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Abbiamo bisogno di una buona scuola, ma buona per davvero!

02/02/2017

 

 

di Davide Giove, responsabile nazionale Arci Saperi, apprendimento e Formazione

 

la-buona-scuola-siamo-noi.jpgÈ difficile, nella storia recente del nostro Paese, rintracciare una riforma della scuola che non sia stata accompagnata da pesanti critiche se non da forti proteste. Nell’arco di un ventennio Luigi Berlinguer, Letizia Moratti, Giuseppe Fioroni e infine Maria Stella Gelmini intervennero sulla scuola con visioni tra loro molto distanti in quanto ad organizzazione del sistema di istruzione e quantità di risorse necessarie allo scopo. Furono tutte azioni legislative fortemente intrise di significato politico generale  che caratterizzavano l’impronta stessa dei governi da cui provenivano; pagine importanti, direbbero alcuni analisti, della controversa storia della seconda repubblica.

Non è strano, dunque, che anche la legge 107 del 2016 meglio nota come La buona scuola abbia rappresentato un carattere distintivo del Governo Renzi e che il Ministro Giannini abbia attirato su di sé, insieme agli onori, anche i pesanti oneri di questo intervento.

La scelta del consiglio dei Ministri guidato da Gentiloni e dal Ministro Valeria Fedeli di dare il via libera a otto decreti legislativi di attuazione della legge e quindi di salvaguardare l’iter delle deleghe prima della loro scadenza (prevista al 15 gennaio) è stata già di per sé una scelta forte.

Una sana riflessione nei meriti della Legge 107 (e quindi delle deleghe) necessita di un approccio sistemico che dia il giusto peso alle aspettative di chi nella scuola ci opera quotidianamente, di chi aspira a farlo, di chi ad essa affida i propri figli, di chi in essa si forma; soprattutto è doveroso chiederci che spazio occupi oggi la scuola nelle dinamiche di un’Italia che molti indicatori ci mostrano in affanno riguardo all’apprendimento ed alla formazione.

Il terzo settore può, da questo punto di vista, offrire un contributo importante non solo intensificando e strutturando le proprie interazioni con le scuole ma elaborando, in questa fase delicata dell’iter della legge, proposte proprie.

Bene le risorse aggiuntive se sono reali, bene gli organici potenziati se reclutati con norme armoniche che non creino disagi o iniquità, bene l’attenzione all’approccio umanistico, alle arti, alle competenze digitali e all’economia (perché no, anche a quella sociale), bene le risorse sulla formazione dei docenti; più difficile comprendere gli aspetti maggiormente criticati, dal Preside leader educativo all’ideazione degli ambiti territoriali per il reclutamento dei docenti.

La revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, aspetto tra i più importanti delle deleghe, attira l’attenzione del variegato mondo della promozione sociale che tanto ha da dire riguardo al ruolo del terzo settore nelle dinamiche di alternanza scuola-lavoro (si pensi, ad esempio, ai servizi culturali e dello spettacolo).

Noi crediamo fortemente che l’apprendimento e la formazione abbiano il proprio fulcro in una scuola libera, laica e pubblica ma riteniamo, allo stesso tempo, che siano coinvolti interessi generali ai quali è possibile rispondere solo con uno sguardo di insieme in grado di travalicare i cancelli e le finestre delle aule.

L’associazionismo non può essere inteso come la stampella offerta da migliaia di volontari che consenta semplicemente attività laboratoriali extracurriculari, magari con aperture degli edifici scolastici alla domenica o nei mesi estivi. Qui, in ballo, c’è qualcosa di più: riaprire una discussione sulla formazione permanente (anche attraverso l’apprendimento informale) che punti a incrementare competenze utili non solo al mercato del lavoro ma anche allo sviluppo di cittadini consapevoli e curiosi. Questo richiede interventi complessi, anche dal punto di vista normativo, ma il primo passo non può che essere avere una adeguata legge sulla scuola; una scuola come abbiamo imparato ad immaginarla grazie a figure quali la compianta Simonetta Salacone, preside ‘di frontiera dell’Istituto IqbalMasih di Centocelle, scomparsa pochi giorni fa.

C’è bisogno di una legge sulla buona scuola, ma buona per davvero, che sia di tutti e per tutti e intorno alla quale ci si unisca anziché dividersi.

 

ArciReport, 2 febbraio 2017



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