Un convegno utile per riflettere sul ruolo dell’antimafia sociale

28/09/2017

 

 

di Salvo Lipari, coordinatore nazionale Arci Lotta alle mafie e alla corruzione

 

21688503_1496851500364475_6172871625901170400_o_rit.jpgLa corruzione come la mafia. L’approvazione del nuovo Codice antimafia rappresenta forse l’epilogo migliore del confronto che abbiamo voluto a Milano lo scorso 23 settembre. Sul binomio mafia-corruzione abbiamo incentrato la nostra riflessione, portando le nostre iniziative e le nostre esperienze nei territori, a partire dalla complessa gestione dei beni confiscati. Gli ospiti che ci hanno consegnato elementi importanti di dibattito e ci hanno aiutato a comprendere la fase.

È stato sottolineato come proprio in questo periodo storico di inabissamento delle mafie, con la diminuzione degli atti violenti eclatanti e la scelta di superare la strategia stragista dei primi anni novanta, stia aumentando la pervasività delle organizzazioni criminali anche in territori che si immaginavano immuni. Le organizzazioni criminali stanno inquinando pezzi di economia del Paese proprio nei territori più ricchi, con l’ausilio di imprenditori che non disdegnano il denaro sporco delle mafie. Tale pervasività utilizza la corruzione come strumento di infiltrazione.

Gli arresti dei giorni scorsi in Lombardia, con il coinvolgimento di amministratori locali, ne sono la dimostrazione. Anche per questo va alzata l‘attenzione e rafforzato il nostro ruolo di antidoto sociale, potenziando la rete con gli altri soggetti, istituzionali e non. I contributi della presidente della commissione antimafia Rosy Bindi e del sostituto procuratore della DNA Diana De Martino ci hanno consegnato il punto di vista di istituzioni che, per conoscenza del fenomeno, raccontano dei successi raggiunti ma anche del bisogno di non abbassare la guardia. Cosi come gli interventi di Pier Paolo Romani di Avviso Pubblico e di Antonio Calabrò di Assolombarda hanno evidenziato il ruolo degli amministratori locali e dell’impresa nel contrastare le infiltrazioni e la corruzione. Enza Rando di Libera e  Enzo Moriello della Cgil hanno invece evidenziato il ruolo dei soggetti sociali e della cittadinanza responsabile. 

Siamo consapevoli che, come ha ribadito Nando Dalla Chiesa, «la narrazione dell’antimafia ha bisogno di quotidianità, anche di quella del nord». Proprio per questo abbiamo raccontato alcune nostre esperienze di gestione dei beni confiscati e di animazione territoriale come quella della cooperativa Lavoro e non solo a Corleone. O come quelle più recenti del Bùling a Reggio Calabria e della Pizzeria Fiore a Lecco.

21768718_1498717780177847_6956903949528482839_o.jpgLe esperienze dei volontari dei nostri campi della legalità, così come la presentazione del II volume di Appunti di antimafia sulla ndrangheta, narrano il nostro contributo vissuto all’antimafia sociale. Abbiamo raccontato quello che facciamo e quanto ancora dobbiamo fare per essere sempre più antidoto sociale alle mafie e alla corruzione.

Viviamo in un Paese che ha perso la volontà di stimolare il confronto vero e la riflessione. In cui a prendere il sopravvento sono le parole urlate in televisione, i tweet o i post al vetriolo sui social, il principio per cui tutti possono discutere di tutto, finendo per non approfondire nulla.

Io credo che proprio per questo la nostra iniziativa sia stata preziosa. È servita a noi, vista la qualità dei contributi offerti, e credo sia servita anche ai nostri ospiti per comprendere che esiste una realtà associativa viva e forte e quanto sia importante sostenerla con provvedimenti mirati. E il codice antimafia è proprio uno di questi.

 

ArciReport, 28 settembre 2017



Tags :

Lascia un Commento



(Il tuo indirizzo email non sarà visualizzato pubblicamente.)



image image image image image image image image image image image
rss
rss
rss
rss
rss
rss