Un Piano nazionale di adattamento al clima per mettere in sicurezza i nostri territori

14/09/2017

 

 

di Filippo Sestito, coordinatore nazionale Arci Ambiente, difesa del territorio, stili di vita

 

alluvione-livorno-6-459x420.jpgCom’è possibile passare in poche ore dall’emergenza incendi di qualche giorno fa, quando l’Italia bruciava e spegnere i fuochi che hanno divorato migliaia di ettari di boschi o di macchia mediterranea sembrava impossibile, all’emergenza alluvioni?

Come si fa a non individuare nei cambiamenti climatici il fattore che, a livello globale, determina questi scenari di improvvisa devastazione?

La domanda ha senso visto che ancora oggi molti negano questa evidente correlazione o continuano a sottovalutarne gli effetti, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Trump.

Perfino uno dei padri del neoliberismo italiano di sinistra, Walter Veltroni, denuncia il madornale errore compiuto dal ‘suo’ PD nel non aver assunto la ‘questione ambientale e climatica’ come centrale nella propria azione politica e di governo.

Sarebbe facile rispondere: perché proprio adesso? Perché queste cose non le si dice e non le si fa quando si governa o si ricoprono importanti cariche politiche? Ma un approccio del genere non credo sia utile, anzi,  non serve e rischia di essere fuorviante.

Bene, dunque, l’intervento di Veltroni e la strigliata ai Dem sulle cause della crisi ambientale del nostro pianeta. Tuttavia, non è ancora sufficiente.

Ragion per cui, diventa necessario adoperarsi concretamente per contribuire a rimuovere le cause che determinano i cambiamenti climatici e ridurre l’incidenza dei cosiddetti fenomeni estremi sulle nostre città, per evitare la terribile conta dei morti a cui abbiamo dovuto assistere ancora pochi giorni fa a Livorno.

I cambiamenti climatici, ben visibili in tutta l’area del mediterraneo, determineranno nel nostro Paese «eventi estremi di caldo insieme a una perturbazione del ciclo delle piogge».

Le piogge saranno meno frequenti e, al contempo, concentrate in fenomeni intensi che avranno un maggiore impatto negativo laddove è maggiore la fragilità ambientale e dove si è consumato, nel corso dei decenni, un uso sbagliato e improprio del territorio.

Tutti, compreso il ministro Galletti, dicono che questi fenomeni non sono più eventi rari e non prevedibili, anzi, saranno frequenti negli anni a venire, e allora perché non prevedere nella programmazione territoriale la gestione delle acque nei periodi di siccità, la messa in sicurezza dei fiumi nelle aree urbanizzate, la prevenzione degli incendi boschivi, la lotta all’abusivismo edilizio, alla cementificazione, al consumo di suolo?

Solo attraverso un piano di investimenti sarà possibile lavorare sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza del nostro territorio, di tutte le innumerevoli aree a rischio idrogeologico che interessano circa l’88% dei comuni italiani.

Per questo aspettiamo l’approvazione del Piano nazionale di adattamento al clima che, se ben impostato e dotato delle necessarie risorse economiche, potrebbe contribuire ad invertire la tendenza, mettere in sicurezza i nostri territori e ridefinire il profilo urbanistico e sociale delle nostre città.

Sarebbe di certo un buon viatico se la sinistra, a partire da oggi, assumesse come centrale la questione ambientale e climatica.

 

ArciReport, 14 settembre 2017



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