Il Parlamento Europeo ferma un pericoloso attacco alle associazioni

27/09/2017

 

 

di Raffaella Bolini, Relazioni internazionali Arci

 

rete.jpgNella sua seduta plenaria del 14 settembre, il Parlamento Europeo ha bloccato il tentativo di far approvare emendamenti ‘Orban-style’, tesi a tagliare i finanziamenti europei all’associazionismo impegnato in campagne critiche sulle politiche europee. Era in votazione un report su Trasparenza, responsabilità e integrità nelle istituzioni europee, mirato a stabilire regole chiare per i gruppi di interessi e le lobby, in particolare quelle delle imprese e delle multinazionali.

All’ultimo momento, il Partito Popolare Europeo ha proposto emendamenti al testo che, secondo i proponenti, dovevano colpire le organizzazioni non governative che «agiscono contro gli interessi della Unione Europea».

Gli emendamenti anti-associazioni sono stati rigettati dal Parlamento Europeo nel voto in plenaria.

Il tentativo era quello di trasferire nel report sulla trasparenza i contenuti di un altro report, presentato dal parlamentare popolare tedesco Markus Pieper, che avrebbe impedito il finanziamento delle associazioni «i cui obiettivi sono contrari ai valori fondamentali della UE, alla sua politica commerciale e della sicurezza».

Il report Pieper era stato bloccato in precedenza dai parlamenti verdi, della sinistra e socialisti.

I popolari hanno giustificato il loro sostegno puntando il dito sulle forze euroscettiche, dichiarando che «l’Unione Europea non può finanziare i propri nemici».

Le forze progressiste, invece, hanno visto nella proposta un grave pericolo di introdurre nell’Unione Europea un approccio simile a quello applicato da Orban in Ungheria, e anche in altri paesi, per silenziare il dissenso.

Il metodo è lo stesso, hanno denunciato i parlamentari progressisti: condannare e denigrare l’associazionismo indipendente,  creare una opinione negativa per insinuare che l’associazionismo si comporti male e spenda i fondi europei in modo fraudolento.

Mentre la società civile organizzata è sotto pressione in Ungheria e in Polonia, hanno dichiarato i parlamentari contrari agli emendamenti, è estremamente importante che il Parlamento Europeo non invii un messaggio che possa essere usato dai governi di quei paesi come una conferma della legittimità del loro comportamento.

stop_glifo.jpgLe reti associative europee, reagendo a questo attacco, hanno anche sottolineato che la maggior parte dei fondi europei non sono destinati alla società civile. Sempre più spesso, poi, anche le imprese e altri soggetti sono ammessi ai bandi a cui possono accedere le associazioni,  restringendo ulteriormente le loro possibilità di ricevere fondi.

La trasparenza sull’uso dei fondi europei, hanno dichiarato, già è garantita per l’associazionismo e semmai deve valere per tutti, considerando il potentissimo  ruolo che i lobbisti hanno in sede europea.

E proprio diverse lobby pare siano dietro agli emendamenti del 14 settembre: quella del TTIP e CETA, del glifosato, e quella contro il boicottaggio alle politiche israeliane.

Interessi specifici a mettere il freno alla libertà di azione e di espressione della società civile organizzata, dunque, si sommano alla pressione culturale e politica dell’Europa ‘orbaniana’. Un grande pericolo, contro il quale bisogna tenere dritte le antenne.

 

ArciReport, 28 settembre 2017



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