Fermiamo il conflitto e i crimini di guerra in Yemen

21/09/2017

 

 

L’appello al Presidente del Consiglio di Amnesty International Italia, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo

 

Sanaa-Yemen-Bombe-17-1000x600.jpgMentre lo Yemen continua ad essere dilaniato da un conflitto armato subendo una catastrofe umanitaria, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è alle Nazioni Unite per partecipare all’Assemblea Generale. Le organizzazioni italiane firmatarie che - in collegamento con le campagne e mobilitazioni internazionali  che da tempo chiedono di interrompere le forniture militari del nostro Paese alla coalizione che sta bombardando lo Yemen - domandano con forza al Presidente del Consiglio di sostenere la proposta di un’indagine internazionale indipendente sui crimini di guerra in Yemen,  proposta avanzata dai Paesi Bassi e dal Canada. Si tratta di un’iniziativa richiesta da tempo dall’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani e ampiamente sostenuta dalla società civile internazionale. L’azione di accertamento dei crimini deve essere accompagnata dalla sospensione immediata delle forniture di sistemi militari a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen in quanto nessun intervento militare è stato autorizzato dalle Nazioni Unite. Come noto, l’Italia sta invece continuando a inviare materiali militari ed in particolare bombe aeree all’Arabia Saudita: si stratta di ordigni che vengono impiegati dall’aviazione saudita per bombardare anche le zone civili in Yemen.

Chiediamo che l’Italia, attualmente Membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che a novembre ne assumerà la Presidenza, sostenga la proposta di Olanda e Canada e non si allinei alla posizione saudita che continua a rifiutare qualsiasi controllo internazionale sul proprio operato. Come pure chiediamo che nel nostro Paese e in Parlamento si riapra il dibattito sulla riconversione dell’industria bellica al civile per uscire dal ricatto tra posto di lavoro e valore etico e sociale del lavoro, in particolare in aree dove maggiore è la disoccupazione e l’assenza di investimenti produttivi, riconvertendo le professionalità e le tecnologie al servizio di una economia di pace, solidale e sostenibile.

Chiediamo inoltre che l’Italia si ispiri alle decisioni votate a larga maggioranza dal Parlamento europeo. Nei giorni scorsi infatti - e per la terza volta in due anni - il Parlamento dell’Unione si è espresso a favore di un embargo UE delle forniture di armi verso l’Arabia Saudita, richiedendo all’Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini di farsi promotrice di un’iniziativa in tal senso presso gli Stati membri. Confidiamo che la risoluzione, votata da 386 europarlamentari di diversi gruppi politici, trovi maggiore riscontro presso l’Alto Rappresentante Mogherini che finora non ha compiuto alcun passo nonostante le due precedenti risoluzioni.

La richiesta di embargo fa parte di una risoluzione riguardante il controllo delle esportazioni di sistemi militari dei paesi membri dell’UE: la risoluzione chiede nuovi e più forti strumenti per garantire un effettivo controllo delle esportazioni di armamenti sottolineando la necessità di un’Autorità europea e di un meccanismo sanzionatorio per rendere operativi i principi della ‘Posizione comune’ europea in vigore e del Trattato internazionale sui trasferimenti di armi (ATT). Tali richieste hanno il  pieno sostegno delle organizzazioni Italiane che si occupano di tali questioni e che in particolare sono da mesi preoccupate per la drammatica situazione in Yemen.

Anche il Parlamento italiano è stato chiamato ad esprimersi sulla questione e le nostre organizzazioni fanno appello ai Deputati e alle Deputate affinché il loro voto sia in sintonia con quello espresso dai loro colleghi europei. Fermiamo le forniture di bombe verso l’Arabia Saudita, fermiamo il conflitto e i crimini di guerra in Yemen: il Parlamento non resti indifferente ma voti con responsabilità.

 

ArciReport, 21 settembre 2017



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