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L’8 marzo il primo sciopero globale delle donne

09/02/2017

 

 

di Ornella Pucci, Consiglio nazionale Arci

 

manif-26-novembre.jpgSabato e domenica scorsi una marea di donne (ma anche uomini), circa 2000, si sono riunite ai tavoli dei gruppi organizzati da Non una di meno. Donne in  grande maggioranza giovani, provenienti da migliaia di realtà territoriali: gruppi autogestiti, centri antiviolenza, centri sociali, gruppi che lavorano con donne migranti e sindacaliste hanno proseguito la discussione iniziata il 27 novembre a Roma segnando un impegno che cresce. A Roma,  dopo la grande manifestazione del 26 novembre, le partecipanti ai tavoli erano 1.200, a Bologna 2.000. Gli 8 tavoli tematici erano gli stessi e ancora protagonisti di una discussione appassionata, articolata tra i vecchi toni del separatismo e le nuove esigenze e percorsi con critiche radicali al  sistema, alla violenza sistemica del patriarcato e del capitalismo e la contrazione dei diritti a livello mondiale e locale. Alla discussione nei gruppi è seguita la plenaria nella quale sono state riportate le sintesi dei lavori di gruppo e nella quale si è discusso della proposta di adesione allo sciopero globale delle donne per l’8 marzo. La sfida politica del nuovo sciopero femminista  viene dalle donne argentine. La proposta  è stata fatta propria da un movimento unitario a livello internazionale, ad essa hanno aderito i movimenti di più di 30 paesi, ultimo quello degli Stati Uniti, dopo la marcia delle donne del 26 gennaio scorso. La proposta di sciopero globale prevede l’astensione da ogni attività produttiva e riproduttiva e dal consumo, uno sciopero di 24 ore dentro e fuori dai luoghi di lavoro. La sfida politica è stata lanciata anche ai sindacati. Hanno già aderito COBAS e UBS. La CGIL  aderirà organizzando astensioni dal lavoro  ovunque e momenti di confronto sui temi della violenza, compresa quella tra uomini e donne sul posto di lavoro, nella convinzione che del confronto culturale ci sia bisogno anche per costruire le basi per  una più ampia lotta, compreso uno sciopero generale. A Bologna si è parlato di scioperi contro la violenza maschile in contemporanea in più città con l’obiettivo di bloccarle, ma anche di prendere in mano la lotta per un lavoro diverso contro la contrazione dei diritti, contro le discriminazioni e le ingiustizie.

Da Bologna  viene la proposta politica 8 punti per l’8 marzo. I punti esprimono il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia,contro la trasformazione dei centri antiviolenza in centri assistenziali, per la piena applicazione della convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile sulle donne.

Si chiedono misure di protezione immediate per le donne che denunciano, l’eliminazione della valutazione psico-diagnostica sulle vittime, l’esclusione dell’affidamento condiviso nei casi di violenza familiare.

All’8 marzo seguirà un altro appuntamento a Roma il 22-23 aprile, l’obiettivo è quello di realizzare la stesura di un piano  femminista antiviolenza da presentare alle istituzioni.

 

ArciReport, 9 febbraio 2017



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Posted by Maria Perez on
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