte criticità il fatto che il 16% della popolazione viva in meno di 4 mq.

Il rapporto segnala poi l’assenza di attività (meno del 20% dei detenuti sono impegnati in attività lavorative) e il ricorso eccessivo al regime dell’isolamento, soprattutto nei confronti di persone con tendenze suicide e autolesionistiche. Si ricorda che l’isolamento diurno la cui durata si protragga oltre i tre anni equivale a un trattamento disumano. 

Il CPT segnala però anche alcuni aspetti positivi: tra questi la diffusione del regime di sorveglianza dinamica nei reparti di media sicurezza, la nomina del Garante Nazionale delle persone private della libertà personale e la riforma della sanità, con il passaggio della competenza alle Asl (pur permanendo alcune situazioni critiche). 

Il Comitato ha constatato il miglioramento della condizione degli internati dopo il passaggio dagli OPG alle REMS, nonostante in alcuni luoghi come a Castiglione delle Stiviere si faccia ancora un ricorso eccessivo alla contenzione meccanica e a trattamenti medici finalizzati a prevenire i disordini, e nonostante alcuni aspetti quali la libera circolazione interna dei trattenuti in tutte le ore del giorno non siano sempre e ovunque pienamente garantite. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha dichiarato: «Durante le visite che il CPT ha effettuato in Italia abbiamo incontrato i suoi esperti e abbiamo illustrato loro il nostro lavoro di monitoraggio delle condizioni di detenzione». E ancora «su alcuni dei punti di criticità evidenziati dal Comitato si deve intervenire riprendendo le riforme, a partire da quella dell’ordinamento penitenziario, su cui stanno lavorando adesso le commissioni di esperti nominate dal Ministro della Giustizia e con cui noi abbiamo dialogato, presentando le nostre venti proposte. In quelle proposte indicavamo la necessità di intervenire sull’isolamento, la formazione dello staff penitenziario, il lavoro, la salute e più in generale sull’ampliamento dei diritti delle persone detenute: tutti punti ribaditi dal Comitato».

 

ArciReport, 14 settembre 2017



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