‘Cronache di ordinario razzismo’. Da oggi online il quarto libro bianco di Lunaria

04/10/2017

 

 

di Grazia Naletto, presidente Lunaria

 

2017-09-27-15.47.46-567x320.jpg«Ti faccio abortire, negra di m..». Se sei nera, incinta di sei mesi, due giovani (19 anni lei, 22 lui) ti rubano il cellulare e pretendi di riaverlo indietro, può capitarti di subire, insieme ai calci e ai pugni, la violenza tremenda di una minaccia impronunciabile come questa.

È successo a bordo di un autobus (senza che gli altri passeggeri intervenissero per impedirlo) sul lungomare romagnolo il 18 agosto scorso e lo sappiamo perché c’erano testimoni e la vittima ha avuto il coraggio di denunciare.

Quanti sono invece i casi in cui le offese, le minacce, le aggressioni, i danneggiamenti, i furti e le rapine di matrice razzista restano confinati nell’esperienza di chi li subisce, per timore di ritorsioni o per scarsa fiducia nelle istituzioni che dovrebbero garantire protezione e giustizia? E quanti sono gli omicidi i cui ‘futili motivi’ nascondono un movente razzista? Non lo sappiamo. Le norme consentono di delineare con assoluta certezza il confine che separa le legittime opinioni dai discorsi stigmatizzanti, intolleranti, denigranti e razzisti?

A nostro parere, no.

In dieci anni, tra l’1 gennaio 2007 e il 31 maggio 2017, Lunaria ha documentato 5853 casi di discriminazioni, discorsi, materiali di propaganda, offese, danni alle proprietà, aggressioni e omicidi di matrice razzista. Sono 1483 quelli di cui siamo venuti a conoscenza tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017. Sicuramente la punta di un iceberg, lo sappiamo bene.

E il razzismo oggi non è solo ordinario, è anche vigliacco e al tempo stesso spudorato.

Vigliacco perché non tutti gli autori delle denigrazioni, delle minacce e degli insulti diffusi online oserebbero fare altrettanto di fronte a una persona in carne e ossa. Senza pudore perché oggi molto più di dieci anni fa, la violenza è una delle modalità ordinarie che caratterizzano il sistema di relazioni sociali e il dibattito pubblico, soprattutto in rete.

In un contesto che incoraggia la definizione della propria identità non a partire da ciò che si è, ma a partire da ciò che ci distingue da qualcun altro ed è smarrito il confine tra l’umano e il disumano, il razzismo è considerato legittimo più che in passato, accade che sia rivendicato con arroganza, può condannare a una morte feroce.

Il rumore provocato in un condominio, i rifiuti prodotti in un’area di sosta, il mancato pagamento di un affitto o, nella maggior parte dei casi, la giusta ribellione di fronte ai comportamenti scorretti, ai furti e agli insulti subiti, possono provocare omicidi e tentati omicidi che hanno in realtà alla base un movente razzista. Non sempre questo è evidente e anche quando lo è, può non essere contestato dal Pubblico Ministero o riconosciuto dal Giudice. Ciò che è certo è che negli ultimi due anni e mezzo le aggressioni violente contro cittadini stranieri, alcune delle quali letali, sono state molte. Per alcune la matrice razzista è accertata.

Muhammad Shazad Kan, cittadino pakistano di 28 anni, viene picchiato a morte a Roma nel quartiere di Tor Pignattara il 18 settembre 2014 da un giovane di 17 anni, su istigazione del padre, ‘disturbato’ dalle preghiere pronunciate a voce alta.

Nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 a Calcio (BG), Roberto Pantic viene ucciso da un colpo di pistola sparato da Roberto Costelli, 39 anni, mentre sta dormendo nel suo camper. Pantic e la sua famiglia sarebbero colpevoli di sporcare l’area in cui risiedono con la loro roulotte.

Il 26 luglio 2015 a Torre Chianca, sul litorale leccese, un venditore ambulante, della Guinea Bissau, 17 anni, viene colpito con calci e pugni, trascinato in mare, afferrato per il collo e sommerso in acqua per alcuni secondi, in presenza di diversi bagnanti che ignorano le sue richieste di aiuto. Riesce per fortuna a divincolarsi ma ha un malore. Viene salvato dalle Forze dell’ordine. Tutto è partito dalla ‘pretesa’ del giovane ambulante di vedersi restituita la merce rubata.

Non muore Yusupha Susso, 21 anni, studente di origine gambiana, insultato e aggredito brutalmente a Palermo nelle strade di Ballarò da un gruppo di uomini il 2 aprile 2016. Mentre passeggia con due amici, ‘osa’ protestare contro due giovani in scooter che hanno rischiato di investirli. Da qui l’accerchiamento e il pestaggio collettivo, poi quattro spari da parte di E.R., 28 anni, fermato per tentato omicidio. Yusupha, colpito alla testa, rimane in coma farmacologico per giorni, poi le sue condizioni di salute per fortuna migliorano.

Il 5 luglio 2016, a Fermo, Emmanuel Chidi Namdi, cittadino nigeriano di 36 anni e richiedente asilo, viene ucciso da Amedeo Mancini, 39 anni, vicino agli ambienti di destra. Emmanuel ha reagito agli insulti razzisti rivolti alla sua compagna da parte di Mancini e di un altro uomo, ne è scaturita una lite durante la quale è stato colpito a morte.

Sono solo alcune delle violenze razziste più gravi che sono documentate nel libro bianco.

Di razzismo in Italia si continua a morire, ma chi ci governa e il mondo dell’informazione sembrano per lo più ignorarlo, optando per le politiche e il linguaggio della paura. Per fortuna sono ancora in molti a praticare esperienze di accoglienza e solidarietà dal basso, nelle scuole, nelle strade, alle frontiere. Sembra questa l’unica vera luce in fondo al tunnel.

Il testo del Libro bianco è disponibile qui:

http://www.lunaria.org/wp-content/uploads/2017/10/quarto_libro_bianco_razzismo_web.pdf

 

ArciReport, 5 ottobre 2017



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