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Dopo la Turchia, accordo con la Libia per bloccare i flussi di migranti

26/01/2017

 

 

di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

 

migranti-Ventimiglia.jpgNello stesso giorno in cui il neo Presidente USA Donald Trump insediandosi dimostra di voler fare sul serio e dichiara di voler costruire il muro subito, l’UE non trova di meglio da fare che accodarsi alle politiche xenofobe di un presidente imbarazzante. Come è già successo negli ultimi anni, l’UE, senza un’anima e senza una prospettiva politica condivisa, si trova d’accordo solo su un argomento: chiudere le frontiere (come già fatto con la Turchia) bloccando i flussi dalla Libia.

Questa sembra oramai essere l’unica cultura politica che l’Europa è capace di esprimere, e che  coincide con le posizioni del gruppo di Visegrad, il cui leader è l’ultra nazionalista Viktor Orban, noto per le sue simpatie fasciste, per aver blindato le frontiere ungheresi, per essersi opposto alla ripartizione per quote nell’UE dei rifugiati e per aver introdotto nella legislazione del suo Paese la criminalizzazione del diritto d’asilo.

Il cinismo dei leader europei sfrutta la tragedia in corso nel mediterraneo - più di 5 mila morti nel 2016 - per rilanciare una vera e propria guerra ai migranti.

Il documento presentato il 25 gennaio dalla Commissione Europea - ‘Migrazione nella rotta del Mediterraneo centrale’ - in vista del prossimo incontro dei capi di stato e di governo a Malta il 3 febbraio, indica esplicitamente il ricorso alle forze armate, in particolare alla marina militare dei Paesi UE impegnati nel mediterraneo, per bloccare i flussi migratori nel canale di Sicilia.

La Commissione punta a costruire una soluzione che, come per la Turchia, fermi le imbarcazioni in partenza dalla Libia e intende chiedere alla guardia costiera libica di operare, con il sostegno dell’UE (anche economico, si parla di 200 milioni di euro, in gran parte per la Libia), per fermare le partenze, chiudendo i porti e definendo una sorta di ‘linea di protezione’. 

Si punta anche a fermare i flussi alla frontiera sud della Libia, senza considerare che questo obiettivo è poco praticabile, non essendo quella regione controllata dal governo Serraj. Così come non si tiene conto che i centri di detenzione in Libia sono già tanti e tutti in mano alle diverse milizie. Un loro incremento non andrebbe a beneficio né dell’UE né dei migranti in transito.

Allo stesso tempo è partita la criminalizzazione delle ONG da parte dell’agenzia Frontex e della Commissione Europea. Le operazioni di salvataggio realizzate in questo ultimo anno al largo delle acque libiche alimenterebbero il traffico e le partenze! Per salvarli, sostiene l’UE, meglio lasciarli morire! Una teoria che certamente troverà consenso in un’opinione pubblica sempre più intollerante, alla quale governi di destra e di centro sinistra guardano con apprensione per le prossime tornate elettorali.

Da Orban a Trump, passando per la Commissione Europea, con l’Italia a reclamare aiuto per bloccare i flussi, tutti uniti a difesa delle frontiere e del credito elettorale che ne deriverebbe.

Della protezione delle persone che fuggono da condizioni di conflitto e persecuzione, della sicurezza dei loro viaggi, dei diritti umani che sono calpestati ogni giorno nei Paesi con i quali l’UE e l’Italia cercano di stringere accordi per facilitare i rimpatri, i governanti dei ricchi Paesi occidentali non vogliono occuparsi.

Si tratta di materia poco compresa dall’elettorato e che quindi chi governa, o chi si candida a governare, non vuole affrontare, se non a parole (e nemmeno sempre).

Non è questa l’Europa che vogliamo. Un Europa fondata su paura, intolleranza e cinismo.

 

ArciReport, 26 gennaio 2017



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