Per i senatori la riforma della cittadinanza non è una priorità

07/12/2017

 

 

di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

 

cittadinanza1.jpgLa riforma della legge sulla cittadinanza sembra purtroppo arenata su un binario morto. Anche noi ci avevamo creduto e nutriamo ancora qualche briciolo di speranza, che ha portato, in questi giorni, tutta la presidenza nazionale dell’Arci ad aderire al digiuno a staffetta e a tutte le mobilitazioni che si stanno svolgendo nelle piazze e sui social network.

La mancata approvazione di questa riforma, che introduce nuovi diritti anziché cancellarli, sarebbe una sconfitta per il movimento antirazzista e per i diritti dei migranti.

Il titolo di Repubblica di oggi -  «Ius Soli: sì alla legge contro i fascismi» -  esprime bene qual è la posta in gioco. Cedere sul terreno dei diritti per paura di perdere consensi o per sottrarre terreno alle destre ha spianato la strada alla destra xenofoba e razzista e a quella populista. Lo squadrismo neo fascista di Como e quello di ieri davanti al quotidiano di Mario Calabresi, cavalcano un sentimento d’insofferenza e di rancore verso i migranti e contro chi si schiera a sostegno dei loro diritti. Intolleranza e rancore prodotti da anni di politiche e leggi discriminatorie, di retoriche pubbliche esplicitamente razziste, di campagne di odio che hanno trovato spazio su alcuni media.

Nell’ottobre del 2015, la maggioranza che sosteneva il governo Renzi, approvò alla Camera un testo sulla cittadinanza  frutto di una mediazione con il partito del ministro Alfano. Per due anni abbiamo chiesto con la campagna L’Italia sono anch’io e il movimento Italiani senza cittadinanza, mobilitandoci ogni settimana, che il provvedimento fosse approvato al Senato senza modifiche, anche se il testo non ci convinceva del tutto.

Gli esponenti della maggioranza di governo hanno sempre sostenuto  che non era il momento adatto per portarlo in Aula, anche quando eravamo lontani da elezioni. Oggi, ancora una volta, ci sentiamo presi in giro,  noi ma soprattutto le famiglie di origine straniera e i loro figli e figlie, che vedono allontanarsi la possibilità di sentirsi uguali ai loro coetanei e di non doversi sentire stranieri a casa loro. Un’ingiustizia che è frutto di vigliaccheria e miopia da parte della maggioranza e soprattutto del Pd.

La mancata approvazione della legge che introduce lo ius soli regalerà alle destre una vittoria insperata da usare in campagna elettorale per consolidare la loro egemonia politica e culturale.

In un momento di acuta crisi sociale e politica, come purtroppo è successo tante altre volte, la classe dirigente di questo Paese mostra di non essere capace di dare risposte adeguate. Anche la sinistra sinceramente antirazzista, fatte le dovute eccezioni, non comprende la centralità culturale e politica di questo tema e lo colloca in coda a una serie di altre priorità.

Tocca alla società civile, alle organizzazioni sociali, fare il possibile per tentare di salvare la legge,  promuovendo una  mobilitazione di massa in questi pochi giorni che separano dalla fine della legislatura, sperando che la maggioranza trovi il coraggio e l’intelligenza per approvare la riforma.

Noi ci siamo.

 

ArciReport, 7 dicembre 2017



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