L’Italia non è un paese per laici

14/09/2017

 

 

di Maria Chiara Panesi, responsabile nazionale Arci Laicità e diritti civili

 

TYP-391150-3357101-testamento-biologico-g.jpgIl testamento biologico come lo ius soli, non una priorità dell’agenda politica odierna, non un tema su cui condurre battaglie identitarie e certamente non un elemento su cui rischiare perdite di consenso in quest’ultima fase di legislatura. Ma del resto l’Italia non è un paese per laici e le libertà civili sembrano conquiste di un lontano futuro.

Disegni di legge sui temi etici sono fermi ormai da mesi al Senato, il testamento biologico così come il contrasto all’omotransfobia difficilmente vedranno l’approdo ultimo nell’aula del Senato. Nella giornata di ieri, sulle priorità dell’agenda politica del governo nei prossimi mesi si è accesa la luce, accanto al plauso per l’approvazione del reato di propaganda fascista in piazza è esplosa la rabbia di tanti giovani che si sono sentiti ancora una volta traditi dallo Stato.

 Sempre ieri l’appello dell’associazione Luca Coscioni a non lasciar morire la legge sul testamento biologico chiedendo alla relatrice di inviare il testo direttamente in aula nel tentativo di sottrarlo alla valanga di emendamenti, oltre 3.000 presentati in larga parte da Alternativa Popolare. Ma facciamo il punto: le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) sono state approvate alla Camera dei Deputati lo scorso 20 aprile dopo un percorso molto falcidiato fatto da migliaia di emendamenti presentati, un lungo calendario di audizioni ed un dibattito pubblico agghiacciante. Il testo finale è stato accolto diffusamente come un passo significativo verso il riconoscimento del diritto del malato ad essere protagonista delle proprie scelte di salute e contiene alcuni punti importanti quali l’identificazione della nutrizione e idratazioni artificiali come trattamenti sanitari e  dunque rifiutabili dal paziente. Sul percorso delle DAT verso il Senato si è dunque nuovamente riversato un fiume di emendamenti, frutto della strategia ostruzionistica già vista nei mesi scorsi.

Sempre ieri la relatrice De Biasi ha annunciato un giro di consultazioni nei prossimi giorni puntando a conseguire il ritiro di parte degli emendamenti, speranze assai vane dal nostro punto di vista conoscendo la scientificità con cui alcune forze politiche hanno costruito un fronte di ostruzionismo al testo di legge in parlamento ed una campagna oscurantista e mercificante nel paese.

Di fatto oggi il testo di legge è a rischio affossamento ed ancora manca la calendarizzazione al Senato, ben pochi spiragli rimangono quanto piuttosto l’amarezza per una volontà politica che mostra grande debolezza e sembra cedere il passo ancora una volta a logiche di consenso. Un grande rammarico per il nostro paese che sceglie di rimanere agli ultimi posti in Europa in tema di diritti civili e scelte di libertà.

 

ArciReport, 14 settembre 2017



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