L’Assemblea nazionale della Rete della Pace il 23 e 24 settembre a Roma

14/09/2017

 


rete-della-pace2.pngdi Franco Uda, responsabile nazionale Arci Pace, diritti umani e solidarietà internazionale

 

All’apertura della prossima assemblea nazionale della Rete della Pace - che si svolgerà i prossimi 23 e 24 settembre a Roma - la cornice globale non è affatto rassicurante. La dimensione nazionale, invece che aprirsi - contaminandosi con altre realtà - tende a porsi come elemento difensivo e di ghettizzazione delle alterità, frenando i processi di integrazione, mantenendo disuguaglianze e concentrazione di opportunità e di ricchezze, riproponendo muri e barriere. Riemerge l’idea dello straniero-nemico, da cui bisogna difendersi con ogni mezzo, anche sacrificando principi e valori, alimentando un terreno fertile per fenomeni di xenofobia, razzismo e violenza.

Assistiamo alla compressione dei diritti umani fondamentali ed alla militarizzazione dei rapporti internazionali, nonostante le comuni emergenze mondiali, come quella climatica o quella della fame.

Siamo di fronte ad un capovolgimento della ragione e della politica: la difesa degli interessi di parte primeggia sugli interessi di tutti; si rimuove il primato dei diritti e delle libertà inderogabili, per fare spazio ad un pragmatismo che giustifica e sopporta violazioni del diritto umanitario ed internazionale, in funzione di interessi particolari.

Le spese militari mondiali sono aumentate del 70% negli ultimi 10 anni e l’export globale di armi è incrementato del 30% negli scorsi 8 anni, la risposta dei governi alle crisi appare essere prevalentemente di tipo militare. Anche l’Italia si muove in tal senso, esportando quasi i 2/3 dei propri armamenti ai paesi dell’area ‘calda’ del Medio Oriente e Nord Africa, dotandosi di nuovi sistemi d’arma da attacco, rifiutando di partecipare ai negoziati dell’ONU che hanno portato al bando delle armi nucleari nel luglio scorso. Sarebbe essenziale poter contare su un sistema di informazione responsabile ed indipendente, mentre invece il sistema dei mass media appare da un lato largamente omologato e dall’altro fortemente lacunoso nell’informazione, come ha dimostrato la recente campagna diffamatoria contro l’intervento umanitario, per salvare le vite di chi fugge da miseria, povertà e guerre, delle ONG nel Mediterraneo, dove solamente alcuni casi isolati di giornalisti hanno sentito il bisogno di andare ad ascoltare le voci dei migranti e degli operatori umanitari.

Tre gli scenari che dovrebbero interrogare tutti quanti, in particolare coloro che ritengono la pace un progetto politico, non solo mirato alla prevenzione della guerra, ma direttamente connesso alla soluzione delle cause che sono alla radice dell’oppressione e dello sfruttamento, della violazione dei diritti umani e degli sconvolgimenti ambientali.

Il primo è quello della sponda Nord del Mediterraneo, quella europea, di un’Europa che non sa essere solidale, che criminalizza la solidarietà e respinge essere umani, che fa affari con governi autocratici dell’altra sponda, convinta di poter così combattere le forze del Califfato di turno e del terrorismo, o controllare le proprie frontiere. E che mette in primo piano l’espansione dei propri interessi geopolitici e strategici.

C’è poi la sponda Sud del Mediterraneo, che rappresenta la voce e le richieste delle popolazioni vittime di dittature e guerre, sfruttate ed escluse dal diritto ad una esistenza dignitosa, che dal 2011 ad oggi continua ad essere attraversata da movimenti sociali e nuovi protagonismi. Uomini e donne che resistono alle politiche scellerate dei propri governanti, che rifiutano la guerra, le occupazioni ed i fondamentalismi; popoli che chiedono il nostro sostegno, per un progetto di ‘fratellanza mediterranea’ che faccia del Mediterraneo e di tutta la regione, uno spazio comune, condiviso, transnazionale di cittadinanza e pace. Il terzo scenario è dato dal mare, trasformato in una fossa comune di decine di migliaia di esseri umani, una strage continua, che inizia nel deserto sahariano per continuare in mare, e che va fermata, esigendo uno sforzo collettivo, sia sul piano umanitario, come su quello della politica, assicurando accoglienza, integrazione e una migrazione sicura e regolare su scala europea, attraverso canali umanitari gestiti dalle Nazioni Unite.

L’assemblea nazionale sarà l’occasione di scambio di esperienze e di messa in comune di volontà e responsabilità per la costruzione di un’agenda comune di lavoro, di impegno e di pace.

 

ArciReport, 14 settembre 2017



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