Un modello laico e alternativo di lotta alle diseguaglianze

26/01/2017

 

 

di Gianluca Mengozzi, referente per la Presidenza su Lotta contro povertà e diseguaglianze

 

Famiglia-povera.jpg«In dieci anni, dal 2005 al 2015, la quota di famiglie in povertà assoluta è raddoppiata. L’incremento si è registrato esclusivamente in famiglie il cui capofamiglia (sic) ha meno di 65 anni». Questa frase è stata pronunciata nei giorni scorsi dal presidente dell’Inps Boeri nel corso di una audizione in Commissione Lavoro al Senato sul DDL Povertà.

Un paradosso storico: al contrario del passato, quando le fasce economicamente vulnerabili erano costituite perlopiù da anziani, ora la fascia dei poveri è costituita in gran parte da coloro che anziani ancora non sono.

Della situazione soffrono soprattutto le fasce giovanili, con una disoccupazione ormai bloccata oltre al 30%, il crescente fenomeno dei Neet, la massiccia precarizzazione del lavoro, il collasso dell’accesso al credito, ed infine l’interrompersi di quell’ascensore sociale che aveva consentito a intere generazioni di famiglie proletarie di diplomarsi, laurearsi e realizzarsi nel lavoro.

Ma un altro aspetto preoccupa di questo quadro: i sociologi affermano che, specie presso i Neet, si è molto affievolita la coscienza del proprio stato di indigenza, che non vi è una razionale consapevolezza della povertà che pure si soffre sulla propria pelle. Le migliaia di circoli dell’Arci costituiscono da sempre un termometro privilegiato per misurare la febbre della società italiana aldilà dei numeri prodotti dalle ricerche degli studiosi. Da noi, da sessant’anni sempre aperti (come recita un nostro fortunato slogan), si accumulano le contraddizioni di generazioni impoverite e scaraventate nell’incertezza del futuro da scelte politiche ed economiche sbagliate. Per questo la nostra associazione, nei passaggi programmatici e organizzativi fatti nella seconda metà del 2016, ha individuato la necessità di creare ex-novo un ambito di impegno specifico sulle disuguaglianze e sulla povertà.

I circoli mettono in atto esperienze di grande impatto sul contrasto alla povertà, rendendo accessibile aldilà delle logiche del mercato la possibilità di ricrearsi, formarsi, divertirsi, stare insieme.

E poi ci sono esperienze di prestito sociale, educazione ad un uso consapevole del denaro, mensa e ristorante popolare, recupero scolastico gratuito, assistenza alle fasce sociali emarginate, inclusione di chi attraversa differenti disagi per la difficoltà, momentanea o cronica, di accesso ai diritti. In questo senso debbono essere meglio conosciute e condivise le nostre pratiche associative virtuose, esempio di collective economy: gruppi di acquisto solidali, turismo sociale, scuole popolari di canto, musica e teatro, circoli di lettura, cinema, scienze e filosofia, ma anche occasioni di ricreazione, intrattenimento, convivialità e incontro a basso impatto economico.

Questa ricchezza d’iniziative attende dalla dirigenza associativa valorizzazione e rafforzamento, e merita una sistematizzazione che concorra alla definizione di un modello laico ed alternativo di lotta alle disuguaglianze. Perché se è dovere dell’Arci contribuire a ridurre il disagio della disuguaglianza lo è ancora di più di contribuire alla consapevolezza diffusa, specie presso i giovani, che un modello economico sociale diverso dal neoliberismo è possibile e realizzabile.

 

ArciReport, 26 gennaio 2017



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