Un riparo per i migranti in transito

26/01/2017

 

 

A Roma la destra occupa il Ferrhotel, destinato a centro di accoglienza

 

IMG-20170121-WA0004-2.jpgdi Simona Sinopoli e Claudio Graziano,

Arci Roma


«Prima gli italiani» è uno degli slogan che ha accompagnato l’occupazione lampo del Ferrhotel nei pressi della stazione Tiburtina il 21 gennaio.

Di primo mattino un gruppo di appartenenti a FN, Noi con Salvini e F.d’I., con il supporto di un comitato di quartiere, ha preso possesso dello stabile fino alla fine della manifestazione, nel pomeriggio. Contestavano la destinazione d’uso che l’attuale giunta comunale ha dato all’immobile. L’ex albergo dei ferrotranvieri, proprietà delle ferrovie, è stato infatti recentemente indirizzato a centro di accoglienza per transitanti.

La concessione dello stabile era stata ottenuta dalla precedente amministrazione ed ha recentemente ottenuto un finanziamento dal Viminale di 500mila euro per essere ristrutturato e usato per l’accoglienza. Questa è stata la risposta, ad onor del vero tardiva, che il Comune ha dato ad un annoso problema.

A Roma, ad oggi, ancora non esiste un riparo per quei migranti in transito che cercano di raggiungere parenti e amici in altri Stati europei.

Questo fenomeno ha portato ad un crescendo di marginalità e disperazione ed a fenomeni di occupazione di luoghi o aree abbandonate come Ponte Mammolo e via Cupa. Malgrado la rete di solidarietà che si è creata con il Baobab Experience, di fatto i profughi si trovano ancora oggi nella più totale precarietà.

Sempre oggetto di sgomberi e controlli, di recente si è assistito a situazioni estreme. Negli ultimi mesi sono state messe in atto misure repressive da parte delle forze dell’ordine che, ignorando addirittura l’ondata di freddo di gennaio, non del tutto esauritasi, hanno confiscato tende e materiali d’emergenza.

Soltanto grazie alla buona volontà di alcune associazioni (tra cui l’Arci) che hanno provvisoriamente messo a disposizione le loro sedi per consentire ai migranti di non trascorrere la notte all’addiaccio, si è potuto evitare il peggio.Quindi, per tornare al Ferrhotel, proprio quando sembrava che si fosse finalmente raggiunta la tanto agognata ‘soluzione’, ci si è trovati di fronte all’ennesima dimostrazione di razzismo e intolleranza.

Nel volantino distribuito, i soliti vecchi slogan «Prima gli italiani», «Le case agli italiani», fino ad arrivare a tirare in ballo i terremotati, come se negare l’accoglienza ai rifugiati a Roma fosse garanzia di una ricostruzione rapida nel Centro Italia.

Giustamente l’edizione romana de La Repubblica ha sottolineato che al Ferrhotel c’è stata «molta politica e poca cittadinanza», vista la poca partecipazione popolare. Rimane però il fatto che questi episodi non devono essere tollerati. Laddove  la destra parla allo stomaco degli italiani, noi dobbiamo rafforzare il nostro impegno attraverso l’accoglienza, la solidarietà, l’antirazzismo e l’antifascismo, parlando al cervello e al cuore. Anche per questo il 25 gennaio l’Arci Roma con la rete RomAccoglie è stata presente al presidio al Pantheon contro il nuovo piano immigrazione del Governo che invece sembra voler utilizzare un linguaggio vecchio e perdente esattamente come le soluzioni proposte  (riapertura dei Cie e altro) per risolvere il problema dell’accoglienza nel nostro Paese.

www.arciroma.it

 

ArciReport, 26 gennaio 2017



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